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  • Torna il Festival della Comunicazione, da settembre a Camogli

    Da giovedì 6 a domenica 9 settembre torna, nella suggestiva location ligure, l’appuntamento annuale più atteso in Italia, dedicato alla comunicazione, alla cultura e all’innovazione.

    Da giovedì 6 a domenica 9 settembre torna a Camogli l’appuntamento annuale più atteso in Italia, dedicato alla comunicazione, alla cultura e all’innovazione, il Festival della Comunicazione, diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer e organizzato da Frame, in collaborazione con il Comune di Camogli. Dopo Comunicazione, Linguaggio, Web e Connessioni, il fil rouge di quest’anno, Visioni, porta avanti l’eredità di Umberto Eco, ideatore e padrino della manifestazione, il cui pensiero dà forma a ogni edizione, non solo nei toni e nelle tematiche, ma soprattutto nella sua particolare visione del contemporaneo e dell’umano: un meraviglioso sistema di segni da interpretare secondo diverse prospettive, sensibilità, punti di vista, combinando alto e basso, serietà e ironia, particolare e universale. E proprio al grande maestro e semiologo, il festival dedica nella sua giornata d’apertura lo speciale evento “Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco”. Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici d’infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole. Sul tema Visioni si affronteranno e confronteranno oltre 100 ospiti tra i più prestigiosi rappresentanti della cultura, dell’economia, della scienza, dello spettacolo, dell’innovazione tecnologica dell’Italia e del mondo, e gli amministratori delegati e i presidenti di alcune delle maggiori aziende nazionali e internazionali. «Visione è narrazione, sogno, fantasia, talvolta illusione ed inganno – spiegano Rosangela Bonsignorio e Danco Singer – È interpretazione del reale secondo la nostra peculiare sensibilità percettiva, le nostre coordinate storico-culturali e la nostra genialità. È la capacità di scorgere l’inedito, di vedere oltre il piano materiale e immaginare situazioni possibili e realizzabili. È il risultato di uno sguardo al contempo particolare e d’insieme, che a partire dal contesto attuale disegna nuovi scenari, apre nuove strade e mette in moto il cambiamento. Le grandi innovazioni della storia e le scoperte della scienza derivano da menti visionarie che, spostando l’orizzonte delle capacità presenti, fissano nuovi traguardi. L’arte, la scrittura e la musica, spesso contaminandosi a vicenda, ci mostrano in atto universi possibili, alternativi e complementari e arricchiscono così le visioni del presente, perché possiamo immaginare futuri diversi». Il Festival della Comunicazione 2018 sarà aperto da una lectio magistralis dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano sulla nuova visione dell’ambiente urbano, con le sue mutate concezioni di tempo e spazio, individuo e socialità. A seguire, un ricco palinsesto di conferenze, dialoghi e interviste che intrecceranno linguaggi, discipline, personalità e mondi apparentemente distanti.

    di Daniele Bologna
  • Davanti a un video online, per oltre un’ora al giorno

    Nel 2018 i consumatori a livello globale guarderanno video online per una media di 67 minuti al giorno, 11 minuti in più rispetto all’anno precedente, come prevedono gli Online Video Forecasts di Zenith, report annuale dedicato all’online video advertising e giunto quest’anno alla quarta edizione.

