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  • Novembre 2018

    H2H a Iab Forum con “Il racconto di Eco_Logica per Coop”

    Etica, valori del brand e sostenibilità ambientale, sono i temi affrontati nel workshop di H2H in collaborazione con Coop Italia e Luca Mercalli

    H2H ha portato la propria esperienza di agenzia digital alla XVI edizione di IAB Forum in scena al MiCo di Milano dal 12 al 13 novembre. L’edizione “I am everywhere” mette al centro il dibattito della società digital, sempre più legata alle tecnologie e ai dati.

    In questo scenario di continua evoluzione, H2H vuole trasmettere, attraverso le proprie campagne creative, i valori dei brand e rispondere alle esigenze dei consumatori.

    Il workshop di H2H “Il racconto di Eco_Logica per Coop” in collaborazione con Coop Italia e con il divulgatore scientifico Luca Mercalli, ha affrontato i temi dell’etica e dell’educazione ambientale, mettendo in risalto l’importanza di una comunicazione semplice e diretta.

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO

    Join the human side of marketing: l’emozione avvicina brand e clienti

    Le persone vengono prima dei consumatori. L’approccio H2H, Human-to-Human, scardina la classica dicotomia B2B/B2C e rivoluziona il mondo della comunicazione e del marketing.

    Un Umanesimo della comunicazione che ricolloca l’uomo in posizione centrale: l’approccio H2H, Human-to-Human, ha reso sorpassate le tradizionali categorie del “Business-to-Business” e “Business-to-Consumer”, imponendo alle aziende, soprattutto in ambito digital marketing, un radicale cambio di paradigma. Mandati in soffitta slogan stereotipati e affermazioni a effetto, la nuova communication strategy richiede ai brand un costante ascolto dei bisogni delle persone, non più semplici target di messaggi unidirezionali ma protagoniste di un dialogo paritario con le aziende attraverso i canali social. Sono questi ultimi il terreno d’incontro privilegiato tra i clienti, che in un prodotto cercano un’occasione di coinvolgimento e scoperta, e i brand, cui viene chiesto in misura sempre maggiore di “metterci la faccia” adottando scelte comunicative focalizzate su semplicità, emozionalità e immediatezza.
    Alessandro Vezzoli_Copywriter

    Il mondo a 10 Gbit al secondo. Parte l’era della quinta generazione

    Il 5G rivoluzionerà profondamente le nostre vite e il mondo che ci circonda. Abbandoniamo tutte le abitudini, perché saremo proiettati alla massima velocità, per una iperconnessione senza precedenti.

    Nel 2019 partirà alla massima velocità l’era del 5G. 10 Gbit al secondo per la metamorfosi genetica del mondo che abbiamo conosciuto finora.

    Persone che comunicano con oggetti. Macchine che comunicano con macchine. Smart City che sorgeranno per 2,6 miliardi di utenti entro il 2025, dove tutto sembra essere possibile, anche quello che rientrava solo nell’immaginario fantascientifico.

    La velocità porta con sé un nuovo assetto che non riguarderà solo la tecnologia, ma si radicherà nel nostro quotidiano.

    Droni che ci portano il sushi a casa, auto che si guidano da sole, lavatrici che partono mentre siamo a chilometri di distanza. E, allargando lo sguardo, milioni di applicativi in tutti i campi: dalla Cybersecurity, al Cloud Computing, dalla robotica all’e-health, dalla Virtual Reality al Cognitive Computing.

    Una sfida per ricercatori, costruttori, ma anche una call per un cambio di paradigma della comunicazione e del marketing.

    In questa rivoluzione, l’Italia parte in vantaggio. Alla massima velocità.

    di Benedetta Mincarini_ Content Strategist

    US midterm elections 2018, le più #social di sempre

    Budget per Facebook moltiplicati rispetto al passato. Menlo Park risponde con una “war room”, ricordando il 2016

    Le midterm elections 2018 hanno visto un cospicuo aumento della spesa politica per le campagne elettorali sui social. In particolare, Facebook ha beneficiato del 22% del totale degli investimenti per la pubblicità politica (circa 1,9 miliardi di dollari). La società di Zuckerberg ha risposto istituendo una “war room” dedicata all’appuntamento istituzionale statunitense, provando a dare una spallata definitiva alla diffusione di fake news e fake accounts. Ma la sfida si sta forse spostando su WhatsApp…
    di Luca De Marchi_Content & Strategy

    L’insostenibile leggerezza della Generazione Z

    Dopo Baby Boomers, Generazione X e Millennials è ora il turno della Generazione Z, la più giovane, il futuro, con tante sfumature al suo interno.
    Per i marketers, la nuova tipologia di consumatore da intercettare e incuriosire.

