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  • DAL CAOS ICARDI ALLA DIATRIBA KESSIE-BAKAYOKO-ACERBI: COME CAMBIA IL CALCIO ATTRAVERSO I SOCIAL.

    La continua tendenza dei calciatori è quella di utilizzare i social network come mezzo di sfogo, creando scenari difficili da immaginare per gli appassionati di una volta

    Lo sport, e in particolare il calcio, è parte integrante della cultura italiana e, cosi come molte delle consuete abitudini, ha subito l’avvento della tecnologia e dei social network in particolare. Polemiche, indiscrezioni di mercato, dichiarazioni ufficiali e ufficiose, il tifoso ama tenersi informato su questo genere d’informazioni, ma con l’avvento della tecnologia si è arrivati a una vera e propria esuberanza, che sfocia talvolta in una sensazione di fastidio da parte degli appassionati.

    I calciatori, cosi com’eravamo abituati a intenderli, ovvero come atleti in campo, sono cosi diventati degli influencer, liberi di esprimersi sui social network, creando così molte più polemiche, spesso tratte da argomenti futili, di quanto non fossimo abituati in precedenza. E così, se il gossip intorno a un calciatore si limitava ad argomenti del tipo quale potesse essere la sua nuova fiamma, si è passati a insulti da diretti rivali tramite social e addirittura a frecciatine verso il proprio club di appartenenza.

    È il caso di Mauro Icardi, attaccante argentino e punta di diamante dell’Inter, che in seguito alla decisione della società di privarlo della fascia di capitano, si è rifiutato di giocare per quasi due mesi, in quanto presumibilmente offeso. Dal 13 febbraio al 3 aprile, Icardi non ha più giocato un solo minuto con la maglia neroazzurra, senza proferire una sola parola, senza nessuna dichiarazione che spiegasse il perché di questa sua decisione, ma parlando (in maniera velata) esclusivamente tramite i social network, in particolare Instagram. Parte integrante di questa faida tra club, l’Inter e il giocatore è stata la moglie-agente Wanda Nara che, sempre tramite i social network, non mancava di difendere il proprio marito dalla brutta e cattiva società rea di averlo degradato a semplice attaccante del club. Wanda Nara è anche da quest’anno opinionista televisiva e, durante questo periodo, non sono mancatele discussioni durante la trasmissione, con la moglie-agente colpevole di aver detto qualcosa di troppo nei confronti dei compagni di squadra del marito. Sì, perché oggi anche le mogli dei calciatori attraverso i social manifestano eventuali malumori dei propri compagni, alimentando polemiche puntualmente riprese dalla stampa.

    Gli stessi calciatori contribuiscono a inasprire gli animi dandosi addosso uno contro l’altro. Recentemente, in vista della partita Milan-Lazio di campionato del 13 aprile, Acerbi, difensore della Lazio, e Bakayoko e Kessie, centrocampisti del Milan, hanno aizzato un polverone mediatico prima tramite i social e quindi tramite gesti palesi. Acerbi qualche giorno prima della partita ha dichiarato alla tv del club “di essere superiore nei singoli al Milan”. A quel punto, via Twitter, Bakayoko ha replicato “Ci vediamo sabato”. Immediatamente dopo la partita terminata 1-0 a favore dei rossoneri, Bakayoko e il compagno Kessie hanno esposto la maglia di Acerbi alla propria curva come un trofeo, in segno di derisione per le sue dichiarazioni. Di lì a poco gli stessi tifosi si sono scatenati, mentre Acerbi affermava, sempre tramite social, che “fomentare odio non è sport”. Il calciatore si riferiva ai numerosi insulti ricevuti che ricordavano un suo periodo non facile vissuto per una malattia che gli stava costando la vita. I due centrocampisti del Milan si sono quindi scusati, sempre tramite social, per il loro gesto non curanti della quantità di odio scatenato.