    Nel 2018 i consumatori a livello globale guarderanno video online per una media di 67 minuti al giorno, 11 minuti in più rispetto all’anno precedente, come prevedono gli Online Video Forecasts di Zenith, report annuale dedicato all’online video advertising e giunto quest’anno alla quarta edizione. Per il 2018 l’analisi si è focalizzata su 59 mercati chiave. Lo studio considera come “online video” tutti i contenuti video accessibili tramite connessione Internet, incluse piattaforme di proprietà di broadcaster come Hulu, servizi di abbonamento “over-the-top” come Netflix, siti di condivisione video, ad esempio YouTube, e i video visti sui social media. Secondo le previsioni di Zenith, entro il 2020 gli utenti trascorreranno in media 84 minuti al giorno guardando video online. La Cina registrerà la quota più alta in termini di tempo speso nel giorno con 105 minuti, seguita da Russia e UK (rispettivamente 102 e 101 minuti). Come conseguenza di questa crescita rapidissima del consumo di video online, i brand sono invitati a ripensare in modo profondo le proprie strategie di pianificazione sia televisiva che digitale. Come mostra il documento di Zenith, da qui al 2020 il consumo di video online aumenterà di 9 minuti all’anno andando a erodere il tempo speso sui mezzi tradizionali. Nonostante la presenza di piattaforme non commerciali quali Amazon Prime e Netflix, molta parte del tempo dedicato al consumo di video online è appannaggio di piattaforme che prevedono pubblicità, quindi l’incremento di consumo di video online si traduce in un progressivo ampliamento dell’audience commerciale. Secondo Zenith gli investimenti in video online advertising sono cresciuti del 20% nel 2017, raggiungendo quota 27 miliardi di dollari. Ricordiamo che nel 2014 c’era stato un picco del 36%, in seguito il trend di crescita è progressivamente diminuito pur mantenendosi alto. Per il 2018 si prevede un +19%, a seguire la crescita media annua sarà del 17% fino al 2020, quando la spesa riservata al video online toccherà i 43 miliardi di dollari. Gli investimenti in online video display advertising hanno rappresentato il 27% del totale spesa riservata al display nel 2017 e arriveranno a coprire il 30% nel 2020. L’online video advertising, rispetto alla dimensione della pubblicità televisiva, rappresenta ancora solo una piccola parte che tuttavia è destinata ad aumentare dal momento che la crescita annuale degli investimenti sulla TV è ferma tra lo 0 e il 2%. Nel 2015 il mercato della pubblicità video online ha rappresentato il 10% delle dimensioni del mercato pubblicitario televisivo, percentuale che nel 2017 ha raggiunto il 14% e nel 2020 sarà pari al 23%. Video Online e TV sono tra loro complementari. Inizialmente, la maggior parte dei brand pianificava il video online per aumentare la copertura delle campagne televisive. In seguito alla rapida crescita della visione online, i brand pianificano sempre di più TV e video online in sinergia con l’obiettivo di ottimizzare la frequenza. Utilizzando in modo strategico i due mezzi e, in particolare, l’online video advertising per intercettare i light TV viewers, è possibile eliminare i problemi legati alla sovraesposizione o alla bassa esposizione del target di riferimento.

    di Monica Magnoni_Communication & Business Development
  • I social, i brand e la “crisi della fiducia”

    La fiducia verso i social media è in caduta libera. E a farne le spese sono i brand.

    Tra fake news, Cambridge Analytica, bot e account spam, non c’è da meravigliarsi se, nell’ultimo periodo, Facebook & Co. non se la stiano passando tanto bene in fatto di fiducia.

    Secondo il Trust Barometer 2018 – l’indagine condotta ogni anno da Edelman, la più grande società di relazioni pubbliche al mondo – solo il 41% degli intervistati si fida dei social media, mentre 4 persone su 10 hanno cancellato almeno uno dei propri account nell’ultimo anno.

    Ma la diffidenza verso il mondo dei social è solo parte di un problema più grande – siamo nell’era dell’“implosione della fiducia” e rischia di portare a una perdita di fiducia nei confronti dei brand che hanno aperto canali su questi media. I social sono proprio il mezzo migliore che le aziende hanno per costruire relazioni di valore con i clienti: più la fiducia nelle piattaforme si deteriora, più i loro business possono essere messi a rischio.

    I consumatori guardano con crescente scetticismo le comunicazioni online dei brand, perché sono sempre più consapevoli delle tattiche di marketing messe in atto per raggiungerli. In più, nonostante molti utenti si rivolgano proprio ai social per cercare informazioni su prodotti e marchi, perdono subito interesse verso ciò che trovano. Questo perché spesso non è semplice distinguere tra contenuti di qualità – e quindi veri – e contenuti fake.

    Una sfumatura interessante di questa tendenza è la forte sfiducia che emerge tra i millennial: gli ormai soprannominati “social scettici”, infatti, sono tra i primi ad affidarsi sempre più a raccomandazioni di persone reali e non di marchi o istituzioni. Dalla “saggezza della folla” si passa al più classico passaparola, con una crescente condivisione di contenuti attraverso piattaforme di messaggistica privata, i cosiddetti “dark social”.

