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#InfluencedBy: la dura vita degli Influencer ai tempi del Covid-19

28 Maggio 2020

C’è stato un tempo in cui ci siamo stropicciati gli occhi di fronte all’alta moda sfoggiata sui red carpet o durante le Fashion Week, abbiamo viaggiato fra lusso, ristoranti costosi e luoghi da sogno o, più semplicemente, ci siamo lasciati influenzare negli acquisti di tutti i giorni.
Beh, decisamente non è questo il tempo: dall’inizio della pandemia da Covid-19, il ruolo degli Influencer nella vita dei consumatori è stato notevolmente ridimensionato.
Nessuna occasione mondana per indossare abiti firmati, nessun viaggio o evento per promuovere strutture, ristoranti o prodotti, ma solo una quotidianità da reinventare, in cui solo i più navigati protagonisti dei social media hanno saputo destreggiarsi al meglio.
Senza contare che, con le produzioni sospese e poco margine per investire, i primi tagli da parte di brand e aziende sono arrivati proprio in quest’ambito.
Non solo. Secondo un recente articolo di The Guardian, gli Influencer costretti in casa perdono buona parte del loro appeal: va da sé che l’ultima creazione Dior, per quanto artisticamente sfoggiata nel salotto di casa, non abbia lo stesso fascino che in luoghi ben più consoni per un’opera d’alta sartoria.
Per non parlare dei numeri. In tempi non sospetti (quando il coronavirus non ci aveva ancora stravolto la vita), la metà delle società di marketing avevano già investito circa il 20% del budget a disposizione in post degli Influencer, memori di un 2019 di fuoco in cui questo settore aveva mosso circa 6.5 miliardi di dollari in pubblicità.

In uno scenario quasi apocalittico, chi si è dimostrato all’altezza di sopravvivere alla dura legge del marketing? La risposta è semplice: chi ha sempre portato avanti il proprio ruolo social con naturalezza e spontaneità, chi ha sempre saputo far coesistere un lato glamour e uno decisamente più easy-going. Veri e propri storyteller che hanno fatto della loro autenticità un marchio di fabbrica, declinabile a seconda delle situazioni: anche in questo caso, la case più interessante arriva da un orgoglio tutto italiano, Chiara Ferragni.

Da anni nelle posizioni di spicco fra gli Influencer più importanti al mondo secondo Forbes, la giovane cremonese si è dimostrata un passo avanti a tutti: già avvezza a raccontare la sua figura pubblica con precise contaminazioni con il suo privato, ha deciso così di dare libero sfogo al lato più personale, coinvolgendo la sua famiglia, mostrando il quotidiano e (perché no) le debolezze e le difficoltà che un periodo così incerto hanno portato con sé.
Ecco che “la Chiara che vorrei” ha virato il proprio brand in una versione accessibile ed empatica, intrattenendo gli oltre 20 milioni di follower sia con momenti di svago che con attività mirate al sociale: raccolte fondi da record, ma anche azioni sul campo per sensibilizzare il proprio pubblico. Senza mai dimenticare il marketing: le sue capsule collection per Oreo e Champion sono andate esaurite nel giro di pochissime ore, così come i capi del brand Chiara Ferragni Collection, mostrati ogni giorno nei look dell’Influencer. E che dire della partnership con Galbani, attraverso cui l’imprenditrice digitale ha dimostrato che anche i meno abili in cucina possano creare piatti interessanti?
Gli esempi rilevanti sono molti: un caso stimolante ci arriva dalla casa di produzione Slim_Dogs, tra i cui fondatori c’è lo YouTuber – ora direttore della fotografia per progetti cinematografici – Cane Secco: alcuni dei format già consolidati sul canale YouTube ufficiale del gruppo (rivolti ad appassionati di cinema e TV) sono stati declinati in forma live, rendendo i protagonisti veri e propri beniamini del pubblico. Da poco è attivo il canale Twitch Slim_Dogs, che raggruppa un numero impressionante di spettatori, considerando la natura tecnica dei contenuti. Anche in questo caso, la chiave vincente è la freschezza dei talent, estremamente competenti e nello stesso tempo umani, diretti, coinvolgenti.

Che cosa aspettarci dunque dal futuro? È presto per dirlo, specialmente in una situazione in cui non è possibile prevedere quando avverrà un completo ritorno alla realtà. Quel che è certo è che approcciarsi con empatia, umanità e autenticità al proprio pubblico sembra essere la strada giusta: con o senza tuta e ciabatte.

di Irene Geronimi_Digital Content