H2H

Monthly Archives

aprile 2019
  • H2H lancia Prontolo, la prima app dedicata ai pendolari

    L’operazione guidata dall’agenzia fondata e diretta dal Ceo Paolo Romiti
    avrà come obiettivi chiave brand awareness, engagement e conversion

    Ha preso il via il mese scorso il progetto di comunicazione strategica web e social guidato da H2H per l’app Prontolo, la piattaforma ecommerce che consente agli utenti di ricevere in poche ore i prodotti di cui hanno bisogno, a casa o ritirandoli presso uno degli store nelle stazioni di Milano Cadorna, Affori e Busto Arsizio. Il servizio si rivolge, in particolare, ai pendolari che frequentano la città di Milano e a chiunque non abbia il tempo di acquistare fisicamente prodotti di vario genere.

    La strategia pensata da H2H si basa sull’idea di “uscire fuori dal coro”, costruendo l’identità del brand e veicolandola in maniera univoca attraverso i diversi touchpoint coinvolti. La campagna di lancio Always On è volta a rimarcare il servizio offerto da Prontolo attraverso una serie di strategie comunicative pensate per il target di potenziali utenti dell’app. La comunicazione si è concentrata sulla presentazione del servizio e dei suoi vantaggi, sul suo funzionamento e sui prodotti (oltre 8.000) presenti a catalogo.

    Si passa, poi, a illustrare lo stile di vita del target, di cui vengono mostrati personalità, aneddoti e caratteristiche. Segue, infine, un racconto presentato attraverso giochi e svaghi a tema Prontolo, incentrato sulla classica situazione del viaggio in treno.

    STRATEGIE MIRATE

    In ambito digitale, H2H ha ideato strategie mirate sulle piattaforme social, oltre ad aver realizzato un sito web dedicato alla campagna di lancio, che sarà l’atterraggio e il punto di riferimento per tutti i contenuti di comunicazione previsti nel piano. All’interno del sito gli utenti potranno ritrovare, in chiave di storytelling, le informazioni specifiche riguardanti il servizio e i vantaggi di Prontolo. Il sito verrà presto arricchito di contenuti finalizzati a creare maggiore identità e a stimolare nel target la percezione di Prontolo come un vero e proprio punto di riferimento in tutte le situazioni in cui si ha poco tempo: dalle ricette semplici e veloci ai consigli sull’attività fisica homemade, fino al time management. Questi contenuti alimenteranno il piano di comunicazione social, affiancato da un’attività di micro-influencer per il consolidamento della brand reputation.

    IL COMMENTO DI PAOLO ROMITI

    “Siamo orgogliosi di avere le redini di un progetto di questa entità. La nostra ambizione è per certi versi analoga a quella dell’app Prontolo; le intenzioni sono chiare, c’è un ottimo quantitativo di potenziale per poter andare ad amplificare la portata di questa app, partita da un’idea semplice e funzionale, due caratteristiche essenziali nella costruzione di qualsiasi progetto”, commenta Paolo Romiti, presidente e Ceo H2H. “Il nostro stile di vita è fortemente frenetico, soprattutto in una metropoli come Milano. Prontolo nasce proprio nell’ottica di agevolare le persone nel quotidiano, risolvendo, con un’azione semplice, immediata e mirata ciò che spesso diventa una mission impossible. Il tempo risparmiato può essere dedicato alla famiglia, al lavoro o ai propri hobbies. Prontolo è la soluzione per tutti e, in particolar modo, per i pendolari che trovano i corner point negli snodi strategici della città di Milano. Sempre in ottica di grande innovazione, siamo il primo ecommerce ad aver previsto il pagamento con ticket elettronici e, tramite l’attivazione dei pagamenti a mezzo sdd, i clienti hanno la possibilità di avere un’apertura di credito spendibile in acquisti Prontolo e che prevede l’addebito in conto una volta al mese” aggiunge Massimo Rosolen, Founder di Prontolo e Presidente di AxL SpA – Agenzia per il Lavoro.

  • Top Brands GDO: Coop sul podio YouTube grazie a La Felicità Non è Una Truffa

    Coop al secondo posto per miglior engagement su YouTube
    con le CoopTime Stories 2018, prodotte da H2H

    Grazie alla Suite integrata di social intelligence, Blogmeter ha recentemente monitorato e analizzato le performance delle principali properties social di 32 insegne GDO sul mercato Italiano.

