H2H

Il Marketing al tempo delle Smart Cities

Tecnologia e innovazione guidano il nuovo approccio alle città del futuro

“Il marketing al tempo delle Smart Cities” è stato il tema portante dell’evento che H2H ha voluto proporre nel quadro delle iniziative legate alla recente Milano Digital Week, alla sua prima edizione. Il tema risulta di particolare rilevanza poiché oggi la metà della popolazione mondiale vive in aree urbane. E la migrazione verso le città non sembra destinata ad esaurirsi: le previsioni dicono che entro il 2050 circa il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di un agglomerato urbano. Con gli urbanisti già impegnati a risolvere i problemi del traffico e dei parcheggi, a migliorare i servizi pubblici e a rendere le città più sostenibili, la prospettiva di un allargamento delle aree metropolitane rende l’orizzonte più difficile da interpretare. Ma è proprio qui che ci viene in aiuto la tecnologia. Grazie a strumenti Ict studiati per l’utilizzo da mobile e alla tecnologia machine-to-machine (m2m) è già possibile affrontare efficacemente molte di queste sfide, consentendo la trasformazione di aree urbane tradizionali in Smart City.

Tutti noi abbiamo una visione futuristica delle città: marciapiedi splendenti, edifici accoglienti, trasporti pubblici puliti e puntuali e il problema del traffico intenso ormai risolto. La tecnologia delle Smart Cities potrebbe trasformare questa visione in realtà, grazie alla comunicazione tra dispositivi.

La visione è più o meno questa: sensori connessi con tecnologia m2m e installati in tutta la città – sui trasporti pubblici, nei cestini dei rifiuti, sui cartelloni pubblicitari e nelle strade – pronti a catturare i dati dell’ambiente e ad inviarli a sistemi centrali ricevendo, in cambio, informazioni e istruzioni. Gli abitanti di una Smart City, dunque, con le sue connessioni m2m, potrebbero cominciare a vedere strade meno congestionate dal traffico, in quanto i flussi saranno indirizzati in maniera intelligente, così da evitare i punti nevralgici. Questa è una strada già intrapresa, tanto che alcune delle più grandi città del pianeta, per rispondere al fenomeno crescente dell’urbanizzazione, puntano a diventare smart. Ne sono un esempio Seoul, San Francisco, New York, Londra, Barcellona e Milano, pur nel suo piccolo.

La sfida principale, allora, sembra quella di trovare soluzioni efficaci per ridurre i consumi energetici e, allo stesso tempo, potenziare i servizi offerti ai cittadini. Ragioni economiche, sociali e politiche ci chiedono di controllare il processo di urbanizzazione che, negli ultimi anni, è accelerato in maniera esponenziale. Una vera e propria necessità che ci impone l’obbligo di gestire in maniera intelligente tutto il tessuto urbano. L’operazione sarà possibile solo grazie all’uso delle nuove tecnologie e, in particolare, alle potenzialità dei dati. Ma oltre a essere efficienti e operative, le città dovranno essere creative e innovative. Sarà essenziale rendere i centri urbani posti eccellenti per fare business, luoghi attrattivi dove vivere e lavorare, così da attirare persone e imprese. Devono anche essere inclusivi e non esclusivi.

La Smart City che immaginiamo, quindi, potrebbe essere considerata come la sintesi di sei componenti: economia, persone, governance, mobilità, ambiente, assistenza quotidiana. E il collegamento tra questi ambiti dovrebbe portare alla costruzione di strumenti di governance che garantiscano una corretta organizzazione e gestione di tutti gli aspetti legati all’integrazione dell’infrastruttura digitale, contribuendo alla costruzione della Smart Region.

