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  • H2H firma la digital activation per “Flower by Kenzo” a favore di Croce Rossa Italiana

    Trasformare una giornata qualsiasi in un #KenzoPoppyDay è l’invito lanciato dalla modella e influencer Paola Turani

    Milano – 20 aprile 2018

    “For a beautiful world”, “Rendere il mondo più bello”. Il payoff di Kenzo Parfums è il vero oggetto della nuova campagna di comunicazione per la fragranza iconica della Maison, Flower by Kenzo, che vede come protagonisti i valori di generosità, pace, unione, amicizia e bellezza. Un vero e proprio Manifesto che intende trasformare il payoff in azioni concrete. Continua a leggere

  • La pubblicità sui social network: un utente su tre non distingue i contenuti sponsorizzati da quelli organici

    Secondo la recente indagine “Italiani e Social Media” condotta da Blogmeter, i social preferiti dagli italiani sono Facebook, Instagram e Whatsapp.

    Un italiano su tre non distingue la pubblicità dai contenuti organici sui social network.
    Questo è il dato più importante che emerge dalla seconda edizione dello studio “Italiani e Social Media” di Blogmeter.
    Dal 9 al 15 marzo 2018 sono stati intervistati per la ricerca 1500 residenti in Italia, tra i 15 anni e i 64 anni, iscritti ad almeno a un canale social. Continua a leggere

  • Retail vs. Digital Transformation?

    Il retail ai tempi della rivoluzione 4.0: il digital marketing è l’alleato perfetto dello shopping offline.

    Nell’era del digital, in cui gli utenti sono sempre più proiettati verso un futuro ricco d’innovazioni a portata di click come i chat bot, le smart home e i dispostivi wearable, l’e-commerce elettronico non ha rimpiazzato del tutto il retail: la cara bottega sotto casa è ancora apprezzata da una buona percentuale di consumatori che ama toccare con mano i prodotti.
    Nonostante non ci sia stata un’apocalisse dei negozi fisici, è altrettanto vero che il canale online ha tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio alleato del retail. Continua a leggere

  • Digitale in Italia, diffusione trainata da video online e social

    Secondo il rapporto Media Cosumption Forecasts di Zenith, nel 2019 ogni consumatore del globo trascorrerà una media di 800 ore sul web da mobile. In Italia dominano i video on-demand e la voice search.

    Lo scorso 10 giugno, Zenith ha pubblicato il rapporto internazionale Media Consumption Forecasts. Come accade dalla prima edizione diffusa nel 2015, nel documento vengono presi in analisi i comportamenti dei consumatori di tutto il pianeta nei confronti dei device e dei contenuti mediali. Statistiche e misurazioni specifiche sono state riservate anche al panorama italiano, sensibilmente cambiato rispetto a quanto emerso 12 mesi fa.

    Ma procediamo con ordine. Ciò che principalmente emerge a livello globale è lo tsunami statistico che identifica la fruizione tramite mobile. Zenith prevede infatti che nel 2019 gli utenti dei 5 continenti trascorreranno 800 ore sul web da mobile (su una media cosumption complessiva di 8 ore al giorno per individuo). Parafrasando, stiamo parlando di 33 giorni e 8 ore a testa senza soluzione di continuità. Senza dimenticare che gli algoritmi fissano a 930 ore pro capite il limite che si toccherà nel 2021.

    Negli ultimi 4 anni, il tempo medio trascorso da ogni singola persona su device mobile è aumentato del 13% a ogni rilevazione, passando da 80 a 130 minuti al giorno. Le cause di questo incremento sono semplici: maggior disponibilità di smartphone per la popolazione, connessioni rapide, sempre più app da scaricare e migliori performance di visione offerte dagli schermi di ultima generazione.

    Eppure la crescita della fruizione da mobile sta rallentando, nonostante la diffusione di dispositivi mobile anche nelle aree meno abbienti della Terra. Accade quindi che nel 2019 a farla da padrona è ancora la TV: il piccolo schermo sale sul gradino più alto del podio dei mezzi preferiti, con 167 minuti di visualizzazione al giorno a testa. Anche “la regina” TV non ha però ottime previsioni di cui vantarsi: Zenith stima infatti che i minuti di fruizione quotidiani scenderanno a 165 nel 2021.

    E in Italia? Ecco, l’analisi della consumption digitale al di qua delle Alpi parte da alcuni presupposti fondamentali: aumentano anche nel 2019 i device connessi a Internet, lo stile di vita dei consumatori è sempre più flessibile e cresce la quota di contenuti liquidi e indipendenti dalle piattaforme di fruizione.