    2,6 milioni. Questo il numero di utenti coinvolti da Coop nel trimestre ottobre-dicembre 2018 grazie a La Felicità Non è Una Truffa, corto a episodi prodotto da H2H e che gli vale il secondo posto nella classifica delle insegne GDO più coinvolgenti su YouTube.

    Segue al terzo posto, Conad. Al primo posto, troviamo invece Carrefour che si aggiudica anche la medaglia per most viewed content.

    “La Felicità Non è Una Truffa” è il format curato da H2H per raccontare i valori di Coop sui social media e sul web nel 2018: un film in 3 episodi che vede la firma di Paolo Genovese e la colonna sonora de Lo Stato Sociale.

    Scopri il nostro progetto: https://www.e-coop.it/web/guest/cooptime-stories-2018

  • DMA Awards 2019. Quale campagna avrà i numeri per vincere?

    I DMA Awards Italia rappresentano l’unico contest nazionale dedicato al data driven marketing. Una creatività incisiva, una strategia votata all’engagement e risultati sorprendenti: ecco il mix vincente.

    In un angolo del ring troviamo schierati i dati, l’attenzione alle misurazioni di lead o click, le data management platform e i sistemi di interpretazione analitica. Dall’altra parte si riuniscono invece la creatività, la strategia che la ispira e declina, la capacità di creare appeal e engagement.

    Nell’epoca ante DMA questa suddivisione interna al marketing era legittimata anche da esperti del settore o pseudo-marketer. Come se ci si trovasse di fronte a insiemi sostanzialmente non intersecabili. E, sotto alcuni sfortunati aspetti, tale visione trova ancora spazio.

    Ecco, DMA Italia ha trovato e promuove invece un ribaltamento totale di questo paradigma. Anno dopo anno, l’associazione è diventata il punto di riferimento nazionale per il Direct and Data Driven Marketing: le aziende che ne fanno parte mescolano idee, valori e vision per dar forma a soluzioni di marketing in grado di utilizzare i dati in modo etico, consapevole e virtuoso.

    Convegni, seminari e attività di lobbying sono solo alcune delle proposte che DMA mette in campo per favorire il settore della comunicazione data-driven. Ma c’è di più, molto di più. E questo plus è incarnato dai DMA Awards Italia, il prestigioso riconoscimento dedicato a agenzie, centri media e liberi professionisti attivi nel data driven marketing e nella comunicazione relazionale. Si celebra la competenza strategica, creativa e tecnica per l’ingaggio mirato e diretto del target. Ergo, l’interazione passa attraverso un preciso e adeguato utilizzo dei dati e delle informazioni sull’audience.

    Ricordate lo scontro sul ring che ha aperto questo contributo? DMA e i DMA Awards Italia sono un passo oltre. Un lunghissimo passo oltre.

    Anche l’edizione 2019 del contest esalterà l’abilità di coinvolgere i singoli consumatori attraverso iniziative di social marketing, CRM, eventi e Programmatic ADV. Il posizionamento dei DMA Awards si è però evoluto abbracciando il tema dell’engagement, in quanto fattore fondamentale nella valutazione dell’efficacia di una campagna.

    Ogni campagna presentata sarà iscritta in una categoria specifica, secondo la propria industry di appartenenza. Le iniziative più meritevoli verranno premiate con gli ormai famosi metalli oro, argento o bronzo. E la migliore campagna in assoluto avrà l’onore di vedersi assegnato il tanto ambito diamond.

    Le campagne vincitrici accederanno a un network internazionale, godendo della chance di partecipare ai DMA ECHO Awards negli Stati Uniti e alla short list per il simbolo del primato globale The best of the Best.