    Nascere in un preciso momento storico determina l’influenza di tutti gli avvenimenti che lo caratterizzano. È così che ogni generazione ha i propri film cult, le proprie musiche, i propri campioni, le proprie aspirazioni. I cambiamenti tecnologici, sociali, economici e culturali hanno poi un profondo impatto sulla vita delle persone; cambiando il contesto cambiano le modalità di soddisfazione dei bisogni, i gusti, i modi di pensare.

    Tracciare i confini di una generazione aiuta a cogliere i segnali di questi cambiamenti e soprattutto a individuare i nuovi trend di comportamento e a catalogare i consumatori.

    L’ultima che il mondo del marketing si trova a dover avvicinare è la prima generazione mobile first della storia. Una generazione iperconnessa e multimediale di nascita, che non si limita a condividere contenuti ma li crea e che comunica attraverso immagini e video sempre più personalizzati e creativi.

    Per questo è indispensabile un approccio al marketing più esperienziale, non dimenticando che sono sempre loro, questi giovanissimi, a dettare le regole del gioco.

    di Monica Magnoni_ Communication & Business Development

    Cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana? (P.4)

    Se doveste ricercare una competenza chiave per selezionare domani il vostro Marketing Manager, su quale scommettereste?
    Io non ho dubbi: la capacità di saper analizzare i dati e di trasformarli in azioni.

    Il mercato si è complicato, i clienti sono sempre meno facili da ‘interessare’ e i canali da presidiare cambiano sempre più di frequente le proprie regole del gioco, qual è, dunque, la competenza essenziale di un moderno responsabile Marketing?

    Il marketing non è mai stato così “data driven” come oggi e non disporre della capacità di interpretare dati necessari a posizionare/riposizionare un brand, a profilare una propria base clienti o ad analizzare il ritorno delle varie campagne di marketing, ridurrebbe il ruolo ad una mera rappresentanza ‘funzionale’ svuotata di competenze e di ragion d’essere.

    Attenzione: se la costruzione in sé di una base dati di confronto e analisi non richiede notevoli sforzi, è la competenza necessaria ad analizzare questi dati e a trasformarli in azioni (strategiche e tattiche) concrete la vera novità che ha rivoluzionato, e arricchito direi, sensibilmente questa funzione.

    Anche se ci ritrovassimo soli a presidiare un reparto Marketing, avremmo sempre l’opportunità di cercare all’esterno i partner adeguati per supportare i diversi processi ma a maggior ragione, un fortissimo presidio per giudicare la qualità dei risultati raggiunti e la capacità di saperli indirizzare in azioni diventa necessaria.

    di Andrea Ricotti_ Sales & Marketing Director

    Parole O_Stili, la battaglia contro la violenza nelle parole.

    Dal 2017, l’associazione no profit diffonde pratiche virtuose di comunicazione sul Web e offline, anche per aziende e mondo della politica. Il segreto? Il “Manifesto della comunicazione non ostile”.

    L’associazione no profit, nata a Trieste nel 2017, è impegnata nel sensibilizzare, educare e responsabilizzare gli utenti della Rete a praticare forme di comunicazione non ostile. Parole O_Stili si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che l’ostilità espressa sul Web può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone.

    Per diffondere pratiche virtuose della comunicazione online, l’associazione collabora con scuole, università, imprese, enti e istituzioni. L’obiettivo è condividere i valori sintetizzati nel loro “Manifesto della comunicazione non ostile”.

    All’origine di Parole O_Stili c’è il contributo di un team eterogeneo di circa 300 professionisti della comunicazione d’impresa e politica, insegnanti, imprenditori, influencer e blogger: persone con background diversi, ma che quotidianamente combattono per rendere la Rete un luogo migliore, meno violento, più rispettoso e civile.

    di Emanuela De Marchi_Head of Innovation and Senior Strategist

    La musica del futuro con l’Intelligenza Artificiale

    Si parla spesso di Intelligenza Artificiale, ma ne conosciamo veramente il potenziale? Ad esempio, sapete che viene spesso usata anche nell’industria creativa e soprattutto nella composizione musicale?

    Dalla musica classica e sinfonica alle opere incompiute fino alla personalizzazione in tempo reale dell’elettronica: l’Intelligenza Artificiale sta cambiando le regole, ribaltando i ruoli e accorciando ancora di più la distanza tra uomini e macchine in un contesto puramente artistico dove la spontaneità umana, l’ispirazione e la creatività impulsiva e istintiva sono da sempre protagoniste.

