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  • Torna il Festival della Comunicazione, da settembre a Camogli

    Da giovedì 6 a domenica 9 settembre torna, nella suggestiva location ligure, l’appuntamento annuale più atteso in Italia, dedicato alla comunicazione, alla cultura e all’innovazione.

    Da giovedì 6 a domenica 9 settembre torna a Camogli l’appuntamento annuale più atteso in Italia, dedicato alla comunicazione, alla cultura e all’innovazione, il Festival della Comunicazione, diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer e organizzato da Frame, in collaborazione con il Comune di Camogli. Dopo Comunicazione, Linguaggio, Web e Connessioni, il fil rouge di quest’anno, Visioni, porta avanti l’eredità di Umberto Eco, ideatore e padrino della manifestazione, il cui pensiero dà forma a ogni edizione, non solo nei toni e nelle tematiche, ma soprattutto nella sua particolare visione del contemporaneo e dell’umano: un meraviglioso sistema di segni da interpretare secondo diverse prospettive, sensibilità, punti di vista, combinando alto e basso, serietà e ironia, particolare e universale. E proprio al grande maestro e semiologo, il festival dedica nella sua giornata d’apertura lo speciale evento “Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco”. Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici d’infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole. Sul tema Visioni si affronteranno e confronteranno oltre 100 ospiti tra i più prestigiosi rappresentanti della cultura, dell’economia, della scienza, dello spettacolo, dell’innovazione tecnologica dell’Italia e del mondo, e gli amministratori delegati e i presidenti di alcune delle maggiori aziende nazionali e internazionali. «Visione è narrazione, sogno, fantasia, talvolta illusione ed inganno – spiegano Rosangela Bonsignorio e Danco Singer – È interpretazione del reale secondo la nostra peculiare sensibilità percettiva, le nostre coordinate storico-culturali e la nostra genialità. È la capacità di scorgere l’inedito, di vedere oltre il piano materiale e immaginare situazioni possibili e realizzabili. È il risultato di uno sguardo al contempo particolare e d’insieme, che a partire dal contesto attuale disegna nuovi scenari, apre nuove strade e mette in moto il cambiamento. Le grandi innovazioni della storia e le scoperte della scienza derivano da menti visionarie che, spostando l’orizzonte delle capacità presenti, fissano nuovi traguardi. L’arte, la scrittura e la musica, spesso contaminandosi a vicenda, ci mostrano in atto universi possibili, alternativi e complementari e arricchiscono così le visioni del presente, perché possiamo immaginare futuri diversi». Il Festival della Comunicazione 2018 sarà aperto da una lectio magistralis dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano sulla nuova visione dell’ambiente urbano, con le sue mutate concezioni di tempo e spazio, individuo e socialità. A seguire, un ricco palinsesto di conferenze, dialoghi e interviste che intrecceranno linguaggi, discipline, personalità e mondi apparentemente distanti.

    di Daniele Bologna
  • Nike React. Il nuovo successo dello Swoosh.

    Cosa ne pensi della nuova linea di scarpe per runner firmata Nike? Dillo creando il tuo avatar!

    Come si può realizzare una campagna che sappia essere incisiva e performante verso gli utenti e, al contempo, catturare gli elogi della critica di settore? Che sia in grado di trasmettere un key-concept semplice e intuitivo, ma anche accattivante e catchy? Che riesca a creare engagement e aspettativa attorno al prodotto? Che possa ridefinire e dare un ulteriore boost a un brand icona della globalizzazione e tra i più famosi del pianeta?

    Ok, forse sono stata troppo generica. Sto parlando della recente digital campaign Nike React”, firmata appunto dall’azienda dello Swoosh, con l’obiettivo di pubblicizzare l’omonima linea di calzature, seguendone ed esaltandone le caratteristiche principali. Le neonate Nike React offrono un nuovo standard di ammortizzazione: grazie a una schiuma più morbida, leggera, elastica e resistente, si adattano a ogni tipo di attività sportiva (running in pole position). Nike assicura dunque prestazioni e comfort sorprendenti, garantiti dall’innovativa suola definita con il design computazionale.

