Benvenuti nell’era dello Storydoing

I got a plan it's Called do things.

Con queste parole, Herbert Dwight Kelleher, fondatore della SouthWest Airlines, ha sorpreso tutti, aprendo di fatto l’era dello storydoing. Lui come pochi altri ha capito che per farsi scegliere non basta più il marchio. Dietro al marchio devono esserci dei valori e una missione molto chiara. Chiara e condivisa. Questo è il principio di successo di tutte quelle marche che abbracciano lo storydoing.
Solo se fai le cose anziché raccontarle e basta, ti rendi credibile. Fare le cose e spiegare perchè vengono fatte rende partecipativa la marca e attiva la sua clientela a promuoverla. Non semplici clienti ma ambasciatori.
Lo storydoing consiste quindi nel compiere azioni concrete per dimostrare alle persone che esiste una differenza netta di valori rispetto ai competitor; e quelle azioni e quei valori vengono colti e abbracciati dalle persone che, quando si troveranno davanti ad una scelta, sceglieranno sempre la marca che più gli somiglia.
Marche che usano la loro storia per organizzare le realtà interne e influenzare quelle esterne. Eh Si, perchè se ieri si poteva pensare di sedurre con la comunicazione, oggi questa corda non è più così attuale. E soprattutto non funziona più. L’audience è cambiato. Ha capito, parla, si informa, influenza e si fa influenzare. È la democrazia della rete, dove le marche e la loro audience sono sullo stesso piano. Allora devi avere consensi. Devi avere like. Devi avere recensioni positive. Devi essere condiviso, googlato e postato. Devi soddisfare il cliente e coccolarlo. Tutte queste azioni corrispondono ad acronimi, Seo, Sem, Ma, Crm e via dicendo, che oggi sono le vere chiavi del successo. Gli uffici marketing stanno vivendo grande fermento, dal “marketing to people”, quello che imponeva modelli e prodotti, si è passati al “marketing for people”. Per questo le marche studiano molto di più i comportamenti dei loro clienti o potenziali tali, misurano l’efficacia delle loro campagne e cercano un ingaggio sempre più personalizzato. Pronte poi ad apportare correttivi per migliorare i risultati. Sono nate molte nuove professioni, figure molto tecniche che migliorano gli insight da passare ai creativi, che se un tempo potevano dire: “la pubblicità non dice mai bugie, ma solo verità esagerate”, oggi devono dire tutta la verità e nient’altro che la verità. Dite lo giuro.
di Geo Ceccarelli_Chief Content Officer

Music Business Revolution

L’industria musicale ha vissuto una vera rivoluzione negli ultimi anni. E il digitale è diventato un elemento fondamentale per rivolgersi ai nuovi consumatori

Da decenni la televisione resta la vetrina più potente per la musica.

Ma come la si può raccontare oggi sullo schermo, fuori dai talent? Quali sono gli spazi, i linguaggi, le opportunità? I talent show hanno raggiunto il livello di saturazione, sia per l’industria che per il pubblico? Il mutato ruolo del mezzo televisivo nei confronti di artisti e canzoni, tema primario nel music business odierno, è al centro del dibattito. E il tema è essenziale: l’industria musicale ha vissuto una vera rivoluzione negli ultimi anni. D’altra parte, la velocità con cui si sono avvicendati i device a supporto della riproduzione è stata vorticosa, e si è stabilizzata solo quando il digitale ha trovato il modo più comodo e meno ingombrante per godere dei contenuti audio in mobilità. Ma nel momento in cui il telefono si è trasformato in uno smartphone, è stato lui stesso a impossessarsi del palco virtuale. Gli addetti ai lavori hanno dunque dovuto ridisegnare il business su un consumo connesso e mobile, individuando nuovi modelli di monetizzazione e di proposta contenutistica.

A cura della redazione di RedWave_mag

Intervista esclusiva a Roberta Cocco

L'Assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano illustra programmi, contenuti e obiettivi di Milano Digital Week

Prima l’idea. Prima ancora il sogno. Poi la realtà, che si presenta addirittura meglio di come la si immaginava. La Milano Digital Week è un fatto compiuto e un numero riassume tutto. Lo conferma Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano, promotore dell’iniziativa, in questa intervista concessa a RedWave Mag. «Siamo a quota 400 eventi. Quando siamo partiti, nell’agosto dello scorso anno, e fu indetto il bando ufficiale, ci siamo confrontati con altre strutture per considerare gli appuntamenti da ospitare: erano cento. Ma la risposta della città, degli operatori, dei professionisti, delle imprese, delle altre istituzioni, del mondo culturale, formativo, universitario, è stata incredibile e ospitiamo oltre 400 eventi di confronto, approfondimento e scambio».
A cura della redazione di RedWave_mag

Gli italiani online comperano così

Luci e ombre. Solo il 12% delle imprese italiane con più di dieci dipendenti ha venduto i propri prodotti o servizi online.