    Un’ulteriore indagine – il Trust Barometer Special Report: Brands and Social Media – condotta da Edelman in nove Paesi e pubblicata all’apertura del Cannes Lions International Festival of Creativity, rivela inoltre che la maggior parte degli utenti desidera che siano proprio i brand a fare pressioni sulle piattaforme, affinché agiscano in maniera concreta per dare valore alla loro esperienza sui social.

    In particolare, ai brand viene chiesto di unire le forze per trovare (insieme agli social media) soluzioni concrete volte a garantire contenuti di qualità e affidabili. Secondo Edelman, “i brand sono la nuova democrazia e la società si aspetta che abbiano dei valori precisi, non una semplice value proposition”.

    Le aziende necessitano la fiducia dei consumatori per sopravvivere e hanno perciò il bisogno di promuovere il cambiamento. Ergo, devono considerare i social media come responsabili di obiettivi più grandi e di standard più elevati. Devono comunicare attraverso contenuti di qualità esperienziale e che aggiungano valore, integrando i social con gli altri canali di comunicazione, dalla pubblicità ai punti vendita, fino al customer service. Devono stabilire politiche e governance aziendali specifiche per i social media che siano a conoscenza dei regolamenti pubblicitari, insistendo sulla trasparenza e sull’autenticità.

    Il social media marketing sta entrando in una nuova era. E i brand sono chiamati a adottare una visione a lungo termine sulle azioni da compiere in questi canali, chiedendosi chiaramente se vogliono essere parte del problema o della soluzione all’“implosione della fiducia”.

    di Serena Sansica_Social Media Manager
  • La rivincita degli SMS – Potenzialità e risultati di uno strumento che non ha fatto il suo tempo

    L’evoluzione e il destino del primo vero strumento di messaggistica real-time e il valore aggiunto degli SMS per i brand in una strategia di pianificazione media

    Che la ruota giri nel mondo digitale e degli strumenti di comunicazione non è certo una novità, ma non sono molti quelli che si aspettavano il ritorno di uno strumento tanto semplice quanto efficace come gli SMS.

    Con l’affermarsi di sistemi di messaggistica one-to-one come WhatsApp, l’uso dello smartphone ha modificato negli anni più e più volte le abitudini del grande pubblico. Chat, messaggi vocali, emoticon, stories, sono solo alcune delle funzioni che la nuvola mette a disposizione degli utenti di tutto il mondo per l’invio di messaggi. Un’app per ogni esigenza, fascia di età o Paese, rende l’offerta di questo ramo degli stores particolarmente ampia e frammentata, con un pubblico che solo in Italia conta più di 45 milioni di utenti attivi, solo per le prime tre app più popolari.

    Ma dove si ferma la creatività degli sviluppatori, inizia l’efficacia degli SMS. Uno strumento tanto semplice e ovvio che, dopo un declino che in 5 anni ha raschiato oltre il 75% dei volumi di utilizzo, sta ora trovando nuovo spazio all’interno delle pianificazioni media dei grandi brand e non solo. Secondo MailUp, su un campione di 170 medie-grandi imprese B2C, quasi il 30% utilizza regolarmente il canale SMS in modalità Marketing Automation.

    A oggi sono circa 560 milioni i messaggi che vengono inviati ogni giorno nel mondo, su oltre 6,8 miliardi di sim attive, risultando quindi anche un canale poco presidiato; se inoltre si considera che meno del 10% dei messaggi vengono segnalati come spam, gli SMS figurano come uno strumento davvero affidabile ed efficace.

    Il principale punto di forza di questo strumento di comunicazione è senza dubbio la semplicità. Con un vincolo di 160 caratteri, gli SMS si distinguono per la sintesi che riescono a imporre anche al copy più prolisso e, di conseguenza, per la quantità di informazioni che l’utente finale deve interpretare. Il risultato, supportato da un tasso di lettura dei messaggi del 98%, è un conversion rate medio vicino al 30%. Performance davvero fuori dal comune se si considera inoltre che il 90% dei messaggi vengono letti nei primi 3 minuti dalla ricezione.

    Un altro aspetto molto importante è la possibilità di ricevere risposte dirette e immediate da parte degli utenti. Se infatti le performance non hanno eguali in strumenti della stessa tipologia, la comunicazione tramite SMS si distingue anche per la possibilità di ricevere feedback da parte dell’utente. Call-to-action come “vuoi essere ricontattato?” o “ visita il link” o “rispondi Sì se ti interessa l’offerta” rendono estremamente facile per il brand ricevere una risposta immediata e continuare la conversazione con il cliente.