    In un contesto fatto di emozioni e sensazioni, che nascono dalle più profonde esplorazioni della sensibilità umana, si fa strada l’Intelligenza Artificiale portando con sé innovazione e progresso. L’AI non sostituisce la presenza umana, ma anzi ne contamina le potenzialità, valorizzando ancora di più le infinite capacità e possibilità creative che le appartengono per natura.

    di Antonella Libera_Digital Strategist

    Il ruolo del testimonial nell'era della trasformazione digitale

    L’utilizzo di un volto noto o la voce di una persona influente è in grado di fare realmente la differenza in pubblicità. Ma nel mondo web e social come funziona esattamente?

    Quando si parla di pubblicità, una delle figure chiave è il testimonial. Oggi, però, il modo di promuovere un prodotto attraverso Internet è molto diverso da quello usato per altri canali. Nell’advertising classico il testimonial che presta viso e voce al prodotto o al servizio da pubblicizzare deve essere un personaggio famoso. Nel web, invece, si deve andare alla ricerca del personaggio giusto. Ecco perché la figura del testimonial è stata sostituita dal brand ambassador o da quella dell’influencer. Scegliere un influencer – ovvero un individuo capace di avere un impatto rilevante a livello di comunicazione sugli utenti e, di conseguenza, sui brand – negli ultimi tempi è diventata una scelta decisiva per molte aziende che decidono di avviare una campagna di, giustappunto, Influencer Marketing. Tutto questo perché siamo esseri sociali, persone cioè che si lasciano influenzare dalla massa, e quando vediamo che già altri hanno fatto una scelta ci lasciamo influenzare.
    Alessandro Borgomaneri_ Senior Copywriter

    La linea sottile fra politica e spettacolo nel tempo dei social

    Immediatezza e contatto diretto, sono queste le chiavi per raggiungere l’elettorato al giorno d’oggi: ecco perché i politici di tutto il mondo ricorrono sempre più spesso ai social media.

    La politica è una cosa seria”. Ti sarà capitato centinaia di volte di sentire quest’espressione, ormai di uso comune, utilizzata per certificare la sacralità dell’ambito. Ma cosa succede quando – principalmente per la natura dei tempi – sempre più esponenti politici scelgono i canali social per veicolare campagne elettorali, opinioni politiche e perfino la loro quotidianità?

    Una tendenza che se da un lato umanizza la figura del politico, dall’altro la polarizza rendendola un facile bersaglio per gli oppositori. Una scelta che, a prescindere dalle motivazioni, contribuisce a elevare i politici a vere e proprie star del web.

    In principio fu Obama, idolo delle folle e primo sostenitore dell’utilizzo dei social network come alleato in campagna elettorale, ma al giorno d’oggi è difficile trovare un esponente politico che non ne faccia uso. Cambiano solo le modalità, le finalità e il livello di appeal sul pubblico, oltre che i fattori di rischio in caso di sovraesposizione. Se vuoi saperne di più, continua a leggere!

    di Irene Geronimi_Digital Content

    Google è il più grande influencer del mondo retail

    Oltre 1,5 miliardi di visite fisiche ad una destinazione sono generate da ricerche locali sul loro motore di ricerca e su Google Maps. Numeri da capogiro che rendono Google il più grande ``influencer`` del mondo retail.

    Il 30% delle ricerche su Google ha un intento locale. Gli smartphone, ormai parte integrante della nostra vista, hanno permesso di connettere ogni persona al mondo circostante con strumenti e informazioni impensabili solo qualche anno fa. Ciò ha rivoluzionato il mondo del retail sempre più influenzato dal mondo digitale. In questo contesto è proprio Google il canale che più influenza la visita in negozio, coinvolgendo in particolare persone con un’alta propensione all’acquisto offline. La presenza locale di un brand su Google ha un impatto diretto e significativo sul fatturato offline dei singoli punti vendita. In quest’ambito, Google My Business, la carta d’identità di un’azienda su Google, è sicuramente il posizionamento più importante e strategico su cui il mondo del retail deve concentrarsi a livello locale.

    Purtroppo non esiste ancora una consapevolezza diffusa sull’importanza di questo touchpoint locale. Due utenti su tre non trovano le informazioni che cercano quando cercano un negozio su Google con perdite per i negozianti significative e misurabili.

    di Marco Santini_Digital Performance Strategist

    &THEN 2018, diario di bordo da Las Vegas

    L’MGM Grand Conference Center ha ospitato l’annuale rassegna DMA.

    Social, mobile, search, retargeting, email, analytics, creative, networking. &THEN 2018 ha ridefinito il panorama globale degli attuali trend del data-driven marketing: un settore in cui creatività, dati e nuove tecnologie si fondono alla ricerca di nuove tactics e strategies. Senza dimenticare però il tema delle regolamentazioni del trattamento dei dati, sempre più percepito come centrale nel panorama a stelle e strisce (che guarda al GDPR con deciso interesse). A ciò si aggiungono i nuovi panorami aperti dalla blockchain e le innovative chance di commistione tra dimensione online e corrispettivo offline.

