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“Think Mobile!”, dice Google.

Il colosso mondiale cambia priorità e la affida alla versione mobile dei siti. Dal 1° luglio i nuovi siti dovranno tenerne conto e i vecchi siti, basati sulla versione desktop, dovranno adeguarsi.

Viviamo in un’era di continua e fluida evoluzione, giusto? Quindi la regola aurea, valida in tutti i contesti, è osservare quello che accade e adeguarsi velocemente. Meglio se prima degli altri.

Le chiavi di lettura che appartengono al passato prossimo risultano subito inadeguate, posticce. Camaleonticamente ciascuna realtà è chiamata a restare fedele al proprio tempo, pochi sono chiamati ad anticiparlo.

Chi più di Google poteva fare da apripista? Il colosso californiano ha dalla sua il 74,38% delle ricerche mondiali. Così ha deciso di cambiare, con un annuncio del 4 novembre 2016 che si basa su un’analisi ormai incontrovertibile: la maggioranza delle ricerche sul Search Engine avviene da dispositivi mobili. 

Dal 1° luglio 2019 parte quindi definitivamente il Mobile-First Index.

In cosa consiste e come sta cambiando l’approccio al Web Design e alla SEO da parte dei marketers?

La versione desktop dei siti perde la priorità nell’indicizzazione e ranking e cede il passo alla mobile.

Questo significa che i crawler di Google analizzeranno e indicizzeranno i contenuti dei nuovi domini scansionandoli sotto quest’ottica. Il principale index diventa quello costituito dal robot mobile. I siti già esistenti dovranno adattarsi per non perdere il posizionamento.

L’esempio più lampante? A parità di argomenti, i siti desktop che non hanno una mobile version saranno ignorati a favore dei gemelli mobile-friendly.

Sembra facile, ma in realtà sono più di 200 i fattori che Big G analizza per dare il suo ordine meritocratico.

Per non perderci nella complessità, andiamo sul concreto focalizzandoci su usabilità e contenuti, strutturati in modo che Googlebot giudichi tutto compatibile con la versione mobile.

Nuovo sito, nuova vita! Per tutto ciò che è disegnato ex novo il responsive design diventa la soluzione che garantisce l’adattabilità automatica dei contenuti di un sito alla larghezza disponibile (in pixel). Il responsive design consente di avere – e non è poco mettendosi gli occhiali dei crawler di Mountain View – una URL univoca tra versione desktop e mobile, gli stessi contenuti e metadati.

Non si deve disdegnare però il Dynamic Serving, che – come nel caso del responsive – adatta tutto automaticamente ai pixel del dispositivo e mantiene la stessa URL. Cosa cambia? In questo caso si può differenziare il contenuto tra desktop e mobile per rendere più agevole e leggera la lettura da smartphone, non eliminando ma nascondendo il grosso dei contenuti mobile, accessibili da chi voglia approfondire. Questo permette di evitare scroll infiniti e non creerà problemi di analisi e indicizzazione da parte di uno Smartphone Googlebot.

In Italia ancora molti siti hanno tuttavia solo una versione desktop o una versione mobile differenziata dalla desktop. I siti che non risultano Mobile-First indexing enabled oggi sono definitivamente penalizzati nella SERP: conviene quindi mettersi all’opera e lavorare su un nuovo sito compatibile con il mobile.

Per qualsiasi dubbio, meglio affidarsi agli strumenti messi a disposizione dalla Search Console di Google e verificare in tempo reale se gli spider stiano procedendo a una scansione corretta del proprio sito o ci siano problemi di indicizzazione. Anche per i siti più âgé Google continuerà comunque a valutare la readiness (disponibilità) rispetto al Mobile-First Index.

Sta di fatto che l’indice di Google rimarrà unico, mentre cambierà solo modo di scansionare e indicizzare i contenuti.

Fissiamo solo sul calendario il 1° luglio 2019 e il nuovo mantra: “Mobile is king”, mutuando il celebre principio di Bill Gates “Content is king”.

di Benedetta Mincarini_creative strategist

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