    Il Presidente della giuria dei DMA Awards Italia 2019 sarà Paolo Iabichino. Nel corso della sua carriera, il founder di Lead&Read ha coordinato le strategie per gli asset digitali dei brand FCA e ha lavorato sui brand più importanti del Gruppo Ferrero. A tali esperienze, vanno sommate le collaborazioni con Alitalia, American Express, Armani, Barilla, IBM, Nestlé, il Festival di Cannes, Wired Italia, Hoepli, l’Università di Pavia e IULM. Insomma, un’ulteriore vera garanzia di qualità all’interno del comitato del contest.

    di Paolo Romiti_Presidente e CEO
  • DAL CAOS ICARDI ALLA DIATRIBA KESSIE-BAKAYOKO-ACERBI: COME CAMBIA IL CALCIO ATTRAVERSO I SOCIAL.

    La continua tendenza dei calciatori è quella di utilizzare i social network come mezzo di sfogo, creando scenari difficili da immaginare per gli appassionati di una volta

    Lo sport, e in particolare il calcio, è parte integrante della cultura italiana e, cosi come molte delle consuete abitudini, ha subito l’avvento della tecnologia e dei social network in particolare. Polemiche, indiscrezioni di mercato, dichiarazioni ufficiali e ufficiose, il tifoso ama tenersi informato su questo genere d’informazioni, ma con l’avvento della tecnologia si è arrivati a una vera e propria esuberanza, che sfocia talvolta in una sensazione di fastidio da parte degli appassionati.

    I calciatori, cosi com’eravamo abituati a intenderli, ovvero come atleti in campo, sono cosi diventati degli influencer, liberi di esprimersi sui social network, creando così molte più polemiche, spesso tratte da argomenti futili, di quanto non fossimo abituati in precedenza. E così, se il gossip intorno a un calciatore si limitava ad argomenti del tipo quale potesse essere la sua nuova fiamma, si è passati a insulti da diretti rivali tramite social e addirittura a frecciatine verso il proprio club di appartenenza.

    È il caso di Mauro Icardi, attaccante argentino e punta di diamante dell’Inter, che in seguito alla decisione della società di privarlo della fascia di capitano, si è rifiutato di giocare per quasi due mesi, in quanto presumibilmente offeso. Dal 13 febbraio al 3 aprile, Icardi non ha più giocato un solo minuto con la maglia neroazzurra, senza proferire una sola parola, senza nessuna dichiarazione che spiegasse il perché di questa sua decisione, ma parlando (in maniera velata) esclusivamente tramite i social network, in particolare Instagram. Parte integrante di questa faida tra club, l’Inter e il giocatore è stata la moglie-agente Wanda Nara che, sempre tramite i social network, non mancava di difendere il proprio marito dalla brutta e cattiva società rea di averlo degradato a semplice attaccante del club. Wanda Nara è anche da quest’anno opinionista televisiva e, durante questo periodo, non sono mancatele discussioni durante la trasmissione, con la moglie-agente colpevole di aver detto qualcosa di troppo nei confronti dei compagni di squadra del marito. Sì, perché oggi anche le mogli dei calciatori attraverso i social manifestano eventuali malumori dei propri compagni, alimentando polemiche puntualmente riprese dalla stampa.

    Gli stessi calciatori contribuiscono a inasprire gli animi dandosi addosso uno contro l’altro. Recentemente, in vista della partita Milan-Lazio di campionato del 13 aprile, Acerbi, difensore della Lazio, e Bakayoko e Kessie, centrocampisti del Milan, hanno aizzato un polverone mediatico prima tramite i social e quindi tramite gesti palesi. Acerbi qualche giorno prima della partita ha dichiarato alla tv del club “di essere superiore nei singoli al Milan”. A quel punto, via Twitter, Bakayoko ha replicato “Ci vediamo sabato”. Immediatamente dopo la partita terminata 1-0 a favore dei rossoneri, Bakayoko e il compagno Kessie hanno esposto la maglia di Acerbi alla propria curva come un trofeo, in segno di derisione per le sue dichiarazioni. Di lì a poco gli stessi tifosi si sono scatenati, mentre Acerbi affermava, sempre tramite social, che “fomentare odio non è sport”. Il calciatore si riferiva ai numerosi insulti ricevuti che ricordavano un suo periodo non facile vissuto per una malattia che gli stava costando la vita. I due centrocampisti del Milan si sono quindi scusati, sempre tramite social, per il loro gesto non curanti della quantità di odio scatenato.

