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Reputazione: non apparire, ma fare. E fare bene per crescere e migliorarla

17 Dicembre 2019

Il concetto di reputazione attiene alla credibilità che un determinato soggetto ha all’interno di un gruppo sociale. Oggi ci sono tante e svariate situazioni per crescere o migliorare la nostra reputazione. Esistono differenti reputazioni in relazione ai diversi media utilizzati, alle numerose occasioni di socializzazione e alla possibilità di avere il mondo intorno a noi sempre più vicino.

Il bisogno di renderci credibili e affidabili agli occhi del gruppo o della società può portarci a comportamenti in contrasto con i nostri valori. Forse non piacerà a tutti, ma allo stesso tempo consentirà ad altri di essere coerenti con i loro valori. Permetterà loro di esprimere apertamente il proprio pensiero sugli altri, senza ipocrisia o secondi fini.

Un assioma della ricerca su questo topic afferma che, per avere buona reputazione, è utile iniziare dal buon esempio. In effetti, vedere qualcuno che si comporta bene e agisce secondo le regole civili dovrebbe affermare la sua reputazione. Se non fosse che, ultimamente, è subentrata un’altra valutazione di tali comportamenti: chi paga le tasse, rispetta la fila, lascia il posto a un anziano o (in via generica) si comporta bene risulta “poco furbo”. Nel migliore dei casi, ci si aggiudica la definizione di “ingenuo”: si perde, quindi, il legame tra buon esempio e buona reputazione.

Abbandonando il pessimismo assoluto di natura sociale, in realtà il buon esempio è spesso utile nei confronti di colleghi, figli, conoscenti e persone presenti. Perché la reputazione ha un valore se corrisponde a ciò che è valido per sé stessi, applicando buone pratiche e maniere per l’esclusivo piacere di farlo e non per indirizzare il giudizio altrui.

Next step. Quante persone sono davvero meritevoli di buona reputazione? Quale è la tua reputazione? Non è raro che si risponda a questi interrogativi con ulteriori domande: tra le più gettonate, troviamo “ma dipende dal contesto, a casa o in ufficio?” o la variante “Con gli amici o con i colleghi?”.

Per essere chiari (e corretti), la reputazione non è declinabile in base ai diversi contesti. Per quanto possa sembrare un collegamento indiretto, la reputazione è frutto dei propri valori. Gli stessi valori che danno forma alle convinzioni e condizionano i comportamenti di ogni essere umano (per approfondire questo tema, suggerisco di leggere la “Mappa dei Livelli Logici“ di Robert Dilts).

In altre parole, bisogna comportarsi bene se si desidera dare il buon esempio; se i comportamenti sono condizionati dalle convinzioni, sarà allora opportuno conoscere anche i valori, per evitare di andare in contrasto con questi ultimi.

Forse può risultare utile un’applicazione teorica. Se un calciatore ha una dubbia tendenza alla simulazione o a lasciarsi cadere ad ogni contrasto, otterrà la scomoda nomea di “cascatore”. Alla presenza di un arbitro disattento, questo atleta otterrà vantaggi per sé (punizioni o rigori a favore) e possibili svantaggi per l’avversario (ammonizioni o espulsioni). Possiamo quindi ipotizzare che il nostro protagonista, non adottando un comportamento sportivo e corretto, non abbia appunto la sportività e la correttezza tra i suoi valori; tutto ciò, pur facendo il proprio interesse e quello della sua squadra. La sua reputazione sarà perciò negativa e lui verrà additato come un esempio da non seguire, avendo agito a scapito di qualcun altro.

Analogamente, nell’ecosistema di mercato le aziende hanno necessità di una buona reputazione. Basta pensare alle “lovemark”, che vivono e prosperano con l’obiettivo di avere una buona reputazione. Tuttavia, per avere successo non è sufficiente un marchio famoso se non è anche riconoscibile e apprezzabile per alcuni tratti distintivi e fortemente positivi. Giusto per citare un brand nel ranking mondiale di reputazione, Ferrero è la prima azienda italiana e occupa il 17° posto assoluto.

Lascio a voi la sfida di identificare le lovemark del panorama attuale, consapevoli che le aziende possono anche avere un bel marchio riconoscibile, ma sono e rappresentano (nella loro più intima essenza) gruppi di persone. Individualità che si riuniscono in unità collettive, a cui sceglierete di dare fiducia o meno.

Perché, in fin dei conti, è sempre una questione di reputazione. Meglio se buona.

di Gianluca Ferrauto_ Consulente in Formazione Comportamentale e Coach Partner fondatore di CMF, ConcaMangoFerrauto