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Dalle risposte alle previsioni: sono arrivati gli indovini artificiali

17 Dicembre 2019

Conosci te stesso. Se l’uomo greco trovava iscritta la massima sul fronte del tempio di Apollo a Delfi, quello digitale dovrebbe cercarla tra le letterine colorate del logo di Google. Come l’oracolo più celebre del mondo antico era il vertice di una struttura sacerdotale e il centro della vita economica di un’intera città, così le company in possesso degli algoritmi più potenti sono diventate veri e propri giganti del mondo di oggi. Non a caso si intitola L’algoritmo e l’oracolo il saggio che Alessandro Vespignani, docente di Fisica e Informatica alla Northeastern University di Boston, firma insieme a Rosita Rijtano per il Saggiatore. “Gli algoritmi, che diventano ogni giorno più raffinati” scrive Vespignani, studioso di teoria delle reti e impegnato nella sua applicazione nel campo dell’intelligenza artificiale “sono prossimi a esaudire un desiderio antico come l’uomo: un domani privo di segreti, totalmente prevedibile e quindi controllabile.”

Già oggi il quadro della nostra vita è interamente sotto gli occhi di chi manovra gli algoritmi: quando paghiamo la spesa con bancomat e carte vengono notati i prodotti che abbiamo comprato più spesso; lo smartphone tiene una traccia precisissima dei nostri spostamenti; le reti sociali analizzano in tempo reale le nostre conversazioni, le nostre preferenze in materie di cinema, musica, moda, cibo e il loro segno emotivo. Grazie alla crescente quantità di dati disponibili e agli strumenti sempre più raffinati per interpretarli, l’algoritmo è in grado, per fare un esempio, di estendere l’arco dell’affidabilità delle previsioni meteo fino a sei giorni (solo negli anni Ottanta non ci si spingeva oltre i tre). Non solo: studiando i movimenti dei pedoni nelle gallerie di un centro commerciale, riesce a determinare il negozio che avrà maggiori probabilità di venire visitato, mentre analizzando frequenza, direzione e forza dei passaggi dei giocatori di una squadra di calcio arriva a individuare il team più forte.

Naturalmente, restando in tema di partite, la sfida cruciale si gioca sul tema dei Big Data, i miliardi di miliardi di informazioni raccolte per mezzo delle reti social e in costante ampliamento grazie all’Internet of Things. Oceani di dati utilizzabili nel bene ma anche nel male, per prevedere il tragitto di un ciclone o, meno catastroficamente, il contenuto del nostro prossimo carrello su Amazon, proporci una nuova serie televisiva sulla base delle nostre preferenze su Netflix o avviare operazioni speculative in ambito finanziario, economico e politico. Quando l’intelligenza dell’algoritmo viene piegata ai fini della manipolazione, notizie false possono diffondersi in maniera virale, determinando successi elettorali come quello di Trump alle ultime presidenziali USA. All’interesse verso le potenzialità di un algoritmo capace di riconoscere un volto e di imparare dai propri errori, si intreccia quindi il timore per il profilarsi di “scatole nere” in grado di controllare sistemi complessi senza che si possa sapere come e perché. Al conosci te stesso si affianca così un’altra massima, ripresa da Watchmen, il visionario comic di Alan Moore: quis custodiet ipsos custodes? Chi sorveglierà i sorveglianti? Chi vigilerà sull’agire dei custodi dei dati? È con un brivido – un brivido consapevole, da uomo di scienza – che Vespignani cita le parole dell’inventore della “psicostoria” in un passo del ciclo della Fondazione di Asimov: “Il singolo individuo si comporta in maniera imprevedibile, ma le reazioni delle masse possono essere studiate statisticamente. Più grande è la massa, tanto più precise risultano le previsioni probabilistiche. Ma la gran parte della massa studiata non deve essere al corrente di tali previsioni”.

di Alessandro Vezzoli_Copywriter Redattore