    Il calcio è passione, e negli anni sugli spalti se ne sono viste di tutti i colori, ma la sensazione è quella che i social rischino di rompere il giocattolo. Sono lontani i tempi in cui per il calcio si era capaci di interrompere delle guerre, come nel 1914, quando francesi e tedeschi deposero le armi per sfidarsi a colpi di pallone durante la notte di Natale.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • Baricco: con The Game racconto chi ha scritto le regole del gioco digitale

    Dove stiamo andando, e soprattutto, come siamo arrivati fin qui?
    Una mappa imperdibile dell'Homo Sapiens dopo il sisma che ha sconvolto un'intera civiltà. La nostra.

    Una conversione collettiva a nuove tecniche di sopravvivenza. Una virata strategica geniale. Un formidabile cambio di paradigma. È la mutazione di cui Alessandro Baricco traccia un’articolata cartografia in The Game (Einaudi), avventurosa ricostruzione del complesso di innovazioni noto come “rivoluzione digitale”. Non solo un radicale cambiamento tecnologico indotto dagli strumenti che hanno trasformato le nostre vite negli ultimi trent’anni, ma il risultato di una vera e propria “insurrezione mentale”.

    Attenzione, infatti, a non confondere causa ed effetto: l’uomo nuovo non è quello prodotto dallo smartphone, ma “quello che l’ha inventato, che ne aveva bisogno, che se l’è disegnato a suo uso e consumo”. La rivoluzione digitale descritta nelle pagine di The Game ha dunque l’aspetto di una catena montuosa prodotta da un sisma sotterraneo, una cordigliera le cui vette scandiscono le tappe di un itinerario che, non a caso, prende simbolicamente le mosse da Space Invaders, il videogioco che nel 1978 smaterializza l’esperienza (non solo) ludica e ne sposta il baricentro, stabilendo la postura tipo dell’età digitale: uomo-tasti-schermo. Tre “gesti lunghi” tracciano il campo da gioco della nuova epoca: la digitalizzazione di testi, suoni e immagini che riduce allo stato liquido il tessuto del mondo (dal CD al DVD passando per l’MP3); la diffusione del personal computer che diventa davvero visibile a metà degli anni ’80 con Ibm, Commodore 64 e Mac e irreversibile a metà del decennio seguente con l’avvento di Windows 95; la connessione dei computer in una rete che si fa World Wide nel 1990 grazie al Web ideato da Tim Berners-Lee e arriva al traguardo nel 1998 con la nascita di Google.

    Tramonto delle mediazioni in un mondo a trazione diretta, apparentemente senza confini e senza élite; transizione dalla linearità alle strutture ipertestuali; profilarsi di una sorta di “umanità aumentata” che trova il suo habitat in un sistema di realtà dove la distinzione tra mondo vero e oltremondo virtuale decade a confine secondario: su queste fondamenta s’innesta il processo di colonizzazione digitale del pianeta. Wikipedia e Linkedin, Skype e Facebook, YouTube e Twitter preparano il momento clou del 9 gennaio 2007, quando Steve Jobs dal palco del Moscone Center di San Francisco dichiara di avere reinventato il telefono. “It’s very simple”, afferma mentre fa scaturire meraviglie pizzicando divertito lo schermo di “un piccolo computer che finge di essere un gioco”. Un gran finale e al tempo stesso il punto di partenza della fase in cui siamo immersi tuttora, dove all’esperienza intesa in senso classico, novecentesco (compimento, pienezza, sistema realizzato) si sostituisce la post-esperienza (squarcio, perdita di controllo, dispersione). Se l’esperienza era un gesto che metteva in ordine la realtà, la post-esperienza è un movimento che la destabilizza. E che diventa “il nostro modo di creare senso, di ritrovare la vibrazione del mondo”.