    All’evento nel Nevada era presente anche la delegazione italiana di DMA, capitanata dal Presidente Paolo Romiti.

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO
  • Social networks overcome Google as search engine

    Google is the most used search engine in the world. Everyday, million of people trust its results and in the last years, Google has succeeded in experiencing the mobile revolution earning the loyalty of its users. However, it seems it wasn’t enough: recently Facebook overcame Google by four percentage points, for an entire week.  

    According to a study of Data Science Center, today the social networks – especially Twitter and Facebook – are the main tools in order to find all the necessary information. Why? Some websites, such as Reddit and the same social networks are able to address the traffic website and they can actually spread the so called fake news. Moreover, the traffic website does not frequently come from Google, but from the social networks and the newsletters.

    So, what’s going to happen in the future? Google is looking for new challenges, such as the web-wide algorithmic search, artificial intelligence and robotics.

  • A 30 year relationship: congratulations, Gianmario!

    Tough, determined, ambitious. These are the three adjectives we choose to define Gianmario Colafati, our Operations Director.

    With an optimistic approach, which looks towards the future and it is opened to new challenges, like the digital and social media ones, Gianmario Colafati celebrates 30 years of career in the group. Over the years, Gianmario contributed to ensure the success of our agency by integrating traditional and digital skills, as well as the engagement and proximity marketing competencies.

    This successful approach has made our Operations Director a truly point of reference by contributing to bring cross-cutting skills and best practices into the agency for the implementation of projects for the more than 40 clients ranked in our portfolio.

    Well then, it has to be said: 30 of those years, Gianmario!

  • Social Media Week Independent: 5 days to deal with the communication’s future.

    The Invisible Hand: Hidden forces of technology”: that’s the theme of the Social Media Week Independent. The event is taking place in Rome from 09/11 to 09/15 at Villa Borghese.

    The whole week is focused on speeches regarding economic, social and cultural effects of the digital, web and social media.

    This is an important opportunity to study the relationship between society and new technologies in order to understand how they are going to influence the language, the world and the way we communicate.

    There are more than 65 scheduled events including workshops, case studies, seminaries and keynotes by important Italian and international experts. And also, guests can assist at no charge many moments of networking.

    It’s a key event to talk about the role of social media and question about the web phenomenon with the goal of deeply understanding the society in which we live.

  • &THEN 2018, diario di bordo da Las Vegas

    L’MGM Grand Conference Center ha ospitato l’annuale rassegna DMA.

    Dall’8 al 10 ottobre 2018, all’MGM Grand Conference Center di Las Vegas è andata in scena l’annuale edizione di &THEN, il punto di riferimento globale per la data-driven marketing industry. La rassegna, firmata da DMA, ha ospitato i più apprezzati esponenti del settore, offrendo un totale di 485 ore di seminari sulle best practice messe in campo a ogni latitudine: dai nuovi trend per aumentare la customer engagement alle ultime marketing tactics, passando per la realtà virtuale di XRevolution. Ovviamente, non è mancata la presenza della delegazione italiana di DMA, capeggiata dal Presidente Paolo Romiti.

    &THEN 2018 ha posto l’accento su 7 percorsi primari all’interno dell’ecosistema data-driven:

    • Data Inspired Creative
    • Internal Data Strategy
    • Media Automation
    • Blockchian Marketing
    • Personalized Experience
    • Print Innovation Digital Integration
    • Return On Innovation

    Tra questi, ha recitato un ruolo da protagonista la tecnologia blockchain, ormai non più relegata all’ambito della speculazione con cripto-valute. Gli ultimi studi condotti da DMA hanno dimostrato come sempre più marketer la sfruttano per valutare la generazione di lead, raccolti (proprio grazie all’apporto della blockchain) secondo protocolli sicuri e trasparenti anche per i consumer. Nello specifico, la decentralizzazione e la trasparenza insita nella blockchain sintetizzano e migliorano l’interazione tra brand e consumer. Secondo i relatori saliti sul palco di &THEN 2018, la diminuzione degli intermediari e gli smart contract portano quindi a una conseguente diminuzione dei costi aggiuntivi e a un aumento del margine di profitto.

    Il tema della blockchain ha però portato alla luce una diffusa esigenza di nuove regolamentazioni nazionali e internazionali nella data protection. Non sorprende, dunque, che un cospicuo numero di sessioni di &THEN abbiano trattato il tema del GDPR, nonostante riguardi esclusivamente l’ambito europeo. Proprio negli USA sta, infatti, prendendo piede uno stimolante dibattito sulla futura adozione di sistemi normativi analoghi, nonostante l’oggettiva difficoltà nella declinazione di tali cambiamenti in ambito federale. In attesa che a Washington la situazione si sblocchi, la California (storicamente più stringente in ambito privacy) ha perciò deciso di varare a breve una serie di leggi ad hoc sulla base del GDPR del Vecchio continente.