    Il calcio è passione, e negli anni sugli spalti se ne sono viste di tutti i colori, ma la sensazione è quella che i social rischino di rompere il giocattolo. Sono lontani i tempi in cui per il calcio si era capaci di interrompere delle guerre, come nel 1914, quando francesi e tedeschi deposero le armi per sfidarsi a colpi di pallone durante la notte di Natale.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • RedWave_mag: il nuovo magazine di H2H presentato in occasione della Milano Digital Week

    Nato da un’idea di Paolo Romiti, il nuovo giornale di H2H sarà una piccola, grande finestra sul mondo del Marketing. Da marzo tutti i mesi online

    “Abbiamo sempre bisogno di conoscenza”. Così Paolo Romiti, Presidente e CEO di H2H, racconta l’idea alla base di RedWave_mag  il nuovo magazine dell’agenzia, da lui stesso ideato e diretto. Uno spazio dove l’agenzia racconta un po’ di sé e un po’ di ciò che accade al di fuori, attraverso la propria lente.  Continua a leggere

  • Baricco: con The Game racconto chi ha scritto le regole del gioco digitale

    Dove stiamo andando, e soprattutto, come siamo arrivati fin qui?
    Una mappa imperdibile dell'Homo Sapiens dopo il sisma che ha sconvolto un'intera civiltà. La nostra.

    Una conversione collettiva a nuove tecniche di sopravvivenza. Una virata strategica geniale. Un formidabile cambio di paradigma. È la mutazione di cui Alessandro Baricco traccia un’articolata cartografia in The Game (Einaudi), avventurosa ricostruzione del complesso di innovazioni noto come “rivoluzione digitale”. Non solo un radicale cambiamento tecnologico indotto dagli strumenti che hanno trasformato le nostre vite negli ultimi trent’anni, ma il risultato di una vera e propria “insurrezione mentale”.

    Attenzione, infatti, a non confondere causa ed effetto: l’uomo nuovo non è quello prodotto dallo smartphone, ma “quello che l’ha inventato, che ne aveva bisogno, che se l’è disegnato a suo uso e consumo”. La rivoluzione digitale descritta nelle pagine di The Game ha dunque l’aspetto di una catena montuosa prodotta da un sisma sotterraneo, una cordigliera le cui vette scandiscono le tappe di un itinerario che, non a caso, prende simbolicamente le mosse da Space Invaders, il videogioco che nel 1978 smaterializza l’esperienza (non solo) ludica e ne sposta il baricentro, stabilendo la postura tipo dell’età digitale: uomo-tasti-schermo. Tre “gesti lunghi” tracciano il campo da gioco della nuova epoca: la digitalizzazione di testi, suoni e immagini che riduce allo stato liquido il tessuto del mondo (dal CD al DVD passando per l’MP3); la diffusione del personal computer che diventa davvero visibile a metà degli anni ’80 con Ibm, Commodore 64 e Mac e irreversibile a metà del decennio seguente con l’avvento di Windows 95; la connessione dei computer in una rete che si fa World Wide nel 1990 grazie al Web ideato da Tim Berners-Lee e arriva al traguardo nel 1998 con la nascita di Google.

    Tramonto delle mediazioni in un mondo a trazione diretta, apparentemente senza confini e senza élite; transizione dalla linearità alle strutture ipertestuali; profilarsi di una sorta di “umanità aumentata” che trova il suo habitat in un sistema di realtà dove la distinzione tra mondo vero e oltremondo virtuale decade a confine secondario: su queste fondamenta s’innesta il processo di colonizzazione digitale del pianeta. Wikipedia e Linkedin, Skype e Facebook, YouTube e Twitter preparano il momento clou del 9 gennaio 2007, quando Steve Jobs dal palco del Moscone Center di San Francisco dichiara di avere reinventato il telefono. “It’s very simple”, afferma mentre fa scaturire meraviglie pizzicando divertito lo schermo di “un piccolo computer che finge di essere un gioco”. Un gran finale e al tempo stesso il punto di partenza della fase in cui siamo immersi tuttora, dove all’esperienza intesa in senso classico, novecentesco (compimento, pienezza, sistema realizzato) si sostituisce la post-esperienza (squarcio, perdita di controllo, dispersione). Se l’esperienza era un gesto che metteva in ordine la realtà, la post-esperienza è un movimento che la destabilizza. E che diventa “il nostro modo di creare senso, di ritrovare la vibrazione del mondo”.