Ma in questa direzione, un’altra questione cruciale che riguarda le Smart Cities in via di costruzione si focalizza su come sia possibile far crescere e, allo stesso tempo, attrarre imprese innovative. Le persone qualificate e le imprese ad alta performance si attraggono reciprocamente, ed entrambe sono attirate da luoghi con buone scuole, alloggi, servizi, beni culturali, attrazioni, nonché sistemi di trasporto efficienti e aria pulita. L’obiettivo è generare un circolo virtuoso di crescita e rinnovamento che possa portare beneficio a entrambe le parti. E se il pensiero economico neoclassico afferma che i mercati operano in modo più efficiente se in grado di ridurre i gap di informazione e le asimmetrie, ecco che le Smart Cities, con la loro attitudine alla raccolta e all’analisi dei dati, sono quasi pronte a incarnare questo pensiero.

Ma il problema è anche un altro: anche se abbiamo accesso a un numero crescente di dati, il costo per ottenerli ed elaborarli resta comunque alto. Se l’obiettivo è quello di consentire l’integrazione in tempo reale di più fonti, il costo e la complessità non dovrebbero essere così sottostimati. Venendo al punto, è sotto gli occhi di tutti che i comuni e le piccole città sono rimasti ai confini di un intenso processo globale di rinnovamento dei tessuti urbani che richiede l’estensione del modello Smart City a territori di vasta scala, ovvero le Smart Region intese come città intelligenti, diffuse a livello territoriale. Forse, in questo ambito, il più grande ostacolo deriva dalla mancanza di abilità e capacità specifiche della forza lavoro. In realtà, le città non sono così intelligenti come sembrano, sono le persone a esserlo. La nostra sfida, infatti, è quella di sviluppare le competenze necessarie per essere in grado di analizzare e interpretare il significato di questi dati. Senza la capacità di sfruttare queste opportunità, le nostre città e regioni potranno sì diventare più grandi, ma non saranno, di certo, più intelligenti.

E un’agenzia come H2H, che svolge il proprio mestiere nell’ambito della comunicazione e del marketing, oggi deve confrontarsi con questa dinamica per fornire il proprio contributo fattivo e la consulenza di marketing deve saper garantire delle risposte alle aziende per essere loro utile.

In effetti, si fa molto presto a parlare di Smart Cities, della loro evoluzione, di implementazioni tecnologiche come la fibra ottica, della capacità di coinvolgere i cittadini attraverso i vari canali che oggi la tecnologia ci mette a disposizione ma diventa, allo stesso tempo, importante che gli enti territoriali e gli organismi che hanno come mission la promozione dei territori si attrezzino per un marketing territoriale sempre più avanzato e sempre più in grado di sfruttare le potenzialità del web e del mobile per rendere maggiormente conosciuti e appetibili i propri territori.

E come possono fare i territori a favorire la sempre maggiore richiesta di sostegno e aiuto anche informativo, logistico e consulenziale a chi vuole far nascere una startup? Ecco che il tutto si salda in una solida promozione e in un solido sostegno al “Fare Impresa”. In tutto ciò, il web – più largamente inteso come ecosistema di comunicazione e informazione e come arcipelago di device che ci tengono sempre connessi – può davvero essere utile a rendere più smart il marketing territoriale, a farlo diventare più efficace. In questa fase sta circolando una forte presa di coscienza verso l’aspetto comunicativo. Saper raccontare e approfondire le Smart Cities diventa fondamentale all’interno di un contesto iperconnesso, dove l’attenzione delle persone è sempre più parcellizzata dal multitasking, difficile da catturare e canalizzare su progetti e obiettivi collettivi realizzabili. Comunicare la Smart City significa, pertanto, farlo a priori (sui disagi, sulle idee) e a posteriori (sulle innovazioni, su cosa si è fatto) ma significa anche riappropriarsi delle tradizioni, dello studio e dell’analisi approfondita del dettaglio, della collaborazione civile, del ruolo pubblico del cittadino. Oggigiorno, uomini e donne devono sentirsi parte di una comunità attiva, che vuole far sentire la propria voce per scoprire nuove idee e nuova consapevolezza a tutti i piani di una società in stallo tra presente e futuro.

di Paolo Romiti_Presidente e CEO

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