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US midterm elections 2018, le più #social di sempre

Budget per Facebook moltiplicati rispetto al passato. Menlo Park risponde con una “war room”, ricordando il 2016

Lo scorso 6 novembre, repubblicani e democratici a stelle e strisce hanno incrociato le armi in occasione delle midterm elections 2018. Breve recap politico: il Grand Old Party ha mantenuto il controllo del Senato (51 a 47) e si sono portati a casa 25 governatori, contro i 23 dei democratici. Gli elefantini del hanno invece dovuto digerire una sconfitta alla Camera, dove gli avversari asinelli hanno ottenuto la maggioranza per 231 a 198. Insomma, è andato tutto (o perlomeno molto) secondo le previsioni dei media negli USA: nessun “effetto Trump o Brexit” e tantomeno “tsunami blu”.

Ciò che però ha colpito maggiormente la stampa dall’altra parte dell’Atlantico è stata l’ingente spesa elettorale dedicata ai canali social. E Facebook ha vinto l’Oscar del protagonista assoluto, nonostante sia facile ricordare l’interrogatorio pubblico che Mark Zuckerberg subì lo scorso aprile a Washington sugli scandali targati (anche) Cambridge Analytica. Tra interventi a favore della tutela della privacy online e accuse di incoerenza e truffa, 55 senatori tennero sotto scacco il SEO di Facebook per 5 ore.

Sorprende dunque il fatto che due terzi di quegli agguerriti senatori abbiano speso cospicue cifre per le campagne elettorali di midterm proprio sul tanto demonizzato Facebook. In realtà, il fenomeno è diffuso: l’intero ecosistema politico statunitense si è riversato online. Nel 2014, le spese per gli ads sui social da parte di politici e partiti era dell’1% sull’intera spesa pubblicitaria. Le midterm elections 2018 hanno spostato l’asticella al 22% (circa 1,9 miliardi di dollari), secondo l’indipendente Centre for Responsive Politics. E, per completezza, i democratici hanno sborsato il triplo rispetto ai repubblicani.

Tutto ciò accade nonostante negli ultimi mesi siano aumentate le critiche verso gli algoritmi di Facebook (che, a detta di alcuni sociologi e politologi, aumenterebbero la polarizzazione politica degli utenti) e le presunte influenze firmate da Russia. Influenze che si erano concretizzate sotto forma di fake news e disinformazione su larghissima scala.

Nonostante questo fattore, Facebook mantiene tuttavia il trono di “re dei social” per gli stakeholder politici. In primis, per l’incredibile platea che racchiude in sé e, in seconda battuta, per la possibilità di avere feedback immediati sulla bontà o meno delle campagne online messe in gioco.

Come ha risposto Menlo Park a tutta questa pressione? A pochi giorni dall’apertura dei seggi, Facebook ha invitato alcuni giornalisti nel suo HQ californiano per un tour della “war room”. Dedicata alle elezioni di midterm americane e alle presidenziali in Brasile, la “war room” ospita circa 30 esperti delle varie aree dell’azienda: dalla prevenzione contro le minacce alla moderazione delle azioni degli utenti.

Gli obiettivi primari della “war room”, rispetto alle midterm elections 2018, sono stati essenzialmente tre: scovare ed eliminare i fake accounts, rendere la pubblicità più trasparente e combattere la diffusione di fake news.

In conclusione, a conti fatti Facebook ha ottenuto ottimi risultati per quanto riguarda il panorama USA. Ciò che preoccupa gli analisti sono però i dati che arrivano dal Brasile: la diffusione di contenuti fake si sta spostando sempre più su WhatsApp (appartenente al gruppo societario di Facebook). Un fenomeno che non ha interessato direttamente gli Stati Uniti, ma che potrebbe far riflettere in vista delle prossime elezioni per il Parlamento Europeo, nel 2019.

Luca De Marchi_Content & Strategy

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