    Una volta compresa la straordinaria portata della mutazione digitale, siamo davvero sicuri di conoscerne gli obiettivi e i valori? Qualcuno ha calcolato le conseguenze dell’uso dei brand new tools sul nostro modo di vivere e forse anche di essere? Stiamo costruendo una civiltà brillante ma incapace di reggere all’onda d’urto del reale? Mentre ci addentriamo tra le sfide e le potenzialità offerte da un mondo in continuo movimento, diventiamo ogni giorno più consapevoli che le mappe di cui abbiamo bisogno ancora non esistono. Sappiamo però dove cercarle: nel rovescio delle nostre paure. Allora pronti? Let’s play.

    di Alessandro Vezzoli_Copywriter e Redattore
  • Top Utility: H2H presente all’evento Althesys

    L’evoluzione parte dall’Innovazione e la Comunicazione è una parte fondamentale di questo processo. Lo sanno bene le aziende all’interno del panorama delle Utility che, in questo periodo, sono in fase di forte trasformazione.

    Se fino al 2016 era proseguito il trend di consolidamento – soprattutto per le imprese multiutility – ora sembra esserci un cambiamento di tendenza. In questo contesto il rapporto di Top Utility – giunto ormai alla sesta edizione – ha lo scopo di monitorare le 100 maggiori aziende (pubbliche e private) e verificarne il loro andamento. Tra le loro esigenze la necessità di formare le proprie risorse – diventando driver strategici per far fronte all’innovazione di settore – e un’attenzione maggiore al lavoratore e alla comunicazione interna. Continua a leggere

  • La Formula E a Roma, quando la Città Eterna diventa Montecarlo

    Sabato 13 aprile ha preso il via la seconda edizione del Gran Premio Eco-friendly, dove Roma per un weekend è diventata un circuito cittadino in stile Montecarlo

    La zona prescelta è quella dell’EUR che da ormai due anni si trasforma per un weekend di metà aprile in un circuito dove le monoposto elettriche possono ingaggiare duelli emozionanti, in grado di stupire anche i tifosi più scettici.

    Per gli appassionati di motori, quando si pensa a un circuito cittadino, la mente viaggia immediatamente al Gran Premio di Montecarlo, storicamente uno dei gran premi più emozionanti della Formula 1. Roma, però, in questi ultimi due anni ha dato prova di non essere da meno e, malgrado le numerose polemiche, l’edizione dell’E-Prix si è rivelata un successo.

    Il calore dei tifosi italiani ha reso questo circuito uno dei più attesi da parte degli appassionati delle monoposto elettriche, dopo solo due edizioni. Non saranno le Ferrari, le McLaren o le Williams della Formula 1, ma questi bolidi continuano a stupire, e la Formula E si sta, a mano a mano, facendo spazio tra i più grandi campionati automobilistici al mondo.

    Mitch Evans su Panasonic Jaguar Racing è il vincitore del secondo E-Prix di Roma di Formula E sul circuito cittadino dell’EUR. Una gara che non ha certamente deluso le attese. Con un imprevisto dopo 45 minuti di corsa, più un giro, la corsa è stata infatti sospesa 50 minuti nelle prime fasi a causa di uno scontro che ha coinvolto numerose vetture. Purtroppo, la seconda edizione dell’E-Prix di Roma è stata un po’ rovinata dalla pioggia. Ma fin dalla mattina, con le prime prove alle 8, e il tempo clemente, l’evento tanto atteso, con i bolidi elettrici a Roma, si era animato, e tanti romani si erano presentati all’EUR.