    Bisogna considerare inoltre che gli SMS vengono spesso utilizzati come canale di comunicazione ufficiale di servizi bancari, risultando molto comodi per ricevere informazioni sul proprio conto corrente o carte di credito. Anche questo fattore ha permesso che nel tempo gli utenti vedessero questo strumento molto più che un canale di messaggistica, ma come un vero e proprio hub personale legato alla sicurezza, andandone a incrementare il livello di affidabilità.

    Possiamo quindi affermare che, nonostante sia terminata da tempo l’era in cui gli SMS erano un costoso passatempo da teenager, fatti di rozzi smily, acronimi estremi e summer card da invidia, il loro destino è tutt’altro che al capolinea. L’affidabilità dello strumento, i costi limitatissimi di invio e l’efficacia di lettura e risposta ai brevi messaggi di testo, hanno trasformato questo canale di comunicazione tradizionale in un alternativo e prominente asset pubblicitario, da tenere fortemente in considerazione per una strategia marketing aziendale a 360°.

    di Marcello Pavan, Project Manager
  • TV revolution: come cambiano i sistemi di data analysis

    Le misurazioni della user experience davanti al piccolo schermo cambieranno l’intero mercato degli spazi advertising in onda.

    Ormai non è più un mistero. Le modalità di fruizione dei contenuti televisivi si sono radicalmente evolute dall’inizio del Terzo Millennio. In poco meno di due decadi, sono infatti comparse decine di manuali di semiotica sulle esperienze crossmediali e sulle attivazioni di user experience su più livelli.

    Ma, se i contenuti proposti sul piccolo schermo vengono declinati in formati sempre più innovativi, non si può affermare lo stesso delle metodologie di data analysis riguardanti gli ascolti. O le visioni, per essere precisi. Nell’Anno del Signore 2018, i declamati “esperti del settore” spesso basano ancora le loro misurazioni su analisi di gruppi-campione o valutazioni a carattere demografico, influenzando le politiche di acquisto e vendita di spazi pubblicitari in onda.

    Eppure, nuove fonti di TV viewing data stanno comparendo all’orizzonte e costringono marketer e broadcaster a ridiscutere i calcoli sulla TV viewership.

    Come accennato, lo scetticismo verso le tradizionali misurazioni panel-based è legato a tre principali fattori: la comparsa di nuove piattaforme di visione (leggasi OTT), il conseguente aumento esponenziale dei contenuti e le sperimentazioni digitali per un miglior targeting, con un tracking facilitato.

    Gli analisti di ascolti TV appartenenti alla Next-Gen hanno dunque elaborato nuovi mantra da seguire in questo contesto mutevole. In primis, hanno detto addio ai viewing data legati ad aspetti anagrafici e demografici: l’obiettivo è linkare i dati della fruizione del piccolo schermo con le ricerche effettuate e le preferenze dichiarate online. Implementare il targeting dei content TV garantisce poi un maggior ROI delle campagne ADV: ovviamente, solo se si applica un corretto matching tra i dati CRM e il tracking dell’esposizione dell’utente agli annunci TV. Per la gioia di coloro che sono rimasti folgorati sulla via della crossmedialità.

    I nuovi metodi di analisi sorpassano quindi i loro predecessori, grazie alla possibilità di campionare immediatamente milioni di spettatori (e non qualche decina di migliaia, come nei casi panel-based), distinguere un gran numero di possibili behaviour davanti alla TV, adattarsi alle richieste dei nuovi canali on-demand e, anche grazie a essi, creare viewer profile a 360°.

    Pregi da non sottovalutare, insomma. Soprattutto se si considerano le principali due fonti di Next-Gen TV data: il set-top box e l’automated content recognition. L’analisi dei dati catturati da ogni set-top box garantisce una precisione statistica sorprendente; e, a tutto ciò, si aggiunge la potenziale delivery di messaggi sempre più targettizzati, per assicurare funnel di data-driven advertising. Bypassando l’STB, l’ACR usa invece la tecnologia incorporata nella tv (o nel contenuto trasmesso) per raccogliere informazioni sull’utenza. Ergo, si lavora sui metadati e sulla loro attivazione, attraverso l’acoustic fingerprinting e il watermakig.