    Ma torniamo al digital advertising plan. Sul portale nike-react.com, Swoosh-addicted e si può creare il proprio avatar in versione “React Runner”. Come? In 3 semplici step, con il “Nike Reactor”:

    1. Scegli due sensazioni che colleghi alla linea Nike React: la morbidezza di un cuscino o di un teddy bear, la reattività di una molla, la delicatezza delle bolle di sapone o di una piuma….
    2. Scegli il tuo stile di corsa: Serotonin Seeker, Sunday Special, Zen Master o Early Bird. Ovviamente, con un manichino 3D che simula le diverse tecniche.
    3. E infine, il prodotto: scegli quale colore dare alle tue nuove running shoes, scrollando i vari modelli.

    E qui, il gioco Lego-style si conclude con la creazione dell’avatar tridimensionale, secondo le tue preferenze: la grafica adottata è semplicemente perfetta nella sua immediatezza e nella cura degli effetti dinamici. Dopo aver aggiunto il tuo nome per pubblicare il tuo fake-runner nella gallery del sito, puoi ricevere il relativo video mp4 via mail da condividere sui social. Ergo, brand awareness e lead generation in modalità full gas.

    Come accennato, la campagna Nike React è stata immediatamente un successo di critica. awwwards.com ha premiato l’idea dei “runner su pixel” con un voto complessivo di 8,2/10 (corrispondente alla media delle valutazioni per design, usability, creativity, content e mobile). La giuria dei CSS Design Awards, invece, si è dimostrata ancora più entusiasta, arrivando ad attribuire un grade di 8,77.

    Vuoi un consiglio? “Corri” a provare questa nuova esperienza di marketing: per un attimo (o, forse, anche di più) sarai convinto di avere delle Nike React ai tuoi piedi!

    Parlando di innovazione, un bel caso 🙂

    di Emanuela De Marchi_Head of Innovation and Senior Strategist
  • Come cambia il ruolo del Marketing Manager – Part II

    Cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana?

    Nel mio precedente intervento su Redwave_mag introducevo l’importanza del ‘perché’ (Why) un’azienda dovrebbe investire sulla pubblicazione di contenuti e pianificare attentamente una strategia di Content Marketing.

    In generale, si dovrebbe sempre partire dal definire gli obiettivi che la funzione Marketing e Comunicazione deve garantire per fare da sostegno ad una più ampia strategia di Business. Se l’azienda deve aumentare le vendite, allora cosa deve fare il Marketing? Deve generale Lead? Deve farsi conoscere sul mercato da un target nuovo? Deve annunciare il lancio di un nuovo prodotto?

    Qualunque sia l’obiettivo, è evidente che il ‘perché’ richiede in primis la definizione attenta dei KPI di controllo e di analisi sull’efficacia della mia strategia di Content Marketing. Recenti studi evidenziano, infatti, che sebbene tre quarti delle aziende abbiano una strategia di Content, solo un 20% dichiara di ottenere risultati da essa e, spesso, il gap nasce proprio dalla mancanza di aver definito cosa si intende per risultato e dall’abitudine errata di analizzare il valore assoluto piuttosto che il valore incrementale nel tempo. Se voglio ottenere ‘100’ lead dalla mia attività di Lead Generation che lancio oggi per la prima volta, dovrei, prima di tutto, agire su due leve: capire come arrivare progressivamente (non è mai un ON/OFF) al mio obiettivo di 100 lead/mese e definire una gerarchia di sotto-obiettivi per intervenire, puntualmente, sulle varie attività. Il Content interviene in tutte le fasi del processo: dalla generazione di Awareness sui vari canali per intercettare l’interesse di nuovi clienti, fino all’Advocacy stessa, condividendo consigli e suggerimenti su come migliorare la fruizione di un prodotto/servizio promuovendo la condivisione degli stessi in una logica ‘Member get Member’.