    Non resta che aspettare la 3a edizione di questo Gran Premio, per essere ancora una volta immersi in un turbinio di emozioni elettrizzanti, con uno scenario magnifico come solo la Città Eterna sa offrire.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • Milano Digital Week: H2H protagonista della prima edizione

    Paolo Romiti, Presidente e CEO di H2H, sarà uno dei primi relatori nei quattro giorni dedicati all’industria digitale a Milano

    H2H parteciperà alla prima edizione della Milano Digital Week che, dal 15 al 18 marzo, sarà il palcoscenico di più di 300 appuntamenti dedicati all’innovazione e alla tecnologia digitale. L’agenzia guidata da Paolo Romiti sarà tra le protagoniste già dalla prima giornata con il workshop “Smarter not just faster: approcci vincenti alla città del futuro”.
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  • Twitch, il social dedicato alle live sposorizzato da Amazon

    La piattaforma online viene considerata la YouTube dei videogiochi, e permette di guadagnare
    grazie a donazioni tramite Amazon

    Twitch è la nuova piattaforma streaming dedicata ai gamers, i videogiocatori. Sul sito è possibile assistere a numerosissime live di qualsiasi videogame di qualsiasi console di nuova e vecchia generazione (PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One). I contenuti rimangono successivamente disponibili anche non in-live permettendo così ad un ipotetico spettatore appassionato di fruire dei contenuti anche in differita.

    La piattaforma offre principalmente un duplice servizio: si può infatti essere tranquillamente fruitore e fornitore del servizio streaming. Per diventare gamer e realizzare le proprie live è infatti sufficiente iscriversi alla piattaforma, creare un proprio canale e catturare le immagini del proprio gameplay, la cosa forse più complicata sulla quale Twitch per ora può fare ben poco. Proprio per questo motivo è soprannominata la YouTube dei videogiochi, dando la possibilità quindi di essere spettatore e/o protagonista.

    Twitch offre inoltre la possibilità di partecipare a tantissimi tornei per i giochi che possiede, come ad esempio Pokemon FIFA e altri titoli. Per questa funzione però, oltre alla registrazione alla piattaforma, è imperativo che il giocatore possegga anche l’attrezzatura necessaria per catturare le immagini della partita e trasmetterle dal computer.

    Su Twitch è anche possibile guadagnare qualche soldo. Il guadagno è un’esclusiva per “Affiliati” o “Partner”. Per diventare un affiliato, un canale deve avere 50 follower, 8 ore di streaming pubblicati in almeno sette giorni diversi e una media di tre spettatori per ogni streaming. Per un partner le ore di streaming salgono a 25 ore in almeno 12 giorni diversi e con una media di 75 spettatori. Se le ore di video caricati sono solo una questione d’impegno e costanza, arrivare a 75 spettatori non è così semplice. Twitch però da priorità a canali già affermati, i primi passi sono quelli più complicati. Così come avviene altrove, arrivare da 0 a 50 spettatori è più difficile che passare da 500 a 600. Per emergere si consiglia di “promuovere il canale su altre piattaforme, come Twitter e Facebook”. Guadagnare attraverso Twitch non è un gioco ma un lavoro vero e proprio.

    Amazon ha visto e sfruttato il potenziale della piattaforma acquistandola. La principale innovazione che ha portato il colosso dell’e-commerce alla piattaforma è stata l’introduzione di Twitch Prime. Twitch Prime può essere collegato al proprio account Amazon Prime senza costi aggiuntivi, e permette di usufruire di servizi dedicati oltre che ad alcune offerte specializzate.

