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La pubblicità sui social network: un utente su tre non distingue i contenuti sponsorizzati da quelli organici

Secondo la recente indagine “Italiani e Social Media” condotta da Blogmeter, i social preferiti dagli italiani sono Facebook, Instagram e Whatsapp.

Un italiano su tre non distingue la pubblicità dai contenuti organici sui social network.
Questo è il dato più importante che emerge dalla seconda edizione dello studio “Italiani e Social Media” di Blogmeter.
Dal 9 al 15 marzo 2018 sono stati intervistati per la ricerca 1500 residenti in Italia, tra i 15 anni e i 64 anni, iscritti ad almeno a un canale social.
L’analisi di Blogmeter si concentra sulle motivazioni che spingono gli utenti a utilizzare determinati social media e sulla percezione che questi hanno rispetto alla pubblicità sui canali social.
In particolare la ricerca ha individuato i social di “cittadinanza”, utilizzati più volte durante la settimana e i social “funzionali”, usati di tanto in tanto per soddisfare bisogni specifici.
Facebook è il social di “cittadinanza” prediletto dall’84% degli utenti.
Mentre Instagram cresce del 6%, a seguire la piattaforma di Youtube e il servizio di messaggistica di Whatsapp che cresce del 3%.
I social “funzionali” più amati sono Tripadvisor, Facebook Messenger e Telegram.

Ma perché gli italiani usano i social?

Le piattaforme social sono utilizzate dai consumatori prevalentemente per la fruizione dei contenuti, nello specifico:

• Il 42% degli utenti legge i contenuti altrui
• Il 35% scrive post originali e commenta i post altrui
• Il 13% scrive post originali senza porre particolare attenzione ai post altrui
• Il 10% commenta post altrui

Altri utilizzi dei social network:

• Svago: Facebook, Youtube, Instagram (in crescita del 7%)
• Stimoli di idee: Facebook, Youtube e Pinterest (entrambi in crescita del 6%)
• Condividere momenti: Facebook, Instagram (in crescita dell’8%), Tripadvisor
• Seguire Celebrities: Instagram (in crescita del 6%), Facebook e Twitter
• Aggiornarsi sulle notizie: Facebook (in crescita del 8%), Youtube e Twitter (in crescita del 2%)
• Leggere recensioni: Facebook (in crescita del 12%), Tripadvisor, Youtube

Evidente è la rapida crescita di Instagram, utilizzato sia per condividere i momenti personali sia per seguire i personaggi famosi.
Salgono sul podio dei preferiti dagli italiani le “social icon”, tra cui la fashion blogger Chiara Ferragni, la youtuber Clio Zammatteo e il cantante Gianni Morandi, amatissimo anche dai baby boomer, a seguito della collaborazione con il cantante e youtuber Fabio Rovazzi, idolo dei più giovani.
Per quanto riguarda i servizi di messaggistica istantanea è interessante notare che Facebook Messenger (in crescita del 7%), è usato dagli utenti per entrare in contatto con le aziende, mentre le videochiamate crescono del 13% su WhatsApp.

Quanto è importante la pubblicità sui social per gli italiani?

Stando a quanto rivela l’indagine di Blogmeter, l’advertising sui social soffre solo se interrutiva: per il 75% degli intervistati la pubblicità su Youtube è fastidiosa e noiosa.
Mentre quest’ultima è considerata fonte di stimoli sia su Facebook che su Instagram.
In particolare per il 37% dei nativi digitali, appartenenti alla generazione Z (15 – 24 anni), la pubblicità su Facebook e Instagram risulta utile e il 5% degli intervistati ha acquistato i prodotti sponsorizzati dalle Social Icon.
Considerando che i giovanissimi si avvicinano alle aziende sempre più spesso tramite i servizi di messaggistica istantanea, possiamo affermare che il digitale non è più uno strumento per relazionarsi, ma è una vera e propria forma di relazione sociale.
Infine le pubblicità che diventano virali in rete non incidono particolarmente sulla brand reputation.
Per esempio, la comunicazione adottata per lo spot di Buondì Motta, che ha sdoganato in modo ironico il concetto di famiglia perfetta, ha attirato su di sé numerose critiche sui social, soprattutto da parte delle mamme apprensive che hanno ritenuto il messaggio della pubblicità violento e inappropriato.
Tuttavia il buzz che si è creato in rete attorno allo spot della discordia, non ha impattato in modo rilevante sull’opinione pubblica: il 53% degli intervistati ha affermato di non aver cambiato il proprio parere nei confronti della marca in seguito alla diffusione del video sul web.

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