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Il meglio (digitale e solidale) viene dai momenti più critici

30 Marzo 2020

Nelle ultime settimane, con un decreto restrittivo dopo l’altro, l’emergenza sanitaria italiana si è acuita fortemente. Mentre gli ultimi negozi, seguiti da parchi e giardini, abbassavano la saracinesca, gli italiani si sono barricati in casa. In una solitudine tutta condivisa.
Nella comune costrizione, gli utenti del Bel Paese si scoprono vicini e solidali: i social diventano il pianerottolo nazionale, su cui tutti condividono la loro quarantena da casa propria. #iorestoacasa (617k le citazioni a oggi) diventa il proclama di una nazione che vuole proteggersi, #andràtuttobene (276k post) lo slogan dei bambini che aspettano l’arcobaleno dopo il temporale. I numerosi flashmob dai balconi si trasformano in feste in cui salutarsi, gridare e cantare a favore naturalmente della camera del nostro smartphone.
Il Paese si parla online e lo fa usando le keywords di una distopia reale. Più che hashtag sembrano degli imperativi collettivi che vogliono renderci responsabili, partecipi e solidali: #restateacasa (24,5k post), #restiamoacasa (27,4k), #iostoacasa (145k), #stateacasa e poi ancora #iorestoincorsia #turestacasa (1000+).
Le celebrities sono state le apripista di questa maratona, rispondendo all’appello di Dario Franceschini a diffondere un po’ di senso civico in rete. Il risultato? Tantissimi video pubblicati con il monito a non uscire di casa e i vari consigli su come sfruttare il nuovo tempo a disposizione. Ma qualcuno ha fatto anche di più: uno dei primi crowdfunding è partito proprio dalle webstar Chiara Ferragni e Fedez, per poi continuare con le donazioni di Giorgio Armani, Francesco Totti, ecc.
Le iniziative affini sbocciate negli ultimi giorni sono innumerevoli. Molti brand hanno aderito a Solidarietà Digitale, il piano del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e Agid per supportare in modo concreto aziende e cittadini. E, soprattutto, per garantire loro la continuità lavorativa in modalità smart working. Alcuni esempi: Microsoft ha messo a disposizione gratuitamente tecnologia ed esperti IT per permettere l’adozione di soluzioni di smart working; Vodafone, Tim, Iliad, WindTre Business e Fastweb hanno offerto GB illimitati da mobile; WeSchool e altre piattaforme di e-learning hanno creato webinar per agevolare la didattica a distanza. E poi ebook gratuiti dal Gruppo Mondadori, abbonamenti free alle versioni online di La Stampa, La Repubblica e Gruppo Condé Nast. Per non parlare della sconfinata offerta di corsi di formazione e aggiornamento messi a disposizione – naturalmente online – da agenzie, startup e università.
In una manciata di giorni, Internet e i social media sono assurti a qualcosa di essenziale per la sopravvivenza: luogo virtuale in cui una nazione a pezzi può riunirsi, trovando quella necessaria motivazione a essere responsabile. Ma il web è stato soprattutto un grande catalizzatore di creatività, generosità e voglia di lavorare. È in questa stasi surreale, in cui tutto sembra fermo, che invece l’Italia si è scoperta aperta, flessibile e digitale.
Rita Levi Montalcini ha detto «Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì». E quello che adesso aspettiamo è una digital transformation cosciente, solidale, strutturata e capillare su tutto il territorio nazionale.