    L’ascesa di questa piattaforma sembra davvero inarrestabile. Il gameplay è un format che è sempre stato apprezzato, mentre il genio di Twitch è stato quello di cogliere questo potenziale e farlo esplodere con un servizio interamente dedicato.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • Quattro lezioni di Digital Marketing per i marketers – Parte 1

    Le sfide dei Chief Marketing Officer sono molte, complesse ed eterogenee. Mantenersi aggiornati ed efficaci non è semplice specialmente in un contesto ad alta velocità come tutto quello che ruota attorno al digital.

    Alcune premesse fondamentali

    Alcune decisioni di marketing non rientrano in una sola delle tre aree principali: alcune di esse possono riguardare tutti e tre gli aspetti.

    C’è una decisione fondamentale, tuttavia, che un operatore del marketing può prendere ed è quella che permette di creare un contesto adatto al fine di attrarre, acquisire e fidelizzare i clienti: ma quali sono le migliori soluzioni per tali sfide?

    Al giorno d’oggi, il principale strumento di marketing è il dato. Buona parte dei CMO ne è consapevole. Ciò che i CMO non sempre sanno è quali componenti della tecnologia sono necessari per capitalizzare quei dati e soddisfare al meglio le esigenze della loro organizzazione. Come usare il dato o come elaborarlo.

    La maggior parte delle aziende dovrebbe avere lo stesso obiettivo: aumentare il profitto.

    Se hai già definito come guadagni, la prossima domanda sarebbe: come facciamo a guadagnare di più? La risposta è nei dati e nelle analisi.

    Big Data e analisi sono così impegnativi a causa della necessità di agire sui dati. E per farlo, i dati devono esistere in una certa forma: completamente utilizzabile, completamente flessibile, granulare a livello di cliente o prospect.

    I dati grezzi sono di gran lunga il requisito più elementare per un approccio analitico di fascia alta. Eppure molte aziende continuano senza di essi perché non realizzano un punto cruciale: la capacità di quasi tutte le future azioni di marketing digitale dipenderà dal livello di granularità disponibile nei dati. Come può un’azienda personalizzare i contenuti quando non ha dati a livello personale?

    Lezione CMO numero 1: partire dai dati grezzi.

    Attrarre i prospect in target

    Al fine di preparare il terreno per azioni di marketing digitale ottimali, i CMO dovrebbero essere sicuri di selezionare un sistema di analisi che consenta di importare e lavorare dati grezzi.

    E qui sta la sfida del CMO: ottimizzare la spesa di marketing digitale in tutte le campagne.

    Quali campagne stanno dando i loro frutti e in che modo posso investire in campagne che saranno efficaci?

    Il primo passo qui è sapere come i clienti che convertono stanno arrivando sul tuo sito web.

    In altre parole, i CMO devono identificare con precisione il customer journey, ovvero la modalità con cui i propri clienti arrivano sul sito.

    Non è tuttavia sempre un’operazione semplice. Perché? Per due ragioni:

    • serve un modello di attribuzione e monitoring dei touch point che sia avanzato
    • occorre conoscere il posizionamento ideale del nostro advertising e ottimizzarlo

    Per affrontare il modello di attribuzione, i marketer devono comprendere non solo quale punto del customer journey ha catalizzato la conversione, ma anche utilizzare una piattaforma di analisi che consenta la modellazione multi-attribuzione.

    I modelli di attribuzione basati esclusivamente sul primo clic o sull’ultimo clic sono ormai desueti e non porteranno a niente.

    D’altro canto, il posizionamento degli annunci potrebbe essere il colpevole di prestazioni poco brillanti. Anche se un’organizzazione ha sviluppato un modello di attribuzione perfetto, potrebbe comunque subire delle perdite in relazione al suo investimento.

    In termini di marketing digitale, per cercare di risolvere il problema, dobbiamo guardare alla pubblicità in real time. Occorre fare in modo di posizionare i propri annunci nelle posizioni giuste, verso i giusti prospect, al costo giusto.

    di Andrea Casagrande_Head of Digital