    Da tutto ciò deriva un incremento del numero medio di device digitali usati. Non sorprende perciò che il mercato mediale tricolore abbia eletto i video on-demand (VOD) ad assoluti protagonisti. Questo trend e le ottime percentuali di tempo di fruizione fatte segnare dai social media consentono alla penetrazione digitale di proseguire ottimamente in Italia: +5,8%, con una reach di 42,5 milioni di utenti unici da mobile nel dicembre 2018.

    Il panorama italiano sta inoltre subendo progressivamente l’influenza della voice search. Home speker e assistenti domestici sono tra i più venduti nei negozi di settori. A tal punto che, a detta di ComScore, nel 2020 il 50% delle ricerche online sarà effettuato tramite voice search.

    Suscita particolare interesse anche l’analisi demografica della media cosumption. In primis, i dispositivi mobile trovano un terreno fertile soprattutto tra gli under 44, anche se la fascia 35-44 anni è ancora fortemente attratta dalla radio; gli utenti d’età più avanzata prediligono tuttora la stampa all’online. Proprio la stampa e il cinema stanno scomparendo dalle fruizioni per le fasce di reddito più basse, mentre si conferma il calo degli ascolti TV ad agosto.

    Concludendo con la fruizione digitale, lo smartphone distrugge la concorrenza per la navigazione online, lasciando al desktop le preferenze per gli acquisti online.

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO
  • BOBO SUMMER CUP, QUANDO L’IRRIVERENZA INCONTRA LA SOLIDARIETA’

    La competizione, ricca di ospiti del mondo del calcio e non solo, è ormai giunta alla terza edizione. Si punta al pieno di incassi tramite l’irriverenza, con un unico obiettivo: la beneficenza.

    Un gioco semplice, ma allo stesso tempo potenzialmente spettacolare: ecco la formula vincente del foot-volley, ovvero una pallavolo per calciofili. Le regole sono in sostanza le stesse del volley tradizionale, ad eccezione della norma principale: esattamente come nel calcio, è severamente vietato l’uso delle mani. Si passa così da violente schiacciate “alla Ivan Zaytsev” a rovesciate spettacolari, più in linea con le abilità tecniche dell’organizzatore Christian Vieri e dei suoi compagni.

    L’evento conta un’incredibile mole di sponsorship: da Heineken a Goleador, passando per la Gazzetta dello Sport solo per citarne alcune. I match saranno trasmessi sulle piattaforme Mediaset, trovando spazio anche su SportMediaset, la sezione dell’emittente televisiva dedicata alla sport.

    Ciò che suscita maggiore interesse è però come sia stata creata e gestita questa idea di business, nata dalla mente (e non dai piedi) di uno dei più iconici ex calciatori italiani. Le tre tappe della competizione (nelle città di Jesolo, San Benedetto del Tronto e Riccione) permetteranno di raccogliere incassi da devolvere in beneficenza all’associazione Heal, che si occupa di prevenzione e cura di tumori infantili. Gli introiti saranno garantiti dalle attività rivolte al pubblico presente e dalla messa all’asta delle maglie di alcuni grandi giocatori di Serie A, amici di Vieri: tra questi spiccano i nomi di Cristiano Ronaldo, Nainggolan, Piatek e molti altri.

    Il progetto è stato concepito da Bobo pochi anni fa: mentre si trovava in vacanza a Formentera, non resistiva al desiderio di sfidare chiunque a foot-volley. Ogni giorno non mancava chi volesse provare l’ebrezza di sfidare sulla sabbia l’ex campione di Inter, Lazio, Juve e Milan. Dopo questo inaspettato successo, Vieri ha deciso quindi di cavalcare l’onda, spettacolarizzandola sempre di più: probabilmente tutto ciò è un indizio di come, anche dietro personaggi irriverenti e stravaganti come lui, si possa celare una mente capace di ideare un progetto di valore per definire un nuovo format di business.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • RedWave_mag: il nuovo magazine di H2H presentato in occasione della Milano Digital Week

    Nato da un’idea di Paolo Romiti, il nuovo giornale di H2H sarà una piccola, grande finestra sul mondo del Marketing. Da marzo tutti i mesi online

    “Abbiamo sempre bisogno di conoscenza”. Così Paolo Romiti, Presidente e CEO di H2H, racconta l’idea alla base di RedWave_mag  il nuovo magazine dell’agenzia, da lui stesso ideato e diretto. Uno spazio dove l’agenzia racconta un po’ di sé e un po’ di ciò che accade al di fuori, attraverso la propria lente.  Continua a leggere

  • La febbre del selfie

    Location da favola, vite al limite e like come se piovesse… Sì, ma a che prezzo?