    In conclusione, è palese come la Next-Gen TV rappresenti un considerevole salto in avanti per network e marketer. Le nuove tecniche di misurazione permettono un miglior targeting e una più precisa rendicontazione, considerando un fattore determinante a lungo termine: le fonti di dati ACR e STB producono dataset ricchi di informazioni e difficili da gestire. È probabile, quindi, che nei prossimi anni i cosiddetti aggregator di dati avranno sempre maggior importanza nel panorama mediatico: da qui scaturiranno presumibilmente un’ulteriore frammentazione del settore (con l’aggiunta di questa nuova figura nel cast) e una ricerca di inediti equilibri e standard nell’ecosistema televisivo.

    di Luca De Marchi_Content & Strategy
  • Nike React. Il nuovo successo dello Swoosh.

    Cosa ne pensi della nuova linea di scarpe per runner firmata Nike? Dillo creando il tuo avatar!

    Come si può realizzare una campagna che sappia essere incisiva e performante verso gli utenti e, al contempo, catturare gli elogi della critica di settore? Che sia in grado di trasmettere un key-concept semplice e intuitivo, ma anche accattivante e catchy? Che riesca a creare engagement e aspettativa attorno al prodotto? Che possa ridefinire e dare un ulteriore boost a un brand icona della globalizzazione e tra i più famosi del pianeta?

    Ok, forse sono stata troppo generica. Sto parlando della recente digital campaign Nike React”, firmata appunto dall’azienda dello Swoosh, con l’obiettivo di pubblicizzare l’omonima linea di calzature, seguendone ed esaltandone le caratteristiche principali. Le neonate Nike React offrono un nuovo standard di ammortizzazione: grazie a una schiuma più morbida, leggera, elastica e resistente, si adattano a ogni tipo di attività sportiva (running in pole position). Nike assicura dunque prestazioni e comfort sorprendenti, garantiti dall’innovativa suola definita con il design computazionale.

    Ma torniamo al digital advertising plan. Sul portale nike-react.com, Swoosh-addicted e si può creare il proprio avatar in versione “React Runner”. Come? In 3 semplici step, con il “Nike Reactor”:

    1. Scegli due sensazioni che colleghi alla linea Nike React: la morbidezza di un cuscino o di un teddy bear, la reattività di una molla, la delicatezza delle bolle di sapone o di una piuma….
    2. Scegli il tuo stile di corsa: Serotonin Seeker, Sunday Special, Zen Master o Early Bird. Ovviamente, con un manichino 3D che simula le diverse tecniche.
    3. E infine, il prodotto: scegli quale colore dare alle tue nuove running shoes, scrollando i vari modelli.

    E qui, il gioco Lego-style si conclude con la creazione dell’avatar tridimensionale, secondo le tue preferenze: la grafica adottata è semplicemente perfetta nella sua immediatezza e nella cura degli effetti dinamici. Dopo aver aggiunto il tuo nome per pubblicare il tuo fake-runner nella gallery del sito, puoi ricevere il relativo video mp4 via mail da condividere sui social. Ergo, brand awareness e lead generation in modalità full gas.

    Come accennato, la campagna Nike React è stata immediatamente un successo di critica. awwwards.com ha premiato l’idea dei “runner su pixel” con un voto complessivo di 8,2/10 (corrispondente alla media delle valutazioni per design, usability, creativity, content e mobile). La giuria dei CSS Design Awards, invece, si è dimostrata ancora più entusiasta, arrivando ad attribuire un grade di 8,77.

    Vuoi un consiglio? “Corri” a provare questa nuova esperienza di marketing: per un attimo (o, forse, anche di più) sarai convinto di avere delle Nike React ai tuoi piedi!

    Parlando di innovazione, un bel caso 🙂

    di Emanuela De Marchi_Head of Innovation and Senior Strategist
  • Cosa dovrebbe fare oggi il Marketing Manager di una media impresa italiana? (P.3)

    Al giorno d’oggi un Marketing Manager dovrebbe ripensare al tempo che dedica alle varie attività previste nel proprio ruolo.
    Un ruolo che diventa sempre più Digital e, di conseguenza, sempre più Content e Data Driven. Farlo con successo, vuol dire tornare ai fondamentali del marketing: i canali, il target, il posizionamento e la concorrenza.