    Tornando alle best practice di settore, &THEN 2018 ha messo sotto i riflettori come online e offline debbano essere complementari per una campagna di successo. Addirittura Fernando Machado, il CMO di Burger King, ha esultato per aver drasticamente diminuito l’investimento media in alcune campagne awareness e tattiche, raggiungendo e superando però i propri KPI: una preventiva e corretta data acquisition e una creatività spiccatamente catchy hanno fomentato un macroscopico buzz intorno alle campaign di Burger King, fino a farle rimbalzare sui tradizionali canali media digitali in maniera praticamente indotta.

    Creatività, dati e tecnologia: ecco la recipe vincente nell’attuale environment data-driven. Un esempio di applicazione? Senza alcun dubbio può esser citata la campagna “SelfieSTIX”, realizzata dall’azienda neozelandese Colenso BBDO per Pedigree e arrivata alla rassegna nel Nevada con i favori dei pronostici. Ai DMA International ECHO Awards, “SelfieSTIX” ha meritato l’ECHO Diamond Award (Best in Show) e monopolizzato i podi di diverse categorie: 4 ori (Integrated Campaign, Consumer Products & Services, Best Use of Immersive Technology e Best Use of Mobile) e un argento (Best Campaign Under $250k).

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO
  • Google è il più grande influencer del mondo retail

    Oltre 1,5 miliardi di visite fisiche ad una destinazione sono generate da ricerche locali sul loro motore di ricerca e su Google Maps. Numeri da capogiro che rendono Google il più grande "influencer" del mondo retail.

    Si è calcolato che ogni mese oltre 1,5 miliardi di visite fisiche ad una destinazione sono generate da ricerche locali su Google e Google Maps. Per capire la portata planetaria del fenomeno basti pensare che il 30% delle ricerche su Google ha ormai un intento locale con una crescita anno su anno nel 2017 di oltre il 50%. Ciò dimostra ancora una volta l’importanza del mondo digitale, e dei motori di ricerca in particolare, nel “drive to store”. In questo contesto giocano un ruolo fondamentale, gli smartphone, ormai parte integrante e irrinunciabile della nostra esistenza, che hanno permesso di connettere ogni persona al mondo circostante, con una ricchezza di informazioni e possibilità di interazione impensabili solo un decennio fa. Queste ricerche locali, inoltre, sono decisive nel marketing funnel del retail.

    • Il 76% delle persone che effettuano una ricerca locale su Google dal loro smartphone visitano il negozio entro un giorno (percentuale che sale all’88% se consideriamo un orizzonte temporale di 7 giorni)
    • Il 28% di queste visite in negozio poi si trasforma in un acquisto.

    Google è dunque il canale che più influenza la visita in negozio, coinvolgendo in particolare persone con un’alta propensione all’acquisto offline. Ciò significa che la presenza locale di un brand su Google ha un impatto diretto e significativo sul fatturato offline dei singoli punti vendita.

    In quest’ambito, Google My Business è sicuramente il posizionamento più importante e strategico su cui è fondamentale concentrarsi a livello locale. Google My Business è la carta d’identità di un’azienda su Google e di conseguenza il primo punto d’accesso degli utenti che cercano attività locali sul motore di ricerca. E’ una scheda che compare tra i risultati di ricerca su Google e Google Maps e che fornisce alcune importanti informazioni aziendali: ragione sociale, indirizzo, mappa, recensioni, orari di apertura, telefono, foto se presenti. È un prodotto che si è arricchito nel tempo di funzionalità che hanno trasformato questa scheda in un avanzato strumento di marketing locale.

    Purtroppo non esiste ancora una consapevolezza diffusa sull’importanza di questo touchpoint locale. Migliaia di schede Google, da quelle di piccoli commercianti a quelle delle grandi catene di negozi, sono spesso non rivendicate o incomplete, senza numeri di telefono, con indirizzi errati, con foto approssimative o centinaia di recensioni a cui nessuno ha dato mai risposta.

    Due persone su tre, che effettuano ricerche online su un negozio fisico, dichiarano di non aver trovato le informazioni che cercavano. Ciò ha generato nel 43% dei casi un senso di frustrazione che ha un impatto negativo sulla reputazione del brand e sul fatturato. Nel 41% dei casi, infatti, questa mancanza di informazioni genera una forte propensione ad acquistare presso un altro negozio.