    Non c’è più niente di sacro”.

    Con questo payoff, due anni or sono, esordiva su Netflix Suburra, prima produzione italiana del colosso di Los Gatos: un viaggio nei loschi affari di una Roma sconosciuta ai più, dove la sacralità della Città Eterna è costretta a scendere a patti con un mondo d’intrighi, delitti e corruzione.

    Una frase forte per una serie TV, ma quanto mai attuale e provocatoria: nell’era dei social network, è davvero rimasto qualcosa di sacro?

    Qualche settimana fa, a Berlino, camminavo fra i corridoi del Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa; un monumento grave e potente, eppure – complici il primo sole d’estate e l’innegabile teatralità del luogo – uno stuolo di turisti d’assalto ha iniziato a rincorrersi fra una stele e l’altra: pose, urla e scatti, contrapposti alla grigia sobrietà di un’opera tristemente diventata fra le più instagrammabili d’Europa.

    Fra caption fintamente accorate e selfie senza ritegno, la cultura dell’esserci – a scapito del come esserci – prende sempre più piede, svilendo la natura stessa di simboli così importanti per la nostra memoria. Una provocazione raccolta da Shahak Shapira, artista israeliano residente a Berlino, che attraverso il progetto virale Yolocaust ha colpito duramente i visitatori meno attenti: attingendo a decine e decine di foto inopportune sui social di fronte al Memoriale, ne ha calato i protagonisti negli scenari più crudi ed emblematici dell’Olocausto, creando contrapposizioni che suonano come fortissimi pugni allo stomaco.

    Iniziative di questo tipo saranno sufficienti a parlare alle coscienze? Non nella corsa allo scenario di tendenza, una ricerca spasmodica di attenzioni che – nei casi più estremi – può sfociare in pericolo.

    Di solo poche settimane fa è il caso legato a Chernobyl, acclamatissima miniserie HBO e Sky Atlantic che ha messo in luce alcuni dei più oscuri segreti sul disastro nucleare del 1986. Disastro le cui conseguenze si pagano ancora oggi, ma che sembrano non aver destato alcuna preoccupazione nelle centinaia di influencer (o aspiranti tali) che si sono riversate nella cosiddetta zona di alienazione – estremamente radioattiva – per immortalarsi in quei luoghi spettrali e abbandonati.

    E così, senza mai rinunciare alla didascalia d’effetto, ecco gli instagrammer accanto ai simboli della tragedia, a testimonianza di un’isteria collettiva che non può e non deve essere giustificata dal clamore per la serie TV del momento. Uno spirito di emulazione così forte da aver costretto Craig Mazin, il creatore della serie, a intervenire con un tweet che invitava al rispetto per le vittime.

    Altrettanto d’effetto è la notizia che le iper-instagrammate Maldive della Siberia – lago artificiale sottostante la centrale elettrica di Novosibirsk, le cui acque turchesi ricordano da vicino quelle originali – siano in realtà altamente nocive per chiunque ci si immerga: il monito degli addetti ai lavori basterà a fermare i social addicted più ansiosi di fingersi ai Tropici?

    Passare il tempo fra location da urlo, vite da copertina e lusso sfrenato è un sogno comune a tanti, ma è giusto chiedersi se ciò che inseguiamo così voracemente ci restituisca qualcosa, ci dia più valore come essere umani. Vivere fino in fondo le situazioni, invece che subirle in funzione di una miglior visibilità, dovrebbe essere il nostro obiettivo: che la scelta di Instagram di togliere il numero di like sotto i post pubblicati sia una spinta in questa direzione?Quel che è certo è che, per quanto cool, impegnativi o ricercati, non saranno i nostri post a rivelare chi siamo davvero. – Bella questa, quasi quasi ci faccio una story…

    di Irene Geronimi_Digital Content
  • Top Utility: H2H presente all’evento Althesys

    L’evoluzione parte dall’Innovazione e la Comunicazione è una parte fondamentale di questo processo. Lo sanno bene le aziende all’interno del panorama delle Utility che, in questo periodo, sono in fase di forte trasformazione.

    Se fino al 2016 era proseguito il trend di consolidamento – soprattutto per le imprese multiutility – ora sembra esserci un cambiamento di tendenza. In questo contesto il rapporto di Top Utility – giunto ormai alla sesta edizione – ha lo scopo di monitorare le 100 maggiori aziende (pubbliche e private) e verificarne il loro andamento. Tra le loro esigenze la necessità di formare le proprie risorse – diventando driver strategici per far fronte all’innovazione di settore – e un’attenzione maggiore al lavoratore e alla comunicazione interna. Continua a leggere