    Una volta compresa la straordinaria portata della mutazione digitale, siamo davvero sicuri di conoscerne gli obiettivi e i valori? Qualcuno ha calcolato le conseguenze dell’uso dei brand new tools sul nostro modo di vivere e forse anche di essere? Stiamo costruendo una civiltà brillante ma incapace di reggere all’onda d’urto del reale? Mentre ci addentriamo tra le sfide e le potenzialità offerte da un mondo in continuo movimento, diventiamo ogni giorno più consapevoli che le mappe di cui abbiamo bisogno ancora non esistono. Sappiamo però dove cercarle: nel rovescio delle nostre paure. Allora pronti? Let’s play.

    di Alessandro Vezzoli_Copywriter e Redattore
  • La Formula E a Roma, quando la Città Eterna diventa Montecarlo

    Sabato 13 aprile ha preso il via la seconda edizione del Gran Premio Eco-friendly, dove Roma per un weekend è diventata un circuito cittadino in stile Montecarlo

    La zona prescelta è quella dell’EUR che da ormai due anni si trasforma per un weekend di metà aprile in un circuito dove le monoposto elettriche possono ingaggiare duelli emozionanti, in grado di stupire anche i tifosi più scettici.

    Per gli appassionati di motori, quando si pensa a un circuito cittadino, la mente viaggia immediatamente al Gran Premio di Montecarlo, storicamente uno dei gran premi più emozionanti della Formula 1. Roma, però, in questi ultimi due anni ha dato prova di non essere da meno e, malgrado le numerose polemiche, l’edizione dell’E-Prix si è rivelata un successo.

    Il calore dei tifosi italiani ha reso questo circuito uno dei più attesi da parte degli appassionati delle monoposto elettriche, dopo solo due edizioni. Non saranno le Ferrari, le McLaren o le Williams della Formula 1, ma questi bolidi continuano a stupire, e la Formula E si sta, a mano a mano, facendo spazio tra i più grandi campionati automobilistici al mondo.

    Mitch Evans su Panasonic Jaguar Racing è il vincitore del secondo E-Prix di Roma di Formula E sul circuito cittadino dell’EUR. Una gara che non ha certamente deluso le attese. Con un imprevisto dopo 45 minuti di corsa, più un giro, la corsa è stata infatti sospesa 50 minuti nelle prime fasi a causa di uno scontro che ha coinvolto numerose vetture. Purtroppo, la seconda edizione dell’E-Prix di Roma è stata un po’ rovinata dalla pioggia. Ma fin dalla mattina, con le prime prove alle 8, e il tempo clemente, l’evento tanto atteso, con i bolidi elettrici a Roma, si era animato, e tanti romani si erano presentati all’EUR.

    Non resta che aspettare la 3a edizione di questo Gran Premio, per essere ancora una volta immersi in un turbinio di emozioni elettrizzanti, con uno scenario magnifico come solo la Città Eterna sa offrire.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • Twitch, il social dedicato alle live sposorizzato da Amazon

    La piattaforma online viene considerata la YouTube dei videogiochi, e permette di guadagnare
    grazie a donazioni tramite Amazon

    Twitch è la nuova piattaforma streaming dedicata ai gamers, i videogiocatori. Sul sito è possibile assistere a numerosissime live di qualsiasi videogame di qualsiasi console di nuova e vecchia generazione (PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One). I contenuti rimangono successivamente disponibili anche non in-live permettendo così ad un ipotetico spettatore appassionato di fruire dei contenuti anche in differita.

    La piattaforma offre principalmente un duplice servizio: si può infatti essere tranquillamente fruitore e fornitore del servizio streaming. Per diventare gamer e realizzare le proprie live è infatti sufficiente iscriversi alla piattaforma, creare un proprio canale e catturare le immagini del proprio gameplay, la cosa forse più complicata sulla quale Twitch per ora può fare ben poco. Proprio per questo motivo è soprannominata la YouTube dei videogiochi, dando la possibilità quindi di essere spettatore e/o protagonista.

    Twitch offre inoltre la possibilità di partecipare a tantissimi tornei per i giochi che possiede, come ad esempio Pokemon FIFA e altri titoli. Per questa funzione però, oltre alla registrazione alla piattaforma, è imperativo che il giocatore possegga anche l’attrezzatura necessaria per catturare le immagini della partita e trasmetterle dal computer.