    Google My Business, a sorpresa, è quindi il posizionamento più influente e decisivo in un contesto locale digitalmente ancora molto arretrato e inconsapevole. Molte aziende dovranno accelerare il passo per colmare questo GAP sfruttando questo strumento che ha un impatto diretto e significativo sulle visite nel punto vendita e sul fatturato.

    di Marco Santini_Digital Performance Strategist
  • La linea sottile fra politica e spettacolo nel tempo dei social

    Immediatezza e contatto diretto, sono queste le chiavi per raggiungere l’elettorato al giorno d’oggi: ecco perché i politici di tutto il mondo ricorrono sempre più spesso ai social media.

    Ci fu un momento, nei primi anni 2000, in cui il potere aggregante dei social divenne chiaro: una dopo l’altra, la febbre da condivisione iniziò a colpire moltissime star di fama internazionale, che iniziarono a farci entrare nelle loro vite e a mostrarci un lato quotidiano capace di umanizzare anche i più irraggiungibili.

    Una tendenza a cui, per anni, un unico ambito sembrò resistere: la politica. Ancora appannaggio di comunicati ufficiali e media tradizionali, il linguaggio schietto, rapido e raramente sofisticato dei social media poco si prestava a rappresentare l’immagine dei politici, qualsiasi fosse la loro caratura.

    Tutto cambiò con le elezioni americane del 2012, le prime, vere “Social Media Elections” della storia: se già nel 2008 Barack Obama e il suo team erano stati lungimiranti nell’individuare le potenzialità dei social – pur potendo puntare su un bacino di utenti più limitato – nella vittoria del secondo mandato Facebook, Twitter e Instagram giocarono un ruolo cruciale. Proprio quel linguaggio privo di fronzoli contribuì in maniera massiccia ad avvicinare Presidente ed elettori, che si sentirono parte integrante della stessa campagna elettorale.

    Uno scenario quasi futuristico in altre parti del mondo, dove ci si domandava quando e se i social sarebbero riusciti a fare breccia nella roccaforte della politica nazionale: sei anni dopo, la risposta è evidentemente sì.

    Oggi i social network sono il principale mezzo di comunicazione fra politici ed elettorato: se i tweet al vetriolo di Trump – condannati dai detrattori ed elogiati dai sostenitori per la loro disarmante schiettezza – non hanno bisogno di presentazioni, anche da questa parte dell’oceano la nuova classe politica fa dei social uno strumento imprescindibile.

    Il filo conduttore? L’immediatezza. Non è un caso se anche i politici del Bel Paese scelgono di raccontare a tutto tondo le proprie esperienze, dal più ufficiale degli incontri all’endorsement per la serie TV del momento. Un modo di comunicare senza filtri che inevitabilmente avvicina la figura politica alla gente, rendendola più umana, accessibile, decifrabile.

    Il passo da figura istituzionale a web star è quindi brevissimo, al netto di una situazione che più che mai porta a polarizzare l’opinione pubblica fra fermi sostenitori – sarebbe meglio parlare di fan? – e instancabili oppositori – e qui la parola hater non verrebbe usata a sproposito.

    Una rivoluzione totale, motivata da mille ragioni diverse. Innanzitutto i social, oltre a garantire un approccio più diretto, permettono di aggirare i costi non proprio abbordabili di una campagna elettorale tradizionale: basta una buona pianificazione pubblicitaria sulle piattaforme social per arrivare come e dove si vuole. Investire in annunci pubblicitari su YouTube, ad esempio, è assai meno dispendioso che pagare una presenza in TV o in radio.

    Un secondo aspetto è la possibilità di captare e usare a proprio vantaggio l’opinione pubblica su una varietà pressoché infinita di argomenti: ricorrendo ai dati analitici dei canali, è ormai immediato misurare la reazione del pubblico su qualsiasi questione, aggiustando il tiro quando serve con costi limitati e in tempo reale.

    In definitiva, il politico d’oggi e la sua presenza online sottostanno alle stesse logiche di un brand: diventa quindi fondamentale pensare in modo ponderato a ciò che si vuole dire e come, evitando di ritrovarsi in pericoloso effetto boomerang quando un tweet, un post o un’immagine non raggiungono lo scopo desiderato. E di scivoloni social, si sa, ne è pieno l’internet.

    di Irene Geronimi_Digital Content
  • Il ruolo del testimonial nell’era della trasformazione digitale

    L’utilizzo di un volto noto o la voce di una persona influente è in grado di fare realmente la differenza in pubblicità. Ma nel mondo web e social come funziona esattamente?