    L’intero processo del ‘Why’ è quindi molto più complesso di una semplice definizione di Macro Obiettivi ma va esploso e ancorato al raggiungimento di sotto-obiettivi di controllo, come gli atterraggi in pagina, referral, Lead generati dal web… Tutti indicatori che, spesso, le nostre medie aziende ignorano e non monitorano, con il risultato di perdere di vista l’obiettivo di lungo termine.

    Progettare una gerarchia di indicatori di controllo non è facile ma mi sento di dire che, come tutti i cruscotti e i numeri, è il modo migliore per darsi un obiettivo e misurarlo nel concreto, giorno per giorno, per comprendere come migliorare la nostra Strategia di Content Marketing e arrivare a confermare (o modificare) il ‘perché’.

    di Andrea Ricotti_Sales & Marketing Director
  • Progettare il futuro. Da over 65

    Dinamici, in buona salute, autonomi, tecnologici, sportivi, viaggiatori, ma soprattutto ottimisti e con uno sguardo al domani: questa la fotografia della ricerca “Over 65: una vita a colori”

    Una volta li chiamavano “anziani” o “terza età”. Persone che hanno già vissuto gran parte della loro vita, magari appagati seppur non sempre in grado di avere ancora un ruolo attivo nella società. Ma questa fotografia è ancora attuale? Oggi, secondo l’Istat, gli Over 65 sono circa 13.672.000, pari al 22,6% della popolazione attuale, e sono destinati a crescere (34% entro il 2050), ma sono molto cambiati rispetto ai loro coetanei di soli vent’anni fa. Non chiamateli anziani, insomma. E’ quanto emerge dalla ricerca “Over 65: una vita a colori”, commissionata da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, e realizzata da AstraRicerche su un campione di oltre 700 Senior tra i 65-85enni, per analizzare come vivono la loro “nuova età” nel terzo millennio e come hanno modificato il loro stile di vita e le loro abitudini in diversi ambiti: dalla salute al rapporto con la tecnologia, dalla famiglia alla vita sociale e allo svago.

     

    Risultati sorprendenti

     

    I risultati sono sorprendenti. Chi pensa che i Senior non siano tecnologici deve innanzitutto ricredersi: amano la tecnologia e la utilizzano, tanto che la ricerca è stata realizzata completamente on-line tramite smartphone, tablet e pc (tra le prime in Italia su questo target), sfatando questo luogo comune e rendendoli a tutti gli effetti la prima generazione di “Over 65 digitali”. Non solo. Dalla ricerca emerge una figura ben diversa rispetto a qualche decennio fa: i Senior odierni si definiscono dinamici e attivi e, oltre alle faccende domestiche e alla cura della casa, non rinunciano alle attività che li rendono felici, come viaggiare (54,2%), prendersi cura di sé (49,1%), praticare attività ludico-sportive (45,7%) o culturali (43,4%). C’è chi frequenta un corso di ballo, chi è iscritto a corsi di natura artistica, chi va a teatro o chi preferisce studiare. Hanno forti valori e ideali (per il 56,2%) e uno «sguardo al futuro» più che al passato, con una vita ancora da vivere. Si reputano curiosi (47,8%), ottimisti (44,1%), capaci di invecchiare serenamente (60,8%) e alcuni sono desiderosi di fare nuove esperienze (29,6%). Se la maggior parte si augura in futuro di poter fare le stesse attività che svolge oggi, c’è, infatti, anche il 35,2% che auspica di poterle fare con maggiore serenità e il 4,5% addirittura di ampliarle nei prossimi 5 anni prevedendo più viaggi (+13,7 p.p. al 67,9%), più attività ludico-sportive (+4,9 p.p.) e culturali (+6,4 p.p.). In sintesi, è prima generazione di questa fascia d’età che progetta concretamente un futuro. Non mancano, però, dei lati più critici, come il basso livello di felicità e il sentirsi poco ammirati, la possibilità che loro condizione di salute possa peggiorare, oltre che considerarsi un peso per le casse dello stato (ma non per le famiglie).