    Su Twitch è anche possibile guadagnare qualche soldo. Il guadagno è un’esclusiva per “Affiliati” o “Partner”. Per diventare un affiliato, un canale deve avere 50 follower, 8 ore di streaming pubblicati in almeno sette giorni diversi e una media di tre spettatori per ogni streaming. Per un partner le ore di streaming salgono a 25 ore in almeno 12 giorni diversi e con una media di 75 spettatori. Se le ore di video caricati sono solo una questione d’impegno e costanza, arrivare a 75 spettatori non è così semplice. Twitch però da priorità a canali già affermati, i primi passi sono quelli più complicati. Così come avviene altrove, arrivare da 0 a 50 spettatori è più difficile che passare da 500 a 600. Per emergere si consiglia di “promuovere il canale su altre piattaforme, come Twitter e Facebook”. Guadagnare attraverso Twitch non è un gioco ma un lavoro vero e proprio.

    Amazon ha visto e sfruttato il potenziale della piattaforma acquistandola. La principale innovazione che ha portato il colosso dell’e-commerce alla piattaforma è stata l’introduzione di Twitch Prime. Twitch Prime può essere collegato al proprio account Amazon Prime senza costi aggiuntivi, e permette di usufruire di servizi dedicati oltre che ad alcune offerte specializzate.

    L’ascesa di questa piattaforma sembra davvero inarrestabile. Il gameplay è un format che è sempre stato apprezzato, mentre il genio di Twitch è stato quello di cogliere questo potenziale e farlo esplodere con un servizio interamente dedicato.

    a cura della redazione di redwave_mag
  • Quattro lezioni di Digital Marketing per i marketers – Parte 1

    Le sfide dei Chief Marketing Officer sono molte, complesse ed eterogenee. Mantenersi aggiornati ed efficaci non è semplice specialmente in un contesto ad alta velocità come tutto quello che ruota attorno al digital.

    Alcune premesse fondamentali

    Alcune decisioni di marketing non rientrano in una sola delle tre aree principali: alcune di esse possono riguardare tutti e tre gli aspetti.

    C’è una decisione fondamentale, tuttavia, che un operatore del marketing può prendere ed è quella che permette di creare un contesto adatto al fine di attrarre, acquisire e fidelizzare i clienti: ma quali sono le migliori soluzioni per tali sfide?

    Al giorno d’oggi, il principale strumento di marketing è il dato. Buona parte dei CMO ne è consapevole. Ciò che i CMO non sempre sanno è quali componenti della tecnologia sono necessari per capitalizzare quei dati e soddisfare al meglio le esigenze della loro organizzazione. Come usare il dato o come elaborarlo.

    La maggior parte delle aziende dovrebbe avere lo stesso obiettivo: aumentare il profitto.

    Se hai già definito come guadagni, la prossima domanda sarebbe: come facciamo a guadagnare di più? La risposta è nei dati e nelle analisi.

    Big Data e analisi sono così impegnativi a causa della necessità di agire sui dati. E per farlo, i dati devono esistere in una certa forma: completamente utilizzabile, completamente flessibile, granulare a livello di cliente o prospect.

    I dati grezzi sono di gran lunga il requisito più elementare per un approccio analitico di fascia alta. Eppure molte aziende continuano senza di essi perché non realizzano un punto cruciale: la capacità di quasi tutte le future azioni di marketing digitale dipenderà dal livello di granularità disponibile nei dati. Come può un’azienda personalizzare i contenuti quando non ha dati a livello personale?

    Lezione CMO numero 1: partire dai dati grezzi.

    Attrarre i prospect in target

    Al fine di preparare il terreno per azioni di marketing digitale ottimali, i CMO dovrebbero essere sicuri di selezionare un sistema di analisi che consenta di importare e lavorare dati grezzi.

    E qui sta la sfida del CMO: ottimizzare la spesa di marketing digitale in tutte le campagne.

    Quali campagne stanno dando i loro frutti e in che modo posso investire in campagne che saranno efficaci?

    Il primo passo qui è sapere come i clienti che convertono stanno arrivando sul tuo sito web.

    In altre parole, i CMO devono identificare con precisione il customer journey, ovvero la modalità con cui i propri clienti arrivano sul sito.

    Non è tuttavia sempre un’operazione semplice. Perché? Per due ragioni:

    • serve un modello di attribuzione e monitoring dei touch point che sia avanzato
    • occorre conoscere il posizionamento ideale del nostro advertising e ottimizzarlo

    Per affrontare il modello di attribuzione, i marketer devono comprendere non solo quale punto del customer journey ha catalizzato la conversione, ma anche utilizzare una piattaforma di analisi che consenta la modellazione multi-attribuzione.