Anche le imprese Made in Italy che scommettono sull’e-commerce risultano in continuo aumento. E preferiscono rivolgersi a compratori connazionali. Gli italiani, intanto, si rivelano sempre più buoni clienti dei negozi online, soprattutto al Nord e soprattutto gli uomini. Con una sorpresa nel podio delle regioni più attive nelle vendite: in barba al digital divide tra Nord e Sud, se la regione con più imprese che vendono online è il Trentino Alto Adige, al secondo posto c’è però la Calabria, seguita dall’Umbria. Quarta nella classifica è un’altra regione meridionale, la Sicilia, che in cinque anni ha raddoppiato la sua performance, aumentando di ben un sette punti percentuali. I dati rivelano che cinque anni prima, comperava online circa il 38% degli utilizzatori della rete. Per quanto riguarda le imprese italiane, appena il 12,5% di quelle con più di dieci dipendenti ha venduto i propri prodotti o servizi online. Peccato che, anche se la percentuale è in continua crescita, l’Italia rimane ancora tra le ultime in Europa. Ma la certezza è che sia solo questione di tempo.
a cura della redazione di RedWave_mag

Gli italiani vogliono chatbot divertenti e dalla voce femminile

Nel recente studio globale commissionato da Amdocs, i consumatori del nostro Paese dicono la loro, suggerendo ai service provider in ambito media e comunicazione come migliorarli. L’aumento della spesa in AI nel settore è messa a rischio da scelte di investimento sbagliate e dalla mancanza di personale, non per colpa dei robot

Nel recente studio globale commissionato da Amdocs, i consumatori del nostro Paese dicono la loro, suggerendo ai service provider in ambito media e comunicazione come migliorarli. L’aumento della spesa in AI nel settore è messa a rischio da scelte di investimento sbagliate e dalla mancanza di personale, non per colpa dei robot. La ricerca è stata condotta in Italia tra consumatori e senior decision maker di service provider che hanno fornito un ampio volume di informazioni in termini di mercato, genere, età e ruolo. Sono state coinvolte oltre 500 persone, con un mix bilanciato di uomini e donne ed executive di due service provider in ambito media e comunicazione. I clienti hanno espresso il proprio giudizio sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito commerciale e per il servizio clienti, specificando come vogliono essere assistiti da robot software e chatbot. Lo studio ha inoltre fatto emergere come i piani per un’ascesa dei robot in prima linea nelle interazioni con i consumatori possano essere ostacolati da scelte di investimento sbagliate e dalla mancanza di personale di talento.
a cura della redazione di RedWave_mag

Fake news: servono buoni giornalisti, ma anche buoni lettori

Le “fake news” sono l’argomento del momento.

Un fenomeno tutt’altro che nuovo: prima semplicemente si chiamavano bufale o leggende metropolitane. Ovviamente non parliamo di quelle fake news dolose, costruite ad arte per danneggiare un avversario di mercato o politico ma anche solo di quelle notizie che veicolano un messaggio errato per la ricerca del clamore mediatico o semplicemente per scarsa preparazione di chi le ha scritte. Tutto il sistema del trasferimento delle informazioni da chi le genera a chi le recepisce vive sull’assunto che la “lingua” dei due interlocutori sia la medesima, ovverosia che chi legge capisca quello che è stato scritto: la cosa è tutt’altro che scontata, soprattutto un’era in cui il vero problema, anche più delle fake news, sta diventando l’analfabetismo funzionale. Se chi legge capisce altro, nasce una fake news anche dalle notizie più vere e circostanziate. La difficoltà di rendere accessibili ai più i temi complessi si compone in una miscela esplosiva con la frammentazione e la “twitterizzazione” dell’informazione: se si vuole “comprimere” una notizia in pochi caratteri è evidente che si trasferisce solo una faccia della realtà, probabilmente quella che massimizza l’attenzione del lettore, anche a costo di concentrarsi su un dettaglio, tradendo la vera natura della notizia. È chiaro che chi produce l’informazione ha delle responsabilità rilevanti. Anche perché, almeno in Italia, il sistema dell’informazione online è ancorato ai clic come quasi unico indicatore di performance. Finché non si affermeranno, oltre al clic, altre metriche per la valutazione della “forza” di un sito, le “fake news” finalizzate a raccogliere “page view” saranno inevitabilmente sempre più diffuse. Ma delle responsabilità ce le ha anche il lettore, che deve non fermarsi ai titoli; che non deve leggere poche righe da cento articoli, ma provare a leggerne interamente dieci; che deve cercare di memorizzare il nome della testata che gli ha fornito un’informazione valida, mettendolo nei bookmark e senza affidare ai soli motori di ricerca la selezione delle fonti. Porgere attenzione alla reputazione di chi dice le cose diventerà vitale per non cascare in tranelli facili.
a cura della redazione di RedWave_mag

