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Content Marketing: le metriche del successo si misurano tramite ROI?

Nell’ambito del content marketing, per valutare e monitorare gli investimenti al fine di ottimizzare e massimizzare tutte le risorse per lo sviluppo, molte aziende per anni hanno utilizzato il ROI, acronimo di “Return on Investment”.

In questo modo è stato possibile giustificare l’investimento nel lungo periodo, avere accesso a porzioni di budget più ampie e generare insight operativi su utenti e consumatori a target.

Tuttavia, nel mondo del digital, questa metrica risulta essere limitante e sempre meno efficace, a causa del lasso di tempo a cui si è costretti ad attenersi prima di poter ricevere i dati.

Per questi motivi è necessario adottare un approccio più pragmatico nella misurazione del valore all’interno del panorama digitale, affinché ci sia corrispondenza tra il tempo di risposta del consumatore e la velocità con cui la nostra cultura cambia.

Questo non significa allontanarsi da una tipologia di misurazione quantitativa, ma nemmeno usare una strategia eccessivamente complessa e astratta: il primo step nella misurazione del valore si basa infatti sulla comprensione delle abitudini del consumatore di riferimento, in modo da ottenere una panoramica riguardo le sfide e le difficoltà che un brand deve affrontare, oltre a comprendere quali sono gli obiettivi comunicativi in questione.

Pertanto, la metrica ROI è limitante poiché suggerisce che tutta la comunicazione contribuirà direttamente sul return on sale (ritorno di vendite), quando invece siamo consapevoli del fatto che il valore si manifesta in forme e dimensioni differenti.

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