    Quando si parla di pubblicità, una delle figure chiave è il testimonial. Da sempre stuoli di top model, attori, artisti e sportivi famosi sono i protagonisti di spot televisivi, apparendo sui cartelloni pubblicitari e sulle pagine di riviste e quotidiani. Oggi, però, il modo di promuovere un prodotto attraverso Internet è molto diverso da quello usato per altri canali. Nell’advertising classico il testimonial che presta viso e voce al prodotto o al servizio da pubblicizzare deve essere un personaggio facilmente riconoscibile. Nel web, invece, pur se il concetto sostanzialmente rimane lo stesso, tutto questo assume forme diverse. Così, se un’azienda vuole avere successo deve andare alla ricerca del personaggio giusto. E quindi esplorare i social per scoprire talenti emergenti, o collaborare con nomi già rilevanti in modo da avere un ritorno immediato e concreto. È dunque necessario possedere l’abilità di selezionare brand partner che aiutino a raccontare storie nuove capaci di coinvolgere la community di riferimento senza sforzo. Ecco perché la figura del testimonial è stata sostituita dal brand ambassador o da quella dell’influencer. Scegliere un influencer – ovvero un individuo capace di avere un impatto rilevante a livello di comunicazione sugli utenti e, quindi, sui brand – negli ultimi tempi è diventata una scelta decisiva per molte aziende che decidono di avviare una campagna di Influencer Marketing. La loro popolarità è talmente ampia che sempre più aziende cercano di acquisire visibilità pagando tali personaggi affinché parlino bene del loro prodotto. L’importante è avere bene in chiaro cosa misurare e quale metro considerare per determinare se una campagna abbia avuto successo, o meno. Le aziende che vogliono investire quest’anno in Influencer Marketing devono allora, innanzitutto, capire bene come integrarlo col Content Marketing, comprendere dove si sta spostando l’attenzione del pubblico verso determinati formati di contenuto, scoprire quali canali stanno presidiando e soprattutto se in quei canali/communities c’è realmente il pubblico target. L’esposizione, unita al consiglio, è il vero strumento che può fare la differenza nella comunicazione web. Con l’esposizione si ha quasi una voce superiore al rumore generato giornalmente nelle varie community e si è in grado di fare ascoltare il proprio messaggio. Grazie al consiglio si determina il giudizio positivo o negativo che andrà a impattare sulle vendite, in quanto, molto spesso, anche il giudizio dell’influencer subisce una sorta di viralizzazione finendo con l’influenzare i giudizi del pubblico. L’Influencer Marketing non deve interessare soltanto i grandi brand, ma anche i piccoli. Là fuori è pieno di influencer di classe A, classe B o classe C, a seconda del loro grado di influenza. Non si devono per forza investire decine di migliaia di euro in campagne di Influencer Marketing. Ogni nicchia di mercato ha ormai influencer che possono diventare soggetti attivi nelle campagne di marketing anche delle piccole imprese. Tutto questo perché siamo esseri sociali, persone cioè che si lasciano influenzare dalla massa, e quando vediamo che già altri hanno fatto una scelta ci lasciamo influenzare. Perché odiamo essere soli nelle scelte e preferiamo fare ciò che gli altri ci dicono di fare.

    Alessandro Borgomaneri_ Senior Copywriter
  • La musica del futuro con l’Intelligenza Artificiale

    Si parla spesso di Intelligenza Artificiale, ma ne conosciamo veramente il potenziale? Ad esempio, sapete che viene spesso usata anche nell’industria creativa e soprattutto nella composizione musicale?

    Tanti ne hanno paura, altri ne sono completamente affascinati, altri ancora sono attratti ma allo stesso tempo la rifiutano. Stiamo parlando dell’Intelligenza Artificiale. È difficile prendere una posizione chiara in merito, soprattutto tenendo conto degli svariati ambiti in cui può essere utilizzata, ma per gli appassionati di tecnologia significa una cosa sola: permettere a uomo e macchine di arrivare lontano e insieme, laddove non riuscirebbero da soli.

    Si parla di Intelligenza Artificiale credendo possa essere praticabile solo in attività manuali dove gli uomini sarebbero facilmente rimpiazzabili o dove sono richiesti calcoli complessi. In realtà, anche l’industria creativa e, in particolare, la composizione musicale, beneficia dei potenziali dell’AI. Due fratelli e ingegneri informatici, Pierre e Vincent Barreau, hanno dato vita a un compositore virtuale di musica classica e sinfonica chiamato Aiva (Artificial Intelligence Virtual Artist), che basandosi sulle partiture dei più grandi compositori – come Mozart, Beethoven e Vivaldi – è in grado di comporre brani originali. Ma non solo. In futuro, questo tipo di tecnologia potrebbe essere applicata persino per il completamento di opere rimaste incompiute, come la Sinfonia n.8 di Schubert.