    I modelli di attribuzione basati esclusivamente sul primo clic o sull’ultimo clic sono ormai desueti e non porteranno a niente.

    D’altro canto, il posizionamento degli annunci potrebbe essere il colpevole di prestazioni poco brillanti. Anche se un’organizzazione ha sviluppato un modello di attribuzione perfetto, potrebbe comunque subire delle perdite in relazione al suo investimento.

    In termini di marketing digitale, per cercare di risolvere il problema, dobbiamo guardare alla pubblicità in real time. Occorre fare in modo di posizionare i propri annunci nelle posizioni giuste, verso i giusti prospect, al costo giusto.

    di Andrea Casagrande_Head of Digital
  • Mobile World Congress di Barcellona: il futuro è presente

    La più importante fiera del mondo dedicata al mobile ha chiuso con grande successo di pubblico e novità che ci proiettano in un futuro fatto di velocità, iperconnettività e soluzioni intelligenti.

    Barcellona è diventata ormai il cuore pulsante delle novità nel campo della tecnologia e del mobile. Ogni anno al Mobile World Congress si danno appuntamento Brand, addetti ai lavori e pubblico di appassionati per presentare e ammirare i progressi e le innovazioni che stanno trasformando le nostre vite.

    L’edizione del 2019, conclusasi il 28 febbraio scorso, ha segnato il nostro futuro di connessione, non solo in termini di lancio di nuovi modelli e dispositivi, ma con l’introduzione effettiva del paradigma che guiderà i prossimi anni. Insomma, molto più di un successo. Si tratta di un cambio di passo epocale.

    I numeri parlano chiaro: 109.000 visitatori (il 65% dei quali proveniente dall’Europa), 7.700 CEO, 11.600 relatori e 2.400 Brand espositori e sponsor.

    Cifre altisonanti che fanno da traino e diffondono il verbo ai miliardi di dispositivi connessi in tutto il mondo.

    Intelligent Connectivity è il tema che ha radunato sotto un cappello concettuale le novità del settore.

    Perché ormai di intelligenza si tratta: guidata o sostitutiva, ci troviamo ad esperire ciò che fino a ieri era percepito come futuro, neanche troppo ravvicinato.

    Al galoppo siamo arrivati allo standard del 5G, che è stato protagonista di questa edizione con la sua alta velocità e la diminuzione dei tempi di latenza (cioè di attesa tra emissione e ricezione del comando).

    Tutti si stanno muovendo alla velocità di un millisecondo per farsi trovare preparati: gli operatori, investendo 160 miliardi di dollari l’anno per potenziare le proprie reti; le multinazionali del settore che, nella kermesse spagnola, hanno mostrato i muscoli, presentando smartphone potenziati in grado di integrare il nuovo standard e di offrire performance da capogiro.

    In un mercato in leggera flessione, il 5G rappresenterà il nuovo traino. Pensate che nei prossimi 15 anni sposterà infatti 2,2 trilioni di dollari.

    5G a parte, la seconda keyword della telefonia wireless mobile e del Mobile World Congress è “foldable”. Quindi smartphone con grandi display che pieghi e usi come tablet.

    Ma non solo: presentati al mercato anche batterie di lunga durata, che coprono un giorno a pieno regime e si ricaricano in 30 minuti, e tanta ricerca su materiali evoluti che puntano sulla resistenza.

    Finita qui? No. Il MWC non ha parlato solo la lingua di smartphone e tablet: l’IoT, i social network, l’automotive, l’intelligenza artificiale hanno animato i quattro giorni di kermesse.

    Ma quali sono i nuovi modelli destinati tra pochi mesi a diventare i must-have?

    Tra gli altri, Samsung ha presentato il Galaxy Fold, con due display che trasformano il dispositivo in tablet a seconda delle necessità. Huawei risponde con la release dello smartphone pieghevole Mate X Falcon Wing con ben 3 fotocamere.

    Grande attenzione anche per la realtà virtuale con visori di ultima generazione, ad esempio l’HTC Vive, per esperienze immersive ad alto impatto, o l’HoloLens 2, il visore della Microsoft per applicativi non meramente ludici, ma che possono andare dalla sanità all’industria, fino all’ambito militare.