     

    Paradigmi di consumo

     

    Nel settore assicurativo, la longevità, il miglior stato di salute, la tecnologia e la dimestichezza nell’utilizzo della stessa dei Senior hanno cambiato il paradigma di consumo e di offerta. Si sono creati nuovi modelli di prodotto e di servizio, fino a qualche anno fa impensabili, che coniugano gli obiettivi di business con il ruolo sociale su cui si basa l’assicurazione. Oggi si possono, ad esempio, sviluppare soluzioni innovative e sostenibili dedicate agli Over 65 nel campo della mobilità, dei viaggi, della salute, della smart home, semplicemente attraverso un’app. Quello che differenzia ulteriormente i “nuovi Over 65” è il rapporto con la tecnologia. Oltre quattro su dieci dichiara di “amarla”, e questo grazie anche ai nuovi device diventati più semplici e intuitivi da usare. Una categoria, quindi, sempre più smart nei confronti di internet, dei social network e degli smartphone, con il 66,2% che dichiara di utilizzarli in modo autonomo e il 57,1% che ha particolarmente apprezzato l’avvento dei social network perché li rende meno isolati. Certo, non sono loro a essere innovatori (solo il 12,5% ritiene di esserlo), non è il loro compito, ma sono ben disponibili a mettersi in gioco e imparare.

    Uno sguardo alla salute

     

    Quasi nove Senior su dieci (86,8%) si sentono complessivamente più in forma rispetto ai coetanei di venti o trent’anni fa. Una generazione più attiva, lucida, in forze, sia a livello mentale(87,9%) sia fisico (77,2%), con memoria e ricordi del passato anche lontano (72,7%). Si sentono completamente autonomi nel 68% dei casi, con uno stato di salute ottimo/buono (per il 53,5%). Dati positivi che tra 5-10 anni sembrano, però, destinati a peggiorare, secondo il loro giudizio. La quota di chi pensa che il proprio stato sarà ancora ottimo o buono si riduce nettamente (32,8%). Anche l’autosufficienza cala drasticamente dal 68% al 19,4%, segno che nei prossimi anni sarà necessario un supporto esterno. Una critica va alla rete assistenziale, che include il servizio sanitario: solo per il 41,3% è accessibile ed efficiente. Le aziende che operano nel settore assicurativo e sanitario privato, si stanno, in effetti, orientando per offrire prodotti innovativi dedicati a questa fascia di età.

    Società e famiglia

     

    Interrogati su come vedono la loro generazione, rivendicano il ruolo sociale che li vede sempre più protagonisti nel supportare le famiglie, sia nella custodia ed educazione dei nipoti(per l’85,5%) sia a livello economico (82,2%). Sono, quindi, una fonte di serenità per i propri cari e senza dubbio sono più gli anziani che aiutano le proprie famiglie rispetto a quanto ricevono dalla rete di parenti e amici. Una risorsa preziosa, sempre secondo i Senior intervistati, che non si limita solo all’ambito familiare, ma all’intera società (per il 79,4%). Non si sentono assolutamente un peso per le famiglie, né ora e né in futuro, anche se tanti pensano, invece, di esserlo per le casse dello stato: oltre quattro su dieci sono convinti che gravano e graveranno sui conti pubblici in modo rilevante. Rivendicano un ruolo sempre più attivo, tanto che molti si sentono già considerati dalle aziende come gruppo sociale (36,3%), ma vorrebbero esserlo di più, con maggiori servizi o prodotti a loro dedicati che gli consentirebbe di dare vita a una cultura del benessere e della salute (86,4%).

