Indietro

Social distancing: la misura di un metro

28 Maggio 2020

Li vedi avanzare verso di te. Quando sono abbastanza prossimi cominci a segnalare il tuo spostamento – io vado a destra e voi a sinistra? – e regoli il tuo incedere con gentilezza, potendo faresti vedere un sorriso dietro la mascherina. Ora vi incrociate, sarà la distanza corretta?
Già, la distanza. Il metro, superato il quale ci sono parecchi pericoli che si affacciano sul tuo percorso. I due metri mentre corri. Fino a quattro sulle spiagge. E poi i metri al ristorante, sul posto di lavoro post-lockdown. Il social distancing fa parte ormai del nostro muoverci nell’ambiente. Il dubbio sul corretto spazio interpersonale che salvaguarda noi e l’altro permane sempre, ad ogni passo, in ogni luogo. Non potendo proiettare lo sguardo e le movenze in maniera esatta, andiamo di abbondanza, di scarti più o meno bruschi. Ci arrangiamo.
Ma come si misurano un metro e i suoi multipli a occhio nudo? Questa rivoluzione sociologica e antropologica sta facendo slittare l’attitudine all’informale sulla forma, la misura. La tecnologia può essere d’aiuto per razionalizzare un comportamento umano finora portato naturalmente all’incontro e assisterci nel dare un aspetto quantitativo alla vita di tutti i giorni.
In questi mesi si sono mossi istituti di ricerca, dipartimenti di Informatica di grandi Atenei, start up, studenti, imprenditori, esperti di tecnologia e Intelligenza Artificiale. Facciamo alcuni esempi italiani:
In viaggio al sicuro? L’Aeroporto di Genova e l’Istituto Italiano di Tecnologia sono in fase di test di “Social distancing”, il software che consente alle telecamere del sistema di sorveglianza di mappare gli spazi e i movimenti delle persone per lanciare un segnale in caso di eccessiva vicinanza. Tutto nel pieno rispetto della privacy.
Gadget estivo e modaiolo? Un braccialetto trendy è il prototipo proposto dal gruppo di ricerca Dynamic Interaction Control Lab. Si chiama “iFeel-You” e unisce vibrazione e segnale sonoro quando due persone che lo indossano sono troppo vicine.
“Si prega di mantenere la distanza di sicurezza, grazie”. Gli ingegneri informatici dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno progettato un software che riesce a monitorare gli ambienti e tirare delle linee tra le persone. Semplicemente il colore della singola linea cambierà dal grigio al rosso a seconda della distanza. Anche il tempo trascorso in eccesso di vicinanza sarà segnalato da allarmi vocali.
Tutto sullo smartphone? Un esempio per tutti è l’app “Distantia”, realizzata da tre studenti del Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Catania. Facile: scarichi l’app, attivi il Bluetooth. Un segnale sonoro ti avvisa se un altro smartphone sia troppo vicino.
Il device wereable? “Safety Bubble Device” è stato progettato dall’azienda marchigiana VeSta. Puoi cucirlo negli abiti o divise di lavoro, metterlo al polso o inserirlo nel portabadge. Il dispositivo rileva il mancato rispetto delle distanze di sicurezza a 360° intorno alla persona che lo indossa e lancia l’alert. Pienamente compliant con il GDPR, consente comunque di rintracciare le persone entrate in contatto con un caso positivo.
Per la riapertura delle aziende sono tanti i casi di produzione di gilet con bande che si illuminano o vibrano o emettono suoni.
Abbiamo parlato di distanza, ma esiste anche il mondo della temperatura. In fase di studio avanzato, tra gli altri device, anche un software che consente a termocamere di misurare la temperatura delle persone, dopo averne inquadrato la fronte. Parliamo di Ai-Thermometer.
Buona distanza a tutti, allora. Restiamo umanamente vicini.

di Benedetta Mincarini_Creative Strategist