    Tanto spazio, infine, per l’intelligenza artificiale applicata a prodotti, che vanno dal mobile agli… spazzolini da denti!

    Troppo? Vi sentite circondati? No panic… potete respirare. Il futuro è presente.

    di Benedetta Mincarini_Content Strategist
  • Rivoluzione podcast

    In un mercato dell’audio in fortissima espansione i branded podcast sono sempre più utilizzati nelle strategie di content marketing. La chiave? Coinvolgimento e storytelling immersivo che catturano l’ascoltatore.

    I podcast non sono certo una novità. La loro nascita viene più o meno fatta risalire verso il 2004 in America. Da allora, questo strumento di comunicazione ha vissuto fasi alterne di popolarità, raggiungendo una vera e propria esplosione con Serial, una serie di giornalismo investigativo su un caso di cronaca nera, che ha ottenuto un successo planetario, addirittura paragonato a serie tv come House of Cards o True Detective.

    Negli Stati Uniti, dove il mercato dei podcast è molto più maturo, sono più di 91 milioni gli ascoltatori settimanali; una ricerca condotta da Edison Research dice che il 70% di questi ascolta un contenuto per intero, che l’ascolto avviene principalmente via smartphone, in casa (e qui emerge la rilevanza degli Smart Speaker) o in auto.

    Secondo gli analisti gli acquisti vocali varranno 40 miliardi di dollari entro il 2022.

    In Italia il fenomeno podcast è ancora agli albori, benché stia diventando anche qui un mezzo narrativo di grande fascino ed è sicuramente un segmento in espansione. Secondo Nielsen, negli ultimi 3 anni i “podcaster” sono triplicati, arrivando a circa 2.700.000 ascoltatori.

    A ruota gli investimenti pubblicitari. Lo studio annuale di IAB e PwC stima che la cifra del valore del mercato adv su questo canale dovrebbe arrivare fino a 659 milioni di dollari nel 2020. Tra i formati più diffusi, le ads ospitate all’interno degli episodi, ma ancor più efficaci le campagne direct response, che spesso includono un codice promozionale utilizzabile per ricevere sconti.

    Ma partiamo da ciò che rende unici i podcast, ovvero il contenuto.

    I podcast si rivolgono a interessi, passioni, hobby e investono gli argomenti più disparati: da approfondimenti sulla politica, l’economia, l’informazione a corsi di lingue, serie thriller, lezioni di cucina e così via.

    Gli utenti possono davvero trovare podcast in grado di soddisfare qualsiasi loro esigenza.

    Ogni settore può trovare un pubblico; è sufficiente capire quali argomenti possano essere trattati su base continuativa e indirizzare il contenuto alla giusta nicchia.

    I brand più attenti ai nuovi trend non si sono lasciati scappare l’opportunità di introdurre i podcast nelle loro strategie di comunicazione. Un’ulteriore piattaforma con cui raccontare i propri valori, coinvolgere, informare, intrattenere, stabilire con il pubblico una profonda connessione emozionale. Peraltro (e non da poco), con costi di produzione piuttosto contenuti.

    MasterCard ha lanciato una serie in cinque episodi per raccontare come il nostro rapporto col denaro stia cambiando.

    Microsoft ha lanciato “dot-future” per raccontare storie sulle numerose tecnologie che impattano sulle nostre vite quotidiane.

    Carlo Cracco racconta ingredienti, viaggi, esperienze straordinarie e una storia d’amore per la cucina.

    Pochi esempi per far capire quanto stiano cambiano le regole del gioco e come stia sempre più affermandosi questa nuova forma per ingaggiare gli utenti attraverso l’audio.

    Tramite la narrazione vocale il podcast permette di esplorare il contenuto in profondità e di raccontare storie più lunghe e più intime, storie che la gente ascolta perché piacciono, emozionano, intrigano.

    Tutto, ancora una volta, si gioca sul contenuto. Che deve essere rilevante, corretto rispetto al proprio target e di gran qualità.

    Tutto, ancora una volta, nella direzione delle aziende: da “semplici” imprese a vere e proprie media company.

    di Monica Magnoni_ Communication & Marketing