     

    Mai un peso per gli altri

     

    Tra gli aspetti realmente fondamentali per i Senior emerge come non vogliano essere un peso per gli altri. Al primo posto segnalano, infatti, la lucidità e la buona condizione mentale (73,7%), che supera paradossalmente l’essere in salute e la buona condizione fisica (68,2%), mentre l’altro grande desiderio è quello di essere indipendenti (64,5%), in modo da provvedere autonomamente a se stessi. Solo una minima parte indica l’essere accudito. La serenità e la stabilità (51,6%) predominano sull’essere ben inseriti in un contesto familiare e sociale (37,5%): quasi a dire, “meglio sereni che accompagnati”. Una maggiore dinamicità comporta, ovviamente, un maggiore rischio per la propria incolumità. Quali sono le principali paure? Ai primi posti rientrano la paura di cadere in casacausandosi fratture o altri danni rilevanti (per il 50,2%) e l’insorgere di piccoli acciacchi che impedirebbero di frequentare un corso o un programma a cui ci è iscritti (47%). Ma si sono anche timori non legati all’ambito salute, come subire furti o aggressioni nella propria abitazione (42,9%) o avere un imprevisto che fa annullare o interrompere un viaggio (35,8%). Il tema dell’“essere soli” divide i Senior: se da un lato il 36,7% afferma di vivere sempre più in solitudine, dall’altro il 31,5% la pensa diversamente. Analogamente, ma con più orgoglio e rivendicazione della propria rilevanza, per il 31% è vero che gli anziani sono poco considerati, hanno un ruolo minore e calante, mentre per ben il 35,2% questa idea non corrisponde alla realtà.

    A cura della redazione di RedWave_mag
  • Come cambia il ruolo del Marketing Manager – Part 1

    Cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana?

    Nel momento di fortissima trasformazione che stiamo vivendo, in cui Marketing e Comunicazione tendono a convergere per diventare un’unica funzione a supporto delle vendite e del business, appare sempre più evidente come l’errata o approssimativa definizione degli obiettivi assegnati a chi è responsabile di tale funzione condannino l’azienda a subire, nel proprio mercato di riferimento, l’iniziativa di concorrenti più proattivi o creativi.

    Ma cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana?

    In primis, come evidenziato anche da studi condotti da Forbes e Harvard Business Review, oggi il Marketing è produzione e gestione di contenuti per ingaggiare e interessare il proprio target di riferimento. Parliamo di contenuti di qualsiasi forma (video, infografiche, studi, white paper…) che devono essere prodotti e resi disponibili al proprio target di riferimento, secondo un processo che va attentamente pianificato e studiato.

    L’errore più comune è quello di definire prima cosa va scritto (“What”) e in seguito cercare chi e come è in grado di produrlo e realizzarlo, affidandosi poi a un’agenzia esterna che interviene solo nella fase più operativa.

    In realtà, il processo più efficace parte dall’individuare attentamente il perché (“Why”) si debba arrivare a pubblicare una serie di contenuti e il team (“Who”) deputato a farlo. Definito questo passaggio chiave, ecco il motivo per cui un’agenzia di Marketing può diventare il miglior partner possibile di un Responsabile Marketing, fornendo consulenza attiva sul perché e aiutando a mettere a fuoco il come (“How”).

    Nelle grandi aziende questo processo, sia per esperienza che per competenza, è spesso già definito (ma non sempre ottimizzato); nelle medie imprese, dove chi è deputato a svolgere attività di Marketing si focalizza solo sui task più operativi, manca invece una cabina di regia che può diventare lo spazio in cui le agenzie di Marketing e Comunicazione possono e devono essere il miglior partner della PMI Italiana.

    di Andrea Ricotti_Sales & Marketing Director
  • Intervista esclusiva a Roberta Cocco

    L'Assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano illustra programmi, contenuti e obiettivi della Milano Digital Week