I dieci digital trend del 2018

Intelligenza artificiale, approccio data driven, storytelling, content influencer, omnicanalità, realtà virtuale e aumentata, blockchain

Cosa sta succedendo nel mondo più avanzato della comunicazione? Quali sono le tendenze che si impongono sul mercato?
Intelligenza artificiale, approccio data driven, storytelling, content influencer, omnicanalità, realtà virtuale e aumentata, blockchain: sono  solo alcune delle buzzword risultate più ricorrenti nel 2017 e di cui sentiremo parlare ancora nei prossimi tre anni. Uno scenario complesso, in  cui si rivelano i trend digitali che definiranno l’agenda del cambiamento dei prossimi anni. Così, i dieci Digital Trend per il 2018 sono all’insegna di contaminazione, integrazione e automazione.
Contaminazione perché il digital esce dai suoi confini per offrire ai mezzi tradizionali nuove opportunità di contatto. Integrazione perché canali, dati, contenuti e competenze vengono orchestrati con un’unica regia che restituisce sempre una visione coerente della marca.Automazione perché macchine e algoritmi permettono di gestire con efficacia attività sempre più numerose e articolate. Uno scenario letto in chiave evolutiva, alla luce della convergenza sempre più netta tra media, contenuto e tecnologia.
di Daniele Bologna

L'indecisione nel processo d'acquisto

C'era una volta il modello classico di Marketing.

Un modello che prevedeva uno “Stimolo” iniziale generato da una campagna ADV, successivamente il “Primo Momento della Verità” in cui il consumatore riconosceva il prodotto nel punto vendita o su un e-commerce decidendo di acquistarlo, e infine il “Secondo Momento della Verità” in cui valutava la propria soddisfazione ed eventualmente condivideva la propria esperienza d’acquisto. Lo scenario odierno è rivoluzionato. I nuovi consumatori utilizzano il web per cercare informazioni e documentarsi prima di qualsiasi acquisto: tutte queste attività di approfondimento costituiscono il Momento Zero della Verità (ZMOT, Zero Moment of Truth), che quindi si inserisce fra lo Stimolo iniziale e il Primo Momento della Verità. Con l’e-commerce, Momento Zero e Primo Momento possono coincidere; quando invece il prodotto non è acquistabile online ed è necessario rivolgersi a un negozio fisico, il passaggio tra i due momenti si allontana: il consumatore così può passare molto più tempo a documentarsi online con il rischio di aumentare la propria indecisione. È qui che ogni marca si deve attivare con iniziative di consulenza al consumo sempre più puntuali e dettagliate, veicolate anche tramite strategie di comunicazione online. Questa è una delle sfide più attuali per le Agenzie di Marketing, perché in ballo non c’è più solo il lancio della campagna pubblicitaria più bella o memorabile, ma la sopravvivenza o il successo stesso del brand sul proprio mercato.
di Gianmario Colafati_Chief Operations Officer

Come cambia il ruolo del Marketing Manager – Part 1

Cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana?

Oggi il Marketing è produzione e gestione di contenuti per ingaggiare e interessare il proprio target di riferimento. Parliamo di contenuti di qualsiasi forma (video, infografiche, studi, white paper…) che devono essere prodotti e resi disponibili al proprio target di riferimento secondo un processo che va attentamente pianificato e studiato. In realtà il processo più efficace parte dal definire attentamente il perché (“Why”) si deve arrivare a pubblicare una serie di contenuti e il team (“Who”) deputato a farlo. Definito questo passaggio chiave, ecco perché un’agenzia di Marketing può diventare il miglior partner possibile di un responsabile marketing fornendo consulenza attiva sul perché e aiutando a mettere a fuoco il come (“How”).
di Andrea Ricotti_Sales & Marketing Director

