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Di tutto un podcast: viaggio nell’Italia che ascolta

17 Dicembre 2019

La runner all’ultimo chilometro dell’uscita mattutina, il signore nell’auto di fianco alla nostra, il ragazzo schiacciato dalla calca in metropolitana. Cos’hanno in comune? Sono tutti all’ascolto.

Leggono un romanzo senza avere tra le mani un libro o un ebook, s’informano senza aprire un giornale o guardare un notiziario, seguono un corso di lingua, una stand up comedy, un approfondimento su attualità, musica, arte. Sono tra gli oltre dodici milioni di italiani che negli ultimi dodici mesi hanno ascoltato almeno un podcast, un contenuto registrato digitalmente, pubblicato su piattaforma web e riproducibile in streaming oppure offline tramite smartphone, tablet, computer o smart tv.

Lo rivela la survey commissionata a Nielsen da Audible.com, la società Amazon attiva nei segmenti audiolibri e podcast. I risultati della ricerca sono stati presentati nel corso della seconda edizione di United States of Podcast, l’evento organizzato da Audible.com in collaborazione con Spreaker e Storielibere.fm. Il numero di user segna un deciso balzo in avanti rispetto all’anno precedente, con una crescita a doppia cifra (+16%, corrispondente a 1,8 milioni di nuovi ascoltatori) per un trend che lascia intravedere sviluppi più che interessanti.

Aumentano, infatti, gli utenti che ascoltano podcast una o più volte la settimana, con un incremento della durata media delle sessioni. Non solo: se resta dominante la fruizione di contenuti free, tra gli heavy user (significativamente presenti nelle fasce anagrafiche più giovani) si vanno diffondendo anche servizi a pagamento. E, con questi, gli investimenti dei player più accorti.

Secondo Interactive Advertising Bureau (Europe), il mezzo milione di euro ora in circolo nel continente per il digital audio advertising è destinato a triplicarsi in tempi brevi. Si toccherà la soglia degli 1,5 milioni entro il 2023, grazie soprattutto alle possibilità di penetrazione nella nicchia degli smart speaker come i dispositivi Amazon Echo, alimentato da Alexa, e Google Home. Gli assistenti vocali, prima di accenderci la luce del salotto o riprodurre la nostra serie preferita, ci trasmetteranno sempre più spesso contenuti pubblicitari mirati.

È proprio il content la stella polare su cui si sta orientando con sempre maggiore chiarezza Spotify: dopo avere acquistato questa primavera Parcast, casa di produzione multimediale specializzata nella produzione di storie seriali, la piattaforma svedese ha da poco cominciato a permettere la creazione di playlist comprendenti brani musicali e podcast insieme. Contenuti in linea con le preferenze dell’utente, destinatario di uno streaming comunicativo ampio e variegato, ma al tempo stesso molto più intimo e customer focused del broadcast tradizionale.

La magia della musica e l’efficacia della parola si sposano al potere del digitale in un fenomeno culturale che ha le caratteristiche per diventare di massa. Un’evoluzione vincente, in primis per la sua capacità di accontentare le più diverse possibilità e situazioni d’ascolto. A casa o sul tram, in automobile o in palestra, mentre si corre o si cucina: la voce dei podcast arriva dappertutto.

di Alessandro Vezzoli_Copywriter Redattore