    Nei precedenti articoli ci siamo soffermati su come cambia il ruolo del responsabile Marketing di una media azienda Italiana, chiamato sempre di più a ragionare in ottica di “WHY” (ragion d’essere = fonte primaria di contenuti) e “KPI” (indicatori di misura = che aiutano a capire se si sta raggiungendo l’obiettivo desiderato).

    Nella quotidianità questi concetti vengono declinati su quattro “driver” fondamentali: il posizionamento, la concorrenza, il target e i canali.

    Viviamo nell’epoca in cui il numero di dispositivi connessi alla rete ha superato il numero di abitanti sul pianeta; le nuove generazioni stanno facendo proprio il concetto di ‘second screen’, se non addirittura di ‘third screen’ (due/tre dispositivi consultati contemporaneamente); ognuno di noi vive in sempre di più in una costante ‘sete’ di messaggi e notizie, per cui Apple stessa sta parlando di ‘Digital Detox’ per ridurre questa dipendenza.

    In questa crescita esponenziale di messaggi, stimoli, annunci e notizie come è possibile per un’azienda priva di un brand ‘iconico’ differenziarsi? Catturare l’attenzione? Colpire e interessare gli altri?

    Avere ben chiaro il posizionamento, vuol dire avere a mente come ci si deve differenziare dai concorrenti, cogliendo prima degli altri i trend emergenti del proprio mercato.

    I trend sono quei segnali anticipatori di un fenomeno che, ormai in pochissimo tempo, diventano regole, abitudini e consuetudini di un mercato dove i clienti ricercano benefici unici ed esperienze nuove.

    Capire il proprio target significa conoscere quali sono i benefici esclusivi e differenziali che i miei clienti ottengono in una scala di benefici (la famosa piramide dei bisogni di Maslow), dove sempre più, ai cinque livelli esistenti se ne va aggiungendo un sesto: il bisogno di ‘autenticità’, vale a dire il bisogno di sapere che quello che si sta leggendo, ascoltando, provando è reale, vero, privo di contaminazioni e genuino.

    Ecco perché il Marketing esperienziale, di cui parleremo in un’altra sede, sta diventando un punto chiave, ed ecco perché usare bene i nuovi canali, digitali ma non solo, equivale a dire che si è ben compreso come raggiungere i propri clienti per alimentare il funnel di nuovi lead (oggi sempre più merce rara e preziosa).

    I concorrenti vanno studiati, analizzati, capiti e, quando serve, copiati, cercando di fare proprie best practice già collaudate e di renderle più autentiche e differenzianti.

    Tutte e quattro queste leve agiscono simultaneamente sui risultati aziendali, tutte e quattro le leve hanno i loro KPI di riferimento da misurare periodicamente.

    Tutte e quattro le leve vanno usate al meglio, perchè trascurarne una vuol dire esporsi pericolosamente a minacce che possono far crollare la mia ragion d’essere (il famoso “WHY”).

    di Andrea Ricotti_Sales & Marketing Director
  • Contemporary Fashion: le prospettive strategiche di globalizzazione sul fronte dell’esperienza cliente

    Analisi e valutazione del posizionamento digitale dei marchi del lusso. Gli strumenti per rispondere a domande sempre più significative: in quanti Paesi e su quali canali vendere via e-commerce nel mondo? Con quale ampiezza di gamma? Con quale trasparenza sul Paese di origine dei prodotti?

