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Da Breaking Bad a El Camino: la rivoluzione democratica di Netflix

Con l'uscita di El Camino, film originale Netflix e sequel di Breaking Bad, l'azienda di Los Gatos si impone come realtà solida nell'assecondare la visione di autori e registi affermati.

Un lungo sguardo d’addio, in quell’ultimo confronto che aveva il sapore del perdono. Poi la fuga in auto, un pianto liberatorio e gli occhi fissi su un futuro ignoto.

Lo avevamo lasciato così Jesse Pinkman, nell’acclamato finale di serie di Breaking Bad. Capolavoro indiscusso di sceneggiatura, regia, fotografia e interpretazioni, per cinque stagioni abbiamo vissuto la trasformazione di Walter White da “Mr Chips a Scarface”, con il fragile e combattuto Jesse a rappresentare il nostro punto di vista di spettatori increduli.

Correva l’anno 2013 e “BB” fu definitivamente consacrata LA serie del decennio: negli anni, la mitologia legata a questo prodotto seriale non ha fatto altro che aumentare, fra merchandising sempre più diffuso, il word-of-mouth degli appassionati e – non per ultimo – l’approdo su Netflix. La piattaforma di streaming più famosa al mondo ha reso Breaking Bad accessibile a tutti, aprendo un concept un tempo di nicchia a un pubblico di più ampio respiro e dai gusti più sfaccettati.

Non solo: Netflix ha, fra i suoi tanti colpi in canna, l’esclusiva del prequel Better Call Saul, in contemporanea con la messa in onda sull’emittente originale AMC.

Perciò quando, a novembre 2018, fu annunciato l’inizio delle riprese di un sequel di Breaking Bad, nessuno si sorprese nell’apprendere che sarebbe stato distribuito proprio dal colosso di Los Gatos. Una decisione colta con qualche perplessità dai puristi, preoccupati che un contenitore così legato ad algoritmi e ricerche di mercato potesse imbrigliare la creatività incontenibile dello showrunner Vince Gilligan.

Qualche mese dopo, l’ufficialità: El Camino, film originale Netflix, sarebbe uscito l’11 ottobre 2019. Ne sono seguiti diversi teaser e un trailer finale, ognuno a confermare l’idea che il sequel fosse totalmente incentrato sulla figura di Pinkman.

Ora che il film è disponibile da qualche settimana, concentrarsi su recensioni o opinioni diffuse non è il punto principale: ciò che colpisce è come in solo sei anni siano cambiate non solo percezione e fruibilità di una serie un tempo appannaggio di pochi, ma anche la stessa collocazione e il pubblico finale.

La campagna pubblicitaria di Netflix, infatti, ha voluto sicuramente puntare sia sui binge-watchers più recenti che sui fan più nostalgicieccomi! –, orfani di una serie ancora imbattuta in termini di qualità complessiva, ma ha più volte sottolineato come El Camino sia godibile anche per chi ancora non si è approcciato all’universo di Heisenberg e Gus Fring. Gli stessi Gilligan e Aaron Paul hanno sostenuto questa tesi, aggiungendo che, anzi, potrebbe essere proprio il sequel a portare gli utenti “a spararsi” 5 stagioni di Breaking Bad e 4 di Better Call Saul, in rigoroso ordine d’uscita.

Che queste affermazioni siano frutto di mosse commerciali o meno poco importa, ciò che sorprende è come sempre più autori, registi e interpreti di altissimo livello scelgano di puntare sulla distribuzione di Netflix, mezzo fra i più democratici di sempre e in grado di uniformare l’audience potenziale come niente prima. Pensiamo al caso emblematico di Roma, film d’essai del regista visionario Alfonso Cuarón, vincitore quest’anno di ben tre premi Oscar; oppure a The Irishman, ultima fatica del maestro Martin Scorsese che verrà distribuita sulla piattaforma il prossimo 27 novembre.

Piaccia o meno ai cinefili più puri, Netflix ha avuto il merito – o la sfrontatezza? – di intervenire su progetti che nessuno avrebbe mai pensato possibili, dando ai più grandi nomi del cinema e della serialità contemporanei la possibilità di esprimere la propria creatività.

Ci si domanda se sia proprio questo l’obiettivo della piattaforma: affrancarsi progressivamente dai contenuti di più facile consumo, seppur non rinnegandoli, per lasciare spazio a prodotti più ambiziosi e di alta qualità. È innegabile che l’idea di trovare il principale detrattore dei film del Marvel Cinematic Universe – il buon Martin, per l’appunto – nello stesso contenitore che un tempo ospitava Jessica Jones e Daredevil lasci se non altro perplessi.

Ma proprio in questo sta la forza di Netflix: saper far coesistere una moltitudine di produzioni, di caratura e qualità differenti, accessibili a tutti e per qualsiasi palato. E se non è un multiverso questo!

Dal canto nostro, finché sentiremo parlare di Vince Gilligan, noi fanatici di Breaking Bad non potremo che esserne felici.

di Irene Geronimi_Digital Content

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