Il futuro della mobilità

Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni

Tecnologiche, sociali e culturali. Un’epoca profondamente influenzata da una crescente sensibilità verso i temi ambientali e dalla rivoluzione digitale. Urbanizzazione, individualizzazione, condivisione (sharing economy) e, naturalmente, digitalizzazione rappresentano i grandi trend, i principali driver che guidano il cambiamento. Tutti questi elementi confluiscono nella domanda di nuovi modelli di mobilità. I grandi costruttori si trovano dunque oggi davanti alla sfida di dover reinventare il concetto di mobilità attraverso una trasformazione che da “semplice” produttori di automobili li vedrà sempre più protagonisti nel ruolo di provider di servizi di mobilità, in un ecosistema virtuoso dove coesistono possesso e condivisione e l’esclusività diventa un lusso solo se di facile fruizione. C’è ad esempio chi, come Mercedes, per definire le direttrici della mobilità del futuro ha scelto l’acronimo CASE (Connected, Autonomous, Shared & Services, Electric), che indica chiaramente la strada, o meglio, le strade che intende percorrere. Automobili sempre più connesse per aprire la strada alla guida autonoma e ai robotaxi del futuro, favorire servizi di mobilità intelligente come il car sharing e attaccare la spina nelle smart city di domani, favorendo lo sviluppo della mobilità elettrica. La grande sfida della mobilità del futuro è già iniziata.
A cura di Mercedes-Benz Italia

Come evitare le insidie della frammentazione

Più della metà dei responsabili marketing non coglie l'opportunità di incrementare l’efficacia delle campagne di brand del 57%, non riuscendo a realizzare campagne multicanale integrate. ``AdReaction: The Art of Integration`` è un impegnativo e approfondito lavoro messo a punto per rivelare insight su come intervenire in modo adeguato sui diversi canali e raggiungere l’obiettivo

Nuove indicazioni per i responsabili marketing.
Servono a navigare al meglio la miriade di opzioni di canale e formati, per offrire campagne efficaci e integrate che siano ben accolte dai consumatori. Il nuovo studio “AdReaction: The Art of Integration” esamina le campagne multicanale a livello globale per indicare quali caratteristiche devono avere per ottimizzare le performance di brand. Lo studio ha rilevato che campagne pubblicitarie ben integrate e adattate ai diversi canali presentano notevoli benefici. Ad esempio, aumentano l’efficacia di una campagna del 57%. Meno di una su due fra le campagne testate sembra esserlo (46%). Lo studio ha evidenziato che gli esperti di marketing e i consumatori hanno opinioni diverse sul fatto che le campagne si integrino con successo. La maggior parte dei responsabili marketing (89% a livello globale e anche in Italia) ritiene che le proprie strategie siano integrate, ma poco più della metà dei consumatori è d’accordo.
A cura della redazione di RedWave_mag

Abbiamo sempre bisogno di conoscenza

Anche un magazine come RedWave_mag può contribuire.

Quello che state leggendo è il primo numero di RedWave Mag, concepito per accompagnare in modo un po’ sorprendente e originale l’esordio del magazine dell’agenzia di marketing e comunicazione che presiedo e dirigo, H2H. Una realtà che nasce dall’aggregazione di diverse realtà che operano sul mercato dai primi anni del 2000 e che, in sinergia, hanno dato vita a una realtà complessa capace di racchiudere competenze integrate, leader nei servizi di marketing e comunicazione. I cambiamenti e l’aumento di complessità nello scenario competitivo portano oggi le aziende a doversi sforzare nel comunicare e nell’evolvere il proprio modo di stare sul mercato. Questo fenomeno, già presente da molti anni nei mercati più evoluti, come quello americano e inglese, si ritrova oggi anche nel panorama italiano. Le aziende italiane hanno compreso l’importanza di investire in marketing e comunicazione e soprattutto quanto sia strategico legare in maniera diretta queste attività ai propri risultati di business. Ma la stessa evoluzione del mercato ha portato un’azienda come H2H ad avere al proprio interno competenze diverse tra loro: sviluppo e gestione di piattaforme tecnologiche, competenze statistiche per l’analisi dei comportamenti dei consumatori, conoscenze umanistiche come design creativo, branded content e storydoing. Tutto questo coordinato da competenze strategiche. Un sistema virtuoso che vogliamo raccontare e condividere. Anche con uno strumento classico come un giornale. Che sarà interattivo, come richiedono i tempi, in format digitale. E che desideriamo possa diventare patrimonio di tutti. Uno strumento di conoscenza, non solo in funzione di H2H. Ma per tutto il mercato. C’è bisogno di conoscenza, per migliorare noi stessi, il lavoro che facciamo, il settore a cui apparteniamo. Anche un giornale può essere utile. E proveremo a fare del nostro meglio.
di Paolo Romiti_Presidente e CEO