H2H

Join the human side of marketing: l’emozione avvicina brand e clienti

Le persone vengono prima dei consumatori. L’approccio H2H, Human-to-Human, scardina la classica dicotomia B2B/B2C e rivoluziona il mondo della comunicazione e del marketing.

H2H, Human to Human: l’uomo torna al centro, in un nuovo Rinascimento dove “digitale” rima più che mai con “personale”. Per chi opera nell’ambito del digital marketing non basta avere acquisito tecniche e skills, né conoscere alla perfezione i brand di cui si occupa: è indispensabile raccogliere le molteplici sfide di un rapporto che nasce e si sviluppa attraverso la connessione tra gli esseri umani.

H2H, Human to Human: più di un acronimo d’impatto, più di un versatile mantra, qui ci troviamo di fronte a una radicale inversione di paradigma. La chiave d’accesso a un Umanesimo della comunicazione, un paesaggio mutato e mutevole dove le aziende possono sopravvivere solo a patto di imboccare la strada della trasformazione “human oriented”.

A coniare il termine e a lanciare il movimento #H2H è stato Bryan Kramer, cofondatore e CEO dell’agenzia PureMatter, social media strategist e influencer tra i più autorevoli a livello mondiale, in un testo che fin dal titolo non lascia spazio ai fraintendimenti: There’s no B2B or B2C; it’s Human to Human #H2H. Mentre l’unica opzione del marketing tradizionale sembrava giocata sull’alternativa “Business-to-Business” o “Business-to-Consumer”, l’approccio H2H impone ai brand di rinunciare all’arma spuntata degli slogan per ascoltare e comprendere il nuovo consumatore, non più target subissato da enunciati indiscutibili (“siamo i leader del mercato”, “proponiamo il top di gamma”, “offriamo soluzioni all’avanguardia”), ma protagonista di un dialogo ad armi pari con le aziende grazie all’interattività dei canali social. È il buzz che elettrizza le conversazioni di milioni di utenti, l’incessante brusio cui tendere l’orecchio, “ciò di cui tutta la città parla” e che il marketer attento non può permettersi di ignorare.

Le imprese non hanno emozioni”, dichiara Kramer in un post sul suo blog, ma chi ne acquista i prodotti esige di essere emozionato. Il cliente che prepara le proprie scelte informandosi in modo sempre più autonomo e consapevole ormai non si limita ad allungare la mano verso un oggetto da infilare in un carrello fisico o virtuale. Pretende di sentirsi incluso in un contesto; vuole percepire un marchio come vicino a sé ed essere coinvolto in una community che si riconosca nel medesimo processo di identificazione; è incuriosito dalla storia e dalle persone (e dalla storia delle persone) a monte dei prodotti; desidera scoprire territori ignoti, apprendere contenuti interessanti e fornire a sua volta consigli.

Ascoltate i vostri clienti: ecco il primo comandamento che l’approccio H2H impone alle aziende. Cercate di capirne i bisogni, ma soprattutto interagite con loro. Metteteci la faccia, mostratevi per come siete, anche a costo di apparire imperfetti, persino vulnerabili. In una parola, siate umani. Umani nell’adozione di un tone of voice semplice e immediato, che si rivolga in primo luogo alle persone. Umani nell’intelligente e ironica combinazione di testi, immagini e contenuti video per dare vita a forme di storytelling efficaci ed emozionali. Umani nella costruzione di una relazione aperta agli scambi in entrambi i sensi, che stimoli commenti, intercetti opinioni, trasformi ogni interazione in una preziosa opportunità di feedback.

“Gli esseri umani” scrive Kramer “sono complessi per natura eppure ambiscono alla semplicità. La sfida che riguarda tutti noi, e in particolare chi si occupa di marketing, consiste nell’individuare, comprendere e spiegare la complessità nella sua forma più semplice. Trovare ciò che ci accomuna in quanto esseri umani e comunicarlo con le parole che tutti stavamo aspettando.”

Alessandro Vezzoli_Copywriter

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