    Digital Competitive Map, metodologia che dal 2014 analizza e valuta il posizionamento digitale dei marchi del lusso sia da una prospettiva strategica di globalizzazione sia dell’esperienza cliente, è stata, per la prima volta, estesa al Contemporary Fashion. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con Netcomm e presentata in occasione del recente Netcomm Focus Fashion & Lifestyle, appuntamento di riferimento per la trasformazione digitale e l’e-commerce delle aziende del fashion, del beauty e del design tenutosi a Milano. L’analisi – condotta tra febbraio e giugno di quest’anno – prende in esame 19 marchi italiani e riguarda 189 parametri suddivisi in una matrice tra asse verticale “Digital Strategic Reach” e asse orizzontale “Digital Customer Experience”. L’asse verticale “Digital Strategic Reach” copre gli aspetti più strategici: in quanti Paesi e su quali canali vendere via e-commerce nel mondo, con quale ampiezza di gamma, con quale trasparenza sul Paese di origine dei prodotti. L’asse orizzontale “Digital Customer Experience” copre invece tutti gli aspetti inerenti alla qualità ed efficacia dell’interazione tra brand. Tre marchi si mettono particolarmente in luce. Il primo è Pinko: dalla somma dei punteggi emerge come il marchio più competitivo, con un ottimo bilanciamento sui due assi della matrice; Furla, invece, si distacca molto sull’asse verticale “Digital Strategic Reach” per il significativo livello di globalizzazione raggiunto non solo in Europa, ma anche in Asia e Stati Uniti; mentre Patrizia Pepe offre alla clientela una piacevole esperienza di navigazione e interazione digitale. Per quanto riguarda la copertura e-commerce attraverso canali diretti, il panel performa molto bene in Europa (Italia, UK, Francia, Germania, Spagna, Polonia), bene in Russia, ma è meno presente negli Stati Uniti e nei Paesi asiatici. Rispetto ai marchi del lusso, il panel Contemporary Fashion è meno presente sugli E-tailer specializzati nel Fashion & Luxury come Net-a-Porter, LuisaViaRoma e Mytheresa. È invece più presente su Amazon Moda, probabilmente una scorciatoia per raggiungere i consumatori, nonostante l’esperienza di navigazione e il posizionamento dei marchi possa risultare molto confusa. Infatti, similarmente a quanto si riscontra sui grandi E-tailer cinesi come JD.com, risulta assai arduo dare una identità ai negozi “ufficiali” dei brand, differenziandoli dai distributori non ufficiali e senza incappare nel rischio di falsi. “Il Panel Contemporary Fashion risulta molto attivo sui social, non solo a livelli di posting, ma anche di vendita diretta tramite Facebook e Instagram, rispetto ai brand del mondo del lusso” dichiara Marco Pozzi, Senior Advisor di Contactlab. “Note dolenti, invece, sulla cross-canalità da online a negozi fisici, con pochi brand pronti a offrire servizi come l’acquisto online con ritiro in negozio o la possibilità di rendere o cambiare in store quello effettuato sul web, mixando l’aspetto digitale e quello reale”. Solo Falconeri, Patrizia Pepe e Pinko permettono di verificare la disponibilità in negozio da sito web, mentre Elisabetta Franchi consente di prenotare un appuntamento in negozio dal sito. Un vero peccato, infine, che online la trasparenza sul Paese di produzione dei prodotti sia molto limitata. Questo rappresenta un mancato vantaggio competitivo soprattutto per i marchi che desiderano espandersi nei Paesi asiatici, dove la trasparenza è apprezzata e richiesta da una clientela amante della qualità italiana e francese. Falconeri e Patrizia Pepe rappresentano eccezioni positive.

    di Paolo Romiti e Daniele Bologna
  • Serve l’emozione del contenuto

    Il mondo del marketing e della comunicazione rimane basato anche sull’elemento emotivo generato dai contenuti, che oggi devono essere sempre più visuali, in real time, profondi

    Nella comunicazione è sempre più cruciale conoscere i clienti, elaborare velocemente le informazioni che li riguardano per rispondere ai loro bisogni in tempo reale, senza dimenticare, però, che a legare i consumatori ai brand è anche l’elemento emotivo che scaturisce dai contenuti. È questo l’approccio su cui H2H punta con particolare volontà. In un mondo in cui i consumatori non sono più definibili in cluster rigidi e statici, le agenzie devono riuscire a tradurre per conto delle imprese le informazioni sui clienti: quello dei big data, dunque, è un tema che riguarda tutti perché le nostre informazioni finiranno nel sistema e le aziende dovranno essere in grado di usarle per rispondere al cliente quando ne avrà bisogno. Occorre infatti salvaguardare le capacità reattive che le persone hanno nei confronti degli stimoli che ricevono. La tecnologia diviene un fattore cruciale non solo per conoscere meglio il consumatore ma anche per interloquire meglio con il proprio pubblico. C’è tutto il tema dell’intelligenza artificiale applicata ai servizi di comunicazione sia dal punto di vista della velocità di elaborazione del calcolo per definire rapidamente il diverso bisogno dei consumatori sia al fine di coinvolgerli. Tuttavia, vicino ai dati non potrà mancare l’elemento emotivo del contenuto: il mondo del marketing e della comunicazione rimane basato anche sull’elemento emotivo generato dal contenuto, che oggi è sempre più visuale, in real time, profondo. Tra le diverse iniziative che H2H vuole mettere in gioco su questo fronte così delicato ma essenziale spicca anche RedWave Mag, che dopo l’esordio in occasione della Milano Digital Week si ripropone con questa nuova edizione, stavolta esclusivamente digitale, ma sempre caratterizzata dalla doppia versione: web magazine, con un’apposita sezione ospitata dal sito di H2H, e versione newsletter digitale, inviata in formato dem a un ampio ventaglio di aziende, operatori e professionisti. I temi trattati in questa seconda occasione saranno diversi ma sempre connessi dal fil rouge dell’innovazione e della conoscenza, anche grazie al contributo di esperti, manager e figure professionali direttamente impegnati proprio all’interno di H2H. Ringraziandoli del contributo che offrono per rendere RedWave Mag ogni volta migliore e interessante, non posso dimenticare quanto il flusso della conoscenza, dello scambio e del confronto sia fondamentale per assicurare al nostro lavoro l’unicità, la profondità e l’utilità che devono assolutamente contraddistinguerlo. Buona lettura