    Prima l’idea. Prima ancora il sogno. Poi la realtà, che si presenta addirittura meglio di come la si immaginava. La Milano Digital Week è un fatto compiuto, e un numero riassume tutto. Lo conferma Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano, promotore dell’iniziativa, in questa intervista concessa a RedWave_mag. «Siamo a quota 400 eventi. Quando siamo partiti, nell’agosto dello scorso anno, e fu indetto il bando ufficiale, ci siamo confrontati con altre strutture per considerare gli appuntamenti da ospitare: erano cento. Ma la risposta della città, degli operatori, dei professionisti, delle imprese, delle altre istituzioni, del mondo culturale, formativo, universitario, è stata incredibile e ospitiamo oltre 400 eventi di confronto, approfondimento e scambio».

    Quindi, ritiene che la città si sia dimostrata pronta?

    «Assolutamente sì. Milano rappresenta, da sempre, una piattaforma per l’innovazione, la progettazione e l’inclusione. Ma un riscontro così ampio ha sorpreso anche noi. La città è davvero pronta a parlare seriamente di digitale. La nostra idea, il sogno, si sono concretizzati. E ora si mostrano sul campo tutte le realtà che stanno già trasformando il lavoro, il tempo libero, la formazione, la produzione e la progettazione attraverso le modalità digitali».

    Come avete strutturato il programma complessivo?

    «Siamo riusciti a creare un enorme palinsesto grazie alla collaborazione veramente molto sentita che centinaia di realtà hanno accordato all’iniziativa. Milano è già di per sé il “luogo dell’innovazione” e questo patrimonio si mette a disposizione della città. La MDW è un’occasione unica per diffonderne il valore. Certo, sappiamo di essere solo all’inizio di un processo. Con una certezza: la Milano Digital Week è patrimonio di tutti, un’idea partita dal Comune di Milano che riunisce la volontà e l’impegno di tutti gli assessorati. Ma lo spirito corale e inclusivo è la sua vera essenza e pur in un’accezione ancora sperimentale, già dall’esordio può allineare una ricchezza, un livello di competenze e un’eccellenza che ci rendono orgogliosi».

    Milano può diventare una guida per l’intero Paese su questo fronte?

    «Sappiamo tutti che l’Italia è rimasta drammaticamente indietro, ma ora l’attenzione al tema e gli sforzi concreti sono visibili, a partire dall’esperienza davvero molto importante del Team per la Trasformazione Digitale alla cui guida Diego Piacentini sta sviluppando un lavoro straordinario. Tornando a Milano e alla Milano Digital Week, vorrei sottolineare il ruolo attivo che il Comune vuole recitare. Spieghiamo ai milanesi, e non solo, quanto abbiamo già realizzato e quanto intendiamo ancora fare sul fronte della trasformazione digitale. Un esempio sui tantissimi: lanciato nell’aprile dell’anno scorso, il Fascicolo Digitale del Cittadino ha già raggiunto, a fine gennaio di quest’anno, oltre 600 pagine viste. Non ci fermeremo qui».

    Quali settori hanno risposto con più tempestività e spirito propositivo?

    «Tutto il mondo dell’Ict, cosa che potrebbe apparire scontata ma che invece non lo è, insieme all’ambito universitario. Ad esempio, la Milano Digital Week viene seguita passo dopo passo da un centinaio di studenti dell’Università Bicocca che hanno scelto di farsi formare volontariamente per diventare cronisti della manifestazione sui social media. Un altro progetto di grande valore lo ha proposto Feltrinelli, che ha messo a disposizione aule e docenti per formare chi ha, purtroppo, avuto meno opportunità per restare al passo con l’aggiornamento e ha a disposizione meno conoscenza e meno strumenti per sfruttare tutti i vantaggi della trasformazione digitale in atto. Ma questi sono solo due esempi tra le tantissime proposte arrivate da una città che si è dimostrata all’altezza e ha messo in campo tutta la sua energia e il suo consueto spirito innovatore.

    A cura della redazione di RedWave_mag