    Questo software lavora sull’apprendimento approfondito (deep learning) e l’apprendimento automatico (machine learning) insieme all’interazione di molteplici reti neurali artificiali che imitano il funzionamento del cervello umano costruendo gli algoritmi della tecnologia di Aiva. Questi algoritmi analizzano oltre 15mila partizioni musicali digitalizzate dando origine a un nuovo modello matematico e intuitivo di musica che viene usato per scrivere nuove composizioni. Sembra tutto molto tecnologico e “disumanizzato”. Ma non è così. Infatti, per i due fratelli, l’intervento umano rimane l’elemento fondamentale: affidarsi a musicisti professionisti per verificare l’orchestrazione, gli arrangiamenti, la produzione e i parametri di apprendimento dell’algoritmo, rimane un lavoro necessario.

    di Antonella Libera_Digital Strategist
  • Parole O_Stili, la battaglia contro la violenza nelle parole

    Dal 2017, l’associazione no profit diffonde pratiche virtuose di comunicazione sul Web e offline, anche per aziende e mondo della politica. Il segreto? Il “Manifesto della comunicazione non ostile”.

    Fake news, hater e cyberbullismo. Ecco tre termini entrati da anni nel vocabolario comune degli utenti della Rete. Oltre ai tentativi di approccio tramite like, alle insistenti campagne pubblicitarie declinate in post sponsorizzati e agli aforismi filosofici che decorano selfie al mare o foto di gattini, c’è infatti un lato oscuro del Web. Anzi, forse neanche così tanto “oscuro” se si considera che il 91,8% dei giovani italiani crede che l’hate speech abbia conseguenze sulla vita delle persone offese.

    Episodi di violenza virtuale sono sempre più all’ordine del giorno. E la causa del problema va ricercata in una povertà culturale e comportamentale che contraddistingue sempre più coloro che comunicano attraverso pixel.

    Negli ultimi anni sono state messe in campo diverse norme da parte degli organi legislatori per arginare questi fenomeni. Eppure, l’elevata penetrazione del digitale nella vita quotidiana non permette alle attuali regolamentazioni di spegnere in via definitiva ogni focolaio di maleducazione online.

    Ma andiamo “al sodo”. In questa situazione di oggettiva difficoltà, c’è chi si è ritagliato un ruolo da protagonista a beneficio di quella maxi-community definita dal Web: si tratta di Parole O_Stili.

    L’associazione no profit, nata a Trieste nel 2017, vuole sensibilizzare e educare gli utenti della Rete a praticare forme di comunicazione non ostile. Attraverso il suo “Manifesto della comunicazione non ostile”, oltre 300 professionisti della comunicazione (tra cui insegnanti, influencer, imprenditori e blogger) sottolineano quotidianamente come l’ostilità espressa in Rete abbia conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone. Come? Lavorando nelle scuole e nelle università, collaborando con le imprese e le istituzioni.

    Nel “Manifesto della comunicazione non ostile” si trovano, appunto, i concept fondamentali dell’attività di Parole O_Stili. Dieci regole, quasi dei mantra, tra cui compaiono: “Virtuale è reale”, “Le parole hanno conseguenze”, “Condividere è una responsabilità” e “Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare”. Insomma, il buon senso applicato perfettamente al grande panorama della comunicazione.

    Il Manifesto è stato poi adattato al mondo politico, con la campagna #cambiostile lanciata nel dicembre del 2017. Quasi 250 uomini e donne delle istituzioni (appartenenti ai più diversi partiti e gruppi parlamentari) hanno assunto l’impegno di focalizzare il dibattito politico su contenuti e idee orientati al bene comune: un’applicazione pragmatica del Manifesto sui toni e sullo stile da adottare durante i confronti e i dibattiti con gli avversari. L’impegno dimostrato e i risultati ottenuti dall’associazione le hanno addirittura permesso di ottenere la Medaglia di Rappresentanza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Ma l’uso di un linguaggio aggressivo e irrispettoso contraddistingue spesso anche l’ambito lavorativo, come dichiarato dal 58% dei lavoratori e dirigenti intervistati da Parole O_Stili in una sua ricerca. Durante il secondo evento dell’associazione tenutosi lo scorso 7 giugno, il gruppo triestino ha così presentato un ulteriore riadattamento del Manifesto, dedicandolo all’ecosistema aziendale. Perché, come ha ricordato Maria Cristina Origlia, Managing Editore de Il Sole 24 Ore, nel suo intervento alla rassegna estiva: “Il ruolo sociale delle aziende diventa sempre più importante, in qualità di aggregatori di idee, cittadinanza, valori, facendo cultura nell’intera società”.

    Uno spunto interessante, che richiama uno dei concetti cardine di Parole O_Stili: dove c’è ostilità, non ci può essere una corretta comunicazione; e dove non c’è una corretta comunicazione, non ci possono essere cultura e società.

    di Emanuela De Marchi_Head of Innovation and Senior Strategist