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO
  • Banda larga, Italia a tutta fibra

    Eccessivo il ritardo accumulato dal nostro Paese, ora è davvero necessaria l’azione di privati e Stato

    Banda larga: i ritardi accumulati non consentono più ulteriori indugi nell’azione dei privati e nell’intervento pubblico. È l’esito del confronto “Italia a tutta fibra: scenari e prospettive dello stato della banda larga in Italia e nel mondo” che si è tenuto nella Sala del Tempio di Adriano della Camera di Commercio di Roma. Il ritardo dell’Italia nelle infrastrutture materiali appare meno grave di quello che comunemente si ritiene e in certi settori sarebbe addirittura quasi inesistente. Il ritardo è molto grave, invece, nelle infrastrutture immateriali. In primo luogo nella banda larga, che è un fattore essenziale per la modernizzazione del nostro Paese, delle imprese, della pubblica amministrazione e delle economie territoriali. Per questo askanews ha deciso di dedicare alla diffusione della fibra ottica un convegno nel quale chiamare a raccolta le forze più dinamiche del Paese attorno a un progetto dal quale dipende la qualità del nostro futuro di Paese sviluppato. Ma qual è la situazione di sviluppo della banda larga in Italia? Nel convegno c’è stata una preziosa occasione di confronto tra la situazione italiana e quella del resto d’Europa. Attraverso la presentazione di dati e delle prospettive tecnologiche ed economiche delle autostrade digitali sono stati illustrati gli standard richiesti dai modelli di business del terzo millennio. Nel prossimo decennio poter disporre di un’infrastruttura in fibra ottica che raggiunga tutto il territorio nazionale sarà condizione necessaria per essere all’avanguardia in Europa. L’Unione Europea ha indicato la strada per la Gigabit society, basata su velocità di connessione raggiungibili esclusivamente con una rete in fibra che arrivi direttamente all’interno di case e uffici. Open Fiber la sta realizzando in Italia con un progetto innovativo e affidabile, colmando un vuoto nel nostro Paese e accelerando la rivoluzione digitale anche sfruttando le sinergie con il 5G”. Le reti a banda ultralarga rappresentano un fattore chiave per lo sviluppo della Società dell’Informazione e sono una condizione abilitante per la crescita economica come confermato dalle iniziative intraprese dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Agenda Digitale Europea. Il potenziamento delle dotazioni infrastrutturali, direttamente collegato alla capacità di innovazione dei singoli territori, rappresenta uno degli obiettivi principali. La diffusione della banda ultralarga sul territorio, grazie alla maggiore velocità e affidabilità di trasmissione, abiliterà in modo significativo la diffusione dell’informazione, la condivisione e l’accessibilità del patrimonio pubblico, lo sviluppo e l’adozione di nuovi servizi digitali sia nel settore pubblico che privato, l’inclusione e la partecipazione dei cittadini, favorendo l’innovazione e il cambiamento in campo sociale ed economico.Nel frattempo, la tecnologia 5G darà un ulteriore accelerazione all’Internet of Everything: si stima che saranno 30 miliardi le persone e gli oggetti connessi entro tre anni; 1 trilione (1.000 miliardi) quelli connessi entro il 2030.

    A